Sono usciti i dati dell’osservatorio nazionale (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) sui decessi di persone senza dimora nel corso del 2025: 414 persone sono morte in strada in Italia. Nel 2024 erano state 399. Nel primo mese e mezzo del 2026 sono oltre 80. Concentrati soprattutto (ma non solo) nelle grandi città e in inverno. Una strage silenziosa.
Forse dare uno sguardo al lavoro che stanno facendo all’estero potrebbe aiutare ad avere una visione diversa del problema.
Helsinki in Finlandia è la prima città al mondo per il lavoro sociale che sta facendo con i senzatetto. Basterebbe andare a vedere cosa fanno per l’emarginazione, basterebbe un’andata e ritorno in settimana col treno. Ma si vuole invece scaricare sui senzatetto la responsabilità che non vogliono farsi aiutare.
Il Modello “Housing First” sta facendo scuola nel mondo, meno che in Italia. I Finlandesi invece di considerare la casa come un premio ai “barboni fannulloni” (sentito con le mie orecchie da un politico lombardo) forniscono una casa permanente come primo passo, sostenendo che sia impossibile risolvere problemi di dipendenza o salute mentale vivendo in strada. Questo ha portato alla quasi eliminazione dei senzatetto cronici, convertendo vecchi rifugi temporanei in appartamenti stabili. E c’erano centinaia e centinaia di senzatetto ad Helsinki, fino a dieci anni fa.
E poi c’è Vienna in Austria, famosa nel mondo per le sue politiche di edilizia sociale, Vienna impedisce che le persone diventino senzatetto grazie a un’ampia offerta di case popolari (circa il 60% della popolazione vive in alloggi sovvenzionati dal governo) e a una forte rete di prevenzione. Prima ancora di finire in strada ti danno un alloggio.
Il lavoro di queste città risiede nel trattare la casa come un diritto fondamentale piuttosto che come un servizio per privilegiati, unendo l’alloggio stabile a servizi di supporto personalizzati (assistenza sanitaria, sociale e psicologica). In poche parole tratta i senzatetto come esseri umani e non immondizia di cui sbarazzarsi.
E cosa dire di Houston nel Texas, ormai considerata la prima città negli stati uniti più efficace nell’aiuto ai senzatetto. Negli ultimi dieci anni, Houston ha ridotto il numero di senzatetto di oltre la metà, utilizzando un approccio coordinato tra varie agenzie e applicando il modello Housing First (quello Finlandese) per spostare le persone dalle tendopoli ad appartamenti permanenti.
La verità è che la politica italiana se ne frega, se ne è sempre fregata. I senzatetto in Italia sono solo un problema di decoro. E la barzelletta che non vogliono farsi aiutare, in Italia è una grande verità, all’estero invece rimane soltanto una battuta triste e squallida (a Helsinki la popolazione di senzatetto che non chiede aiuto si attesta intorno al 10 per cento. Una persona su dieci).
Dai una casa! Dai un aiuto sociale e psicologico! Dai assistenza medica e farmaci gratuiti! Dai una rete sociale dove non si sentono più soli! E poi vedi se non si fanno aiutare.
Come ho detto: la narrazione che non vogliono aiuto ha valore solo in Italia. Se non esistessero i volontari, i decessi sarebbero migliaia all’anno in Italia. Ma non si può scaricare tutto sui volontari.
Il modello Finlandese è stato applicato in oltre 70 città nel mondo. E ogni anno aumentano le città che prendono questo modello come esempio. Il problema, in fin dei conti, non è complesso: i soldi.
L’osservatorio lo scrive chiaramente: ogni anno i decessi tra i senza dimora sono destinati ad aumentare. La politica italiana è bravissima a scaricare questo disastro sugli ultimi della società. Del resto siamo il fanalino di coda sul lavoro sociale. Tutto sulle spalle dei volontari.
Un consiglio ai politici: visto che viaggiate dalla mattina alla sera gratis su aerei e treni di lusso, e manco pagate per il ristorante, perché non fate un giro anche a Helsinki? Magari imparate qualcosa.

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