Dalle 18 di martedì 3 marzo davanti alle sedi diplomatiche degli USA, l’ambasciata di Roma, in via Bissolati, e il consolato a Milano, in via Principe Amedeo saranno svolti contemporaneamente i presidi ‘No War’ indetti da Cgil, Anpi e Arci e a cui aderiscono numerose associazioni.
Oltre che aver dato al governo israeliano il pretesto per chiudere i valichi d’accesso nella Striscia di Gaza, il conflitto si è esteso a tutta la zona del Golfo ed a un secondo fronte in Libano, dove stamattina sono penetrati i soldati israeliani.
È l’inizio dell’offensiva di terra, dagli effetti imprevedibili, di una guerra che durerà a lungo e sui cui sviluppi si alternano dichiarazioni contraddittorie…
Fonti militari USA sostengono che l’invio di truppe in Iran come in Iraq 23 anni fa è una strategia allo studio, invece molti politici lo negano, ma Donald Trump ha annunciato che sia un’opzione possibile mentre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sua moglie, in veste di first lady americana, presiedeva una riunione sulla protezione dei bambini nei conflitti armati.
“Negli ultimi due giorni ci è stata ricordata questa verità – ha affermato Melania Trump – Le scuole in Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Oman hanno chiuso e sono passate alla didattica a distanza a causa delle operazioni militari in corso nella regione”. E mentre lei parlava all’ONU della necessità degli interventi con cui proteggere i bambini e garantire il loro accesso all’istruzione e alla tecnologia, l’amministrazione di suo marito tagliava i fondi a numerose agenzie delle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali.
Poco prima dell’inizio della sessione l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha dichiarato che è “profondamente vergognoso e ipocrita” da parte degli Stati Uniti convocare una riunione sulla protezione dei bambini durante i conflitti armati mentre lanciano attacchi aerei sulle scuole iraniane.
Ieri sull’Iran sono stati compiuti 800 raids, concentrati principalmente su Teheran, dove sono state sganciate 250 bombe. È stata distrutta la sede della Tv iraniana e colpito il centro nucleare di Natanz. Secondo la stampa di Teheran sono oltre 1˙000 le vittime degli attacchi israelo-statunitensi, in tre giorni.
Nelle varie basi militari USA colpite nella regione si contano 6 uccisi e 18 feriti.
Un F-16 è stato abbattuto nei cieli del Kuwait e sono almeno due le petroliere incendiate, una nel Golfo di fronte alle coste del Bahrein e una nel Mare arabico, alle coste dell’Oman.
Ieri la periferia sud di Beirut è stato teatro di intensi e simultanei raid aerei, che hanno colpito duramente le zone di Haret Hreik e Ghobeiri, provocando dense colonne di fumo e il rumore di successive esplosioni. Questo bombardamento avviene dopo che l’esercito israeliano ha intimato l’evacuazione di quattro edifici in queste due aree, sostenendo che si trattava di strutture di Hezbollah e minacciando di prenderli di mira se i civili non si fossero spostati di almeno 300 metri. Il fumo si è alzato da almeno due punti di Haret Hreik, in concomitanza con il rumore delle esplosioni. Gli abitanti della periferia sud hanno vissuto una notte difficile, divisi tra l’impatto dei bombardamenti e il terrore dell’attesa, soprattutto a causa del protrarsi degli allarmi israeliani fino alle prime ore del mattino, che hanno preso di mira 53 villaggi nel Libano meridionale, tra cui Kfar Rumman, Haboush e Khiam. Segnalando 52 morti e 154 feriti nelle ultime 24 ore, le autorità libanesi hanno riferito un bilancio sanguinoso dell’escalation e questa mattina presto Hezbollah ha annunciato di aver bombardato la base aerea di Ramat David, nel nord di Israele, con uno sciame di droni, prendendo di mira siti radar e sale di controllo. Questa risposta conferma la prosecuzione delle operazioni militari del partito, nonostante la decisione presa ieri dal governo libanese di vietarne le attività militari e limitarle alla sfera politica.
Un incendio è scoppiato nella notte tra lunedì e martedì all’ambasciata USA a Riad in seguito a un attacco di due droni lanciati dall’Iran. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto del fumo sopra l’edificio. In seguito, nuove esplosioni sono rimbombate nel centro della capitale saudita. Una fonte vicina all’esercito saudita ha dichiarato, protetta dall’anonimato, che la difesa aerea saudita ha intercettato quattro droni che puntavano al quartiere diplomatico di Riad.
Con in casa le basi militari Usa, eredità dell’invasione di Bush del 2003 e della falsa guerra al terrorismo, l’Iraq, si trova tra due fuochi. Una maggioranza della popolazione che sostiene i “fratelli” sciiti iraniani ma ieri la polizia ha represso le manifestazioni popolari contro l’ambasciata statunitense nel centro di Baghdad. Il governo dichiara la propria neutralità, ma mentre Teheran lanciava missili sulle basi USA in Kurdistan le milizie governative irachene hanno bombardato le basi Usa in Giordania.
Lunedì in Cisgiordania, dove le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti su larga scala, nelle prime ore di lunedì mattina arrestando 44 palestinesi arrestati, tra cui anche dei bambini, due persone sono state uccise e altri tre ferite da coloni israeliani durante un attacco contro la città di Qaryut, a sud di Nablus. Il Ministero della Salute palestinese ha dichiarato che Mohammed Taha Muammar (52 anni) è stato ucciso dopo essere stato colpito alla testa, mentre suo fratello Fahim Taha Muammar (48 anni) è stato ucciso dopo essere stato colpito al bacino. La Mezzaluna Rossa Palestinese, le cui squadre sono intervenute sul posto, ha riferito che almeno altre tre persone sono rimaste ferite, tutte da colpi d’arma da fuoco. Tra i feriti c’era anche un ragazzo di 15 anni, colpito alla spalla. I testimoni hanno confermato che i coloni hanno sparato proiettili veri contro i cittadini sotto la protezione dell’esercito israeliano.
Intanto nella Striscia di Gaza, dove i bombardamenti aerei e dell’artiglieria israeliana non sono cessati su tutta la linea gialla, da nord a sud, e stamattina un giovane è stato assassinato stamattina dai colpi di cecchini a est di Khan Younis, da 4 giorni i valichi sono chiusi e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha affermato che l’escalation regionale sta già colpendo la popolazione di Gaza e interrompendo i servizi umanitari, sottolineando che le autorità israeliane hanno chiuso tutti i valichi, compreso quello di Rafah, e sospeso il trasporto di aiuti umanitari nelle aree circostanti i siti di dispiegamento delle truppe israeliane a Gaza. L’ufficio delle Nazioni Unite ha osservato che negli ultimi giorni sono stati costretti a razionare il carburante, dando priorità alle operazioni salvavita, seppur a capacità ridotta, a causa della diminuzione delle scorte locali. Tra questi rientrano panetterie, ospedali e impianti di desalinizzazione, tutti colpiti, e servizi come la raccolta dei rifiuti solidi sono stati sospesi. Ha affermato che in alcune zone di Gaza City, la diminuzione della produzione idrica ha fatto sì che i residenti ricevano solo due litri di acqua potabile al giorno e che i prezzi dei beni di prima necessità abbiano già iniziato a salire.













