Può sembrare un paradosso ma devo ringraziare la Bartolozzi, ex deputata di Forza Italia ed ora Capo di Gabinetto del ministero della giustizia, per le sue dichiarazioni sul prossimo referendum sulla giustizia, che mi hanno ulteriormente chiarito lo stato delle cose, che stanno esattamente come lei ha detto.

È vero! Lo scopo della destra nel proporre la riforma della magistratura non è soltanto quello di “controllarla” piegandola ai propri scopi, come io e molti pensavamo, ma più esattamente, e in ultima analisi, quello di “liberarsene”.  Cosa significa?

Al fondo delle questioni sta con ogni probabilità la preoccupazione che anche una magistratura “riformata” (e controllata) non sarà mai del tutto malleabile e disponibile ad assecondare il modello sociale che la destra di governo si propone e che sta pazientemente mettendo in atto, giorno dopo giorno. Un modello sociale da un lato sostanzialmente securitario e giustizialista verso gli oppositori e i movimenti soci, con il fine malcelato di realizzare un vero e proprio “Stato di polizia”, accompagnato, per altro verso, dalla impunità generalizzata per una classe dirigente dalle “mani libere” e non sottoposta ad alcun controllo di legalità, e pertanto (e per l’appunto) “liberata dalla magistratura”. 

Le misure di controllo sociale sono state poste dal governo, in maniera particolarmente intensa in questi ultimi mesi, con una sequela ininterrotta di decreti sicurezza, che come nella logica di tutte le misure di tipo repressivo, sono state anticipate e accompagnate da campagne tendenti a creare allarme sociale per giustificare lo stato di eccezione e l’intervento legislativo d’emergenza. 

Queste politiche di tipo autoritario e repressivo, in effetti, tendono a marginalizzare il ruolo e i compiti della magistratura. Rispetto all’opposizione di piazza diventa centrale soprattutto il controllo della polizia. Per quanto riguarda invece tutte le altre forme di dissenso politico e sociale la tendenza è quella di intervenire allo scopo di criminalizzarle, soprattutto attraverso provvedimenti amministrativi piuttosto che tramite iniziative giudiziarie, che sono molto più condizionate dal rispetto delle procedure e fortemente soggette ai limiti imposti dai controlli di legalità. 

Dal lato invece della classe dirigente, l’impunità e l’arroganza dei governanti, malgrado abbia alle spalle una lunga storia di misfatti, ha raggiunto limiti impensabili solo fino a pochi anni fa: una condannata in via definitiva come la Montaruli che fa “bau, bau”, prendendosi gioco di chi osava contestarla; un ministro come la Santanché che si vanta di portare “i tacchi a spillo” come risposta sprezzante a chi ne chiedeva le dimissioni in quanto imputata in vari processi per falso in bilancio, truffa e bancarotta. 

Come si può vedere si tratta di atteggiamenti che possono essere compresi solo in un’ottica di assoluta impotenza della legge e di uguale impotenza da parte chi per dovere istituzionale è preposto a sanzionare chi non la rispetta.

In conclusione ciò che dovrebbe apparire chiaro è il fatto che il quesito referendario sul quale siamo chiamati ad esprimerci, mettendo in gioco l’autonomia della magistratura, in realtà sta celando una intenzione ancora più grave, e per così dire “definitiva”: ridimensionare il ruolo del Diritto come riferimento fondante dell’ordine sociale e con esso la stessa centralità dello Stato di diritto.

Solo la vittoria del NO può salvarci da questo possibile disastro. 

Lo dico (per finire) anche pensando a quegli esponenti di sinistra che si ostinano a dare una interpretazione garantista alla separazione delle carriere, ricordando casi e figure come quelle di Tortora e di Sciascia. Lo sappiamo tutti benissimo che la sinistra (tutta la sinistra, da quella riformista a quelle rivoluzionaria) è sempre stata colpevolmente giustizialista, ma la soluzione non può essere sostenere una riforma che è essa pure fortemente giustizialista nei suoi contenuti, e che ancora di più lo diverrebbe nell’interpretazione radicalmente illiberale delle destre al governo, forti di una eventuale (e malaugurato) prevalere del SI.. 

La vittoria del NO è assolutamente necessaria.