Il Terzo settore italiano – l’insieme degli enti di carattere privato che si affianca alle istituzioni pubbliche e al mercato e che interagisce con entrambi per l’interesse delle comunità, agendo in diversi ambiti, dall’assistenza alle persone con disabilità alla tutela dell’ambiente, dai servizi sanitari e socio-assistenziali all’animazione culturale – non solo tiene, ma cresce, si innova e consolida il proprio ruolo strategico per il benessere sociale ed economico del Paese.
Il Terzjus Report 2025, “La riforma al traguardo. Risultati, nodi irrisolti e futuro del Terzo Settore”, presentato a Roma di recente, restituisce infatti l’immagine di un comparto dinamico, partecipato e sempre più centrale nelle politiche di welfare e nello sviluppo dell’economia sociale. Terzjus – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale – è una Fondazione ETS nata dall’associazione costituita nel dicembre 2019, che si propone di promuovere la cultura e il diritto della Riforma del Terzo Settore e, in senso più in generale, di spiegare l’impatto che la nuova legislazione ha avuto sulla vita degli enti del Terzo.
Terzjus promuove la cultura giuridica del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, proponendo un’analisi della riforma del Terzo Settore del 2017 e del suo stato di concreta applicazione. Attraverso un approccio scientifico e di ricerca, incentiva altresì il dialogo con le istituzioni italiane ed europee sul ruolo del Terzo Settore e dell’economia sociale (https://terzjus.it/).
Oggi il Terzo settore conta oltre 140.000 enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) nella nuova fase post-riforma e rappresenta circa il 4,5% dell’occupazione privata. Alcune problematiche strutturali restano però evidenti: il differenziale retributivo medio rispetto al resto dell’economia privata è pari a circa il 25-30% in meno, il 73% degli occupati è donna, con un’alta incidenza di part-time e la retribuzione media dei lavoratori dipendenti è pari a 13.331 euro. Più dell’80% degli occupati è concentrato nelle imprese sociali. Nella relazione di presentazione del Rapporto, Antonio Fici, giurista e direttore scientifico di Terzjus, ha evidenziato come il 2025 rappresenti un punto di svolta per il diritto del Terzo Settore, grazie al completamento del programma legislativo avviato nel 2016 poiché “i diversi passi previsti, ha osservato Fici, sono stati realizzati, salvo poche, ma rilevanti eccezioni, come gli articoli 18, commi 3 e 5, ancora inefficaci ma fondamentali per lo sviluppo delle imprese sociali. Per il resto, il grosso del lavoro è stato completato. Inoltre, quest’anno nel titolo compare finalmente la parola traguardo, ricordando però che questo termine non evoca la fine della storia del diritto del Terzo Settore: tutt’altro. Ora il diritto del Terzo Settore ha tutte le basi su cui consolidarsi, evolvere e maturare”.
Accanto ai due nuclei tematici principali, l’introduzione della fiscalità specifica per il Terzo settore e la definizione della disciplina dei controlli, il Rapporto affronta altri temi centrali, tra cui: economia sociale, lavoro, 5 per mille, liberalità agevolate, nuove forme di volontariato, rapporti con il Registro delle imprese. “E lo fa, ha sottolineato Fici, con uno stile Terzius chiaro, riconoscibile, omogeneo, unico nel suo genere, perché comprensibile a tutti, ma non per questo privo di verifiche, riscontri e precisione a livello tecnico”.
Durante la presentazione del Rapporto, il Piano d’Azione Nazionale per l’Economia Sociale (PANES) è stato indicato come la cornice strategica per consolidare e sviluppare un comparto che già oggi rappresenta un attore rilevante dello sviluppo territoriale. Il Piano, come ha osservato Gabriele Sepio, Segretario Generale di Terzjus, “punta per la prima volta a creare un perimetro culturale e giuridico entro il quale gli enti dell’economia sociale – cooperative, imprese sociali, ETS, enti religiosi, società di mutuo soccorso e Ssd – potranno finalmente utilizzare strumenti adatti a realtà che ispirano la propria azione a favore del bene comune. Finanza, fisco, public procurement e revisione delle regole sugli aiuti di Stato sono solo alcune delle priorità per costruire un quadro di regole e di incentivi volti a promuovere, come indicato dalla Raccomandazione UE, i soggetti dell’economia sociale in un welfare comunitario caratterizzato dalla reciprocità”.
Come si ricorderà, ai sensi del punto 10 della Raccomandazione del 27 novembre 2023, sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale, del Consiglio dell’Unione Europea, si è svolta dal 17 ottobre 2025 al 14 novembre 2026 la consultazione sul “Piano nazionale per l’economia sociale” del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Piano nazionale per l’economia sociale è stato predisposto sentiti i Ministeri competenti unitamente alle organizzazioni e agli enti più rappresentativi dell’economia sociale. L’obiettivo del Piano è di perimetrare i soggetti facenti parte dell’ecosistema dell’economia sociale e di individuare le azioni e le iniziative volte a promuovere le attività e lo sviluppo dei relativi modelli organizzativi al fine di favorire il perseguimento di finalità di interesse generale e collettivo (https://www.finanze.gov.it/export/sites/finanze/consultazioniDF/.content/allegati/Piano_azione_ES_consultazione_MEF.pdf).
“Abbiamo impiegato quasi dieci anni per costruire un’infrastruttura normativa solida. Oggi quella stagione si chiude, ha dichiarato Luigi Bobba, Presidente della Fondazione Terzjus, nel suo intervento alla presentazione del Rapporto. Ma le regole, da sole, non bastano. Se il differenziale salariale con gli altri lavoratori dell’economia privata resta così rilevante, la sfida ora è trasformare la riforma in qualità del lavoro e sostenibilità economica degli ETS. Il nuovo inizio significa passare dalla regolazione alla crescita, dall’adempimento all’impatto sociale misurabile, da ruolo di supporto alla PA per la fornitura di servizi sociali, a soggetto di innovazione sociale. E significa anche riconoscere che l’economia sociale non è un settore residuale, ma una componente strutturale del modello di sviluppo del Paese: produce occupazione, coesione sociale e servizi essenziali nei territori specialmente quelli più marginali. Se vogliamo difendere l’universalismo del nostro welfare dobbiamo investire sul Terzo settore e sull’economia sociale come leva strategica di innovazione e competitività inclusiva”.
Qui per scaricare il Rapporto: https://terzjus.it/rapporto/.











