La legge sull’antisemitismo sta per entrare in vigore nel nostro ordinamento, grazie al sostegno di una destra compatta e col Partito Democratico, come spesso gli accade, in preda alla confusione tra chi approva la norma e chi si astiene. Prima di entrare in modo dettagliato nel merito dei contenuti, poniamo alcune pregiudiziali di ordine generale.
Ci si potrebbe chiedere innanzitutto perché fare una legge specifica sull’antisemitismo e non piuttosto una norma di natura più generale per contrastare tutte le manifestazioni di odio razziale, etnico e religioso, anche nel rispetto della logica giuridica che vuole che la legge abbia un carattere il più possibile universale. Una perplessità di tal genere sarebbe poi rafforzata dalla constatazione che negli ottanta anni di storia della nostra Repubblica nessuno aveva mai sentito il bisogno di mettere in atto un dispositivo normativo con queste specifiche finalità.
La risposta più ovvia, almeno in astratto e per chi non sapesse nulla del nostro paese, non potrebbe che essere l’esigenza di fare fronte ad una grave emergenza politica e sociale con pericolosissimi e dilaganti rigurgiti di antisemitismo che percorrono l’intera penisola (isole comprese). Ma le cose stanno veramente così? Crediamo proprio di NO!
L’unica vera novità degli ultimi anni che direttamente ci riguarda è la nascita di una opinione pubblica e di un vasto movimento popolare a sostegno della Palestina in netta contrapposizione alla violenza criminale e genocidaria dello Stato di Israele. Ma cosa ha a che fare tutto questo con l’antisemitismo? Assolutamente nulla! La cosa può essere anche facilmente dimostrata dal fatto che nessuno può dire di avere ascoltato una sola parola di discriminazione o di odio nei confronti degli ebrei o delle loro comunità: non in discorsi ufficiali e formali, ma neppure in quel complicato e confuso regno di tutti e di nessuno che sono i social. Su questo sfido chiunque a smentirmi!
Stando così le cose credo si possa dire che la nuova legge, non fosse altro che per le circostanze particolari e per il momento in cui viene approvata, (e dunque anche a prescindere dai suoi contenuti specifici, che sono comunque gravi e sui quali diremo a breve), appare innanzitutto, per il solo fatto di essere promulgata, come una risposta aggressiva ed intimidatoria nei confronti di chi osa criticare Israele e sostenere la causa palestinese.
Entriamo ora nello specifico. Il nuovo disegno di legge è costituito da cinque articoli e adotta per la prima volta nell’ordinamento italiano la definizione operativa di antisemitismo proposta dall’IHRA (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto), che include nelle sue linee guida esempi come accuse collettive agli ebrei, negazione dell’Olocausto o doppi standard applicati ad Israele. Quest’ultima questione è quella più grave. Chiariamo intanto che per “doppi standard” si intende richiedere allo Stato ebraico un comportamento o standard etici, morali o politici non richiesti a nessun altro paese democratico. Cosa significa e cosa comporta tutto questo?
La nuova legge prevede l’istituzione di un Coordinatore nazionale presso la Presidenza del Consiglio per elaborare una strategia nazionale contro l’antisemitismo. Spetterà a lui stabilire se qualcuno viene meno al principio del rispetto degli standard comuni a tutti gli Stati. Egli potrà dunque contestare, per esempio, l’accusa di genocidio fatta ad Israele col pretesto che essa non viene esplicitamente dichiarata per altri Stati che a suo avviso si comportano allo stesso modo. Oppure non si potrà dire che Israele viola il diritto internazionale se non facendo la lista completa degli Stati che fanno altrettanto. Lista che per altro dovrà essere di gradimento del Coordinatore nazionale.
Come si può constatare il parere di questa nuova figura sarà incontestabile, non tanto perché così prevede di fatto la nuova legge, ma soprattutto perché egli avrà diritto di decidere in modo del tutto arbitrario su questioni che sono assolutamente indecidibili in modo oggettivo e assoluto a prescindere dall’ottica politica e valoriale che si assume.
Questo diritto, che viene riservato all’esecutivo, di potere imporre una visione che può anche essere del tutto errata, distorcente ed opportunista, di cosa debba intendersi per antisemitismo, appare particolarmente grave se si considera che la nuova legge dispone che vengano messe in atto misure di (preteso e presunto) contrasto che prevedono tra l’altro: il monitoraggio tramite una banca dati degli episodi di odio antiebraico; corsi di formazione per insegnanti, studenti, forze dell’ordine e operatori dei social media; programmi educativi e di sensibilizzazione nei media e nello sport; la possibilità del divieto di manifestazione se c’è rischio di slogan e di simboli antisemiti.
In sostanza indottrinamento e repressione per imporre la nuova dittatura. (…e il nostro Parlamento approva a larga maggioranza…)











