Nonostante l’allentamento della politica monetaria della Bce, per le famiglie italiane il costo del denaro è più caro rispetto ai principali Paesi dell’Eurozona. Un divario ancora più netto per il credito al consumo, utilizzato sempre più per le spese quotidiane.

E’ quanto si legge in un focus della Federazione Autonoma Bancari Italiani – FABI. A inizio 2026 il tasso medio sui mutui in Italia si attesta al 3,55%, contro il 3,06% della Francia, il 2,49% della Spagna e una media europea del 3,23%. Il divario è ancora più marcato sul credito al consumo: i prestiti personali in Italia viaggiano all’8,11%, ben al di sopra della media europea del 7,51%. Il confronto europeo sull’andamento dei finanziamenti alle famiglie negli ultimi anni conferma differenze significative nel costo del credito tra l’Italia e il resto dell’Eurozona, con effetti diretti sui bilanci e sui redditi di chi ricorre ai prestiti. Dalla Spagna alla Finlandia, passando per i principali mercati europei, l’Italia si colloca stabilmente tra i Paesi con tassi sui mutui sopra la soglia del 3% e con un marcato disallineamento sul credito al consumo, dove il tasso medio supera sempre l’8%.

In ordine ai mutui per la casa i tassi in Italia sono più elevati di quelli di Francia, Spagna e Portogallo: a inizio 2026, con un tasso medio sui mutui in Italia pari al 3,55%, il costo del finanziamento per le famiglie torna a salire e resta lontano dai Paesi più convenienti del campione. Il confronto è immediato con la Spagna, che si ferma al 2,49%, e con i Paesi Bassi, al 2,90%, mentre la Francia si attesta al 3,06%. Ne deriva un divario che arriva a 106 punti base rispetto agli spagnoli, a 65 punti base rispetto agli olandesi e a 49 punti base rispetto ai francesi, confermando che il mutuo “tricolore” continua a costare di più. Anche nel confronto con il valore medio europeo, pari al 3,23%, l’Italia resta sopra di 32 punti base, segnalando un posizionamento che rimane nella fascia alta dei tassi. La fotografia 2026 mostra, inoltre, che l’Italia non è schiacciata verso il basso nemmeno nella restante mappa dei Paesi. Con il 3,55%, il tasso italiano risulta superiore al Portogallo (3,34%) di 21 punti base e al Belgio (3,32%) di 23 punti base, mentre resta appena sopra l’Austria (3,52%) di 3 punti base. I pochi livelli più elevati, nel 2026, si concentrano in Germania (3,84%), Lussemburgo (3,77%) e Grecia (3,72%), Paesi che continuano a presidiare la parte più alta della classifica insieme all’Italia.

E’ sul credito al consumo che si misura però il vero squilibrio del sistema italiano. Che si tratti del 2023, del 2024, del recente fine 2025 e dell’inizio 2026, il tasso medio applicato è sempre più alto rispetto alla media, segnalando fin dall’inizio un disallineamento strutturale.

Nel 2026, si legge nel focus, il tasso medio sui prestiti personali in Italia resta al di sopra della media europea, con un valore tricolore dell’8,11%, rispetto al 7,51% e con un divario che si pone ancora sopra quota 50 punti base. In Francia il tasso resta ad una soglia più contenuta e pari al 6,39%, così come in Spagna (6,89%) e in Belgio (5,80%). Completano la rosa dei Paesi con condizioni di prestiti al consumo più vantaggiose rispetto a quelle italiane la Germania, con un tasso medio dell’8,09%, Finlandia (5,23%), Belgio (5,80%) e il Lussemburgo al 3,89%. Gli unici Paesi con i tassi più elevati rispetto all’Italia restano Grecia e Portogallo, rispettivamente al 10,44% e al 9,15%, seguiti dall’Austria con l’8,26%”.

Nel 2025 i prestiti complessivi alle famiglie tornano a crescere, superando i 604 miliardi di euro, ma dietro il dato positivo si nasconde una dinamica a due velocità. Da un lato, i mutui segnalano una capacità di pianificazione ancora presente in alcune aree del Paese; dall’altro, l’aumento del credito al consumo racconta una pressione crescente sui bilanci familiari e un ricorso al debito per sostenere le spese quotidiane.

La Lombardia si conferma la prima regione per stock di prestiti alle famiglie, con un aumento da 132,0 a 136,3 miliardi di euro, pari a +4,32 miliardi e a una crescita del +3,3%, leggermente inferiore alla media nazionale ma significativa in valore assoluto. Seguono il Lazio, il Veneto, lEmilia-Romagna e la Toscana. Nel Mezzogiorno, la Campania aumenta lo stock di prestiti da 36,8 a 37,9 miliardi di euro, con +1,06 miliardi e una variazione del +2,9%, mentre la Puglia cresce da 30,3 a 31,2 miliardi, con +0,88 miliardi (+2,9%). La Sicilia passa da 31,6 a 32,4 miliardi, con +0,74 miliardi (+2,3%), confermando un’espansione moderata ma continua del credito alle famiglie.La Calabria registra un incremento da 9,27 a 9,51 miliardi, pari a +0,24 miliardi (+2,6%), mentre la Basilicata cresce da 2,87 a 2,92 miliardi (+1,6%) e il Molise da 1,69 a 1,71 miliardi (+1,2%). Tra le Isole, la Sardegna aumenta da 10,6 a 10,9 miliardi di euro, con +0,32 miliardi e una crescita del +3,0%, in linea con le regioni del Mezzogiorno ma con una dinamica leggermente più vivace.

Per quanto riguarda i mutui, nel 2025 si conferma il primato strutturale del Nord, con Lombardia e Lazio che da sole concentrano oltre 148 miliardi di euro. Emerge comunque un segnale di ripresa del Mezzogiorno, con la Puglia che si colloca al primo posto nazionale per crescita percentuale (+4,5%), superando tutte le grandi regioni settentrionali.

La crescita del credito al consumo, ha sottolineato il segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, non va letta come un segnale di fiducia. I prestiti personali sono diventati per molte famiglie una voce ordinaria e quando il ricorso al prestito serve per ottenere liquidità, accorpare debiti o acquistare un’auto usata, significa che il credito sta sostituendo il reddito.”

Qui per approfondire: https://www.fabi.it/2026/03/14/in-italia-mutui-e-prestiti-piu-cari-deuropa/.