Tra Assisi e Perugia si è aperto un nuovo anno accademico nel segno di una parola esigente: pace.
L’Università degli Studi di Perugia ha scelto di inaugurare il 2025-2026 intrecciando due momenti simbolicamente e politicamente forti: la sottoscrizione della Carta di Assisi – Università Ponti di Pace e la cerimonia ufficiale del 718° anno dalla fondazione dello Studium generale. Un’apertura che non è stata solo calendario e rito, ma dichiarazione di responsabilità storica.
Due momenti distinti, un unico messaggio: pace, persone, territorio.
Nella sede di Palazzo Bernabei ad Assisi, ventidue atenei provenienti da quattro continenti hanno sottoscritto un documento programmatico condiviso: la Carta di Assisi. non nasce come dichiarazione simbolica, ma come documento programmatico con obiettivi concreti. Non uno slogan, ma un impegno strutturale. Nel testo si afferma che l’università: è spazio universale di relazione, prima ancora che struttura amministrativa; ha una responsabilità etica intrinseca alla produzione del sapere; deve tradurre la pace in processo formativo permanente, non in formula retorica. Il documento rifiuta esplicitamente la riduzione della pace a parola di circostanza. La qualifica invece come percorso lungo, generazionale, educativo, che attraversa didattica, ricerca e cooperazione internazionale. Le università firmatarie si sono impegnate a: attivare percorsi formativi dedicati alla pace; costituire centri di studio interdisciplinari; sviluppare reti accademiche internazionali orientate alla cooperazione; introdurre strumenti di valutazione etica nelle collaborazioni scientifiche.
Tra gli atenei presenti figuravano istituzioni di rilievo internazionale come Université Catholique de Lyon, Universidad de Guadalajara, Agricultural University of Tirana,Université Clermont Auvergne insieme a importanti università italiane, tra cui Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Siena, Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Camerino, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e Università degli Studi dell’Aquila.
Nel contesto dell’ottocentenario di Francesco d’Assisi, la scelta di Assisi non è stata ornamentale, ma una dichiarazione culturale: la pace come relazione, fraternità e custodia del creato.
Il 26 febbraio, nell’Aula Magna di Palazzo Murena a Perugia, il Rettore Massimiliano Marianelli ha inaugurato per la prima volta ufficialmente l’anno accademico 2025-2026.
Nel suo discorso ha scandito quattro parole chiave: persone – metodo – territorio – pace, benessere, comunità. Ma più che parole, sono state traiettorie.
Il Rettore ha insistito più volte sul significato originario di Universitas: spazio universale di relazioni. L’università, prima di essere un’istituzione, è una comunità di persone in relazione. Non un luogo chiuso e autoreferenziale, ma una comunità umana e intellettuale in cui il sapere nasce dall’incontro e l’incontro genera responsabilità.
Studentesse e studenti non sono destinatari passivi, ma origine stessa dell’istituzione. Da qui:
– il primo documento del mandato dedicato alla pace e ai diritti umani;
– l’istituzione dell’Osservatorio sulla Pace;
– l’attenzione al diritto allo studio;
– l’estensione dei servizi di supporto psicologico;
– le politiche per l’inclusione e la disabilità;
– l’attenzione alla salute mentale come parte integrante della “quarta missione”.
“L’università”, ha affermato Marianelli, “non inaugura solo calendari e programmi: inaugura fiducia”. Ha consegnato all’anno accademico una parola sola: cura (Cura delle persone, Cura dei luoghi, Cura dei saperi, Cura delle relazioni). Solo ciò che viene curato cresce. E solo ciò che cresce insieme genera futuro.
Uno dei passaggi più significativi del discorso è stato il continuo richiamo alle sedi territoriali, definite non come estensioni marginali, ma come “geografie di responsabilità”. UniPg è stata definita con forza Università dell’Umbria. Le sedi di Terni, Assisi, Castiglione del Lago, Foligno, Gubbio e Narni non sono un inventario geografico, ma centri vitali con una propria vocazione.
Per Terni il Rettore ha delineato una prospettiva chiara: costruire un polo riconoscibile, con coerenza interna ed esterna, orientato verso l’intelligenza artificiale, l’innovazione digitale e la dimensione biomedicaÈ stata istituita una delega trasversale all’IA ma con una precisazione decisiva: “L’intelligenza artificiale non è un fine. È uno strumento per continuare l’umano, non per sostituirlo. La tecnologia non è mai autonoma: è subordinata alla persona. Non si tratta di inseguire il futuro, ma di governarlo”. Se Terni è laboratorio dell’innovazione tecnologica, Assisi è laboratorio dell’umanesimo. Qui l’Ateneo sta lavorando a un percorso formativo dedicato alla pace, un centro studi internazionale, reti di cooperazione, progetti legati a sostenibilità e custodia del creato. Assisi parla al mondo con un linguaggio che intreccia pace e ambiente. Non come dimensioni separate, ma come responsabilità unitaria.
Ospite d’onore della cerimonia è stato il giudice Rosario Salvatore Aitala, Primo Vicepresidente della Corte Penale Internazionale. Nel suo intervento, intitolato “La forza e la ragione. Per una politica della pace”, ha affermato: “Il contrario della forza non è la debolezza. Il contrario della forza è la ragione.” Ha denunciato il ritorno della cultura della violenza nelle relazioni internazionali, ricordando che la guerra non è una parentesi neutra, ma una frattura che lascia ferite permanenti nei popoli. Ha difeso il ruolo della Corte Penale Internazionale come presidio fragile ma essenziale di giustizia globale. E ha rivolto un messaggio alle nuove generazioni: “La grandezza non dobbiamo crearla in voi. Dobbiamo solo suscitarla, perché è già tutta lì.”
Il filo che ha unito Assisi e Perugia è uno solo: l’università come spazio di relazione e di ragione, alternativa alla logica della forza. Biblioteche, aule, laboratori, reti internazionali non sono infrastrutture neutre. Sono luoghi in cui si custodisce e si rinnova l’umano.
L’inaugurazione del 718° anno dello Studium perugino non ha celebrato soltanto una tradizione secolare. Ha riaffermato una responsabilità: formare persone capaci di pensiero critico, di dialogo, di costruzione paziente della pace. Non accelerare senza direzione. Ma crescere insieme. E affermare, con lucidità e coraggio, che la pace non è retorica. È metodo.










