La crisi climatica non è un fenomeno straordinario né che possa ancora essere soggetto a negazionismi di sorta nel momento in cui le conseguenze continuano a colpire direttamente e in maniera sempre più profonda le comunità in tutta Europa, come già denunciato da tempo dai movimenti sociali giovanili e ampiamente dimostrato dalle tendenze storiche, dalle ricerche scientifiche e dalla moltiplicarsi di eventi climatici estremi ogni giorno più evidenti. È sempre più chiaro che, contrariamente a una narrazione che presenta il cambiamento climatico come una successione di emergenze impreviste affrontabili attraverso azioni riparatrici nel breve periodo, si tratta di una sfida strutturale che richiede un’azione politica urgente, duratura e accompagnata da investimenti significativi e di lunga proiezione, in particolare al fine di proteggere le comunità più vulnerabili. Da molti anni movimenti come «Fridays for Future» ed «Extinction Rebellion», tra gli altri, lanciano l’allarme, richiamando l’attenzione dell opinione pubblica e della classe dirigente sulle conseguenze di ampia portata della crisi climatica, scontrandosi tuttavia con persistenti dinamiche di negazione, trascuratezza e sottovalutazione, anche nei Paesi più duramente colpiti da alluvioni, incendi, inondazioni e tempeste violente.

Nelle ultime settimane, diverse regioni dell’Europa meridionale, tra cui la Sicilia, la Sardegna e la Calabria, insieme a Malta, hanno subìto danni molto gravi a causa di eventi meteorologici estremi come il ciclone Harry. Nel solo Sud Italia, le perdite stimate superano i 2 miliardi di euro, mentre migliaia di persone hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo, con corpi che stanno riemergendo solo in queste ore sulle coste siciliane e calabresi. Nel frattempo, a Valencia e nelle aree circostanti, le conseguenze della DANA risalente al 29 ottobre 2024 continuano a gravare pesantemente sulle comunità locali che, nonostante le rivendicazioni, non riescono ancora a ottenere le doverose risposte dai livelli istituzionali. Nelle ultime tre settimane in Portogallo, una successione a raffica di tempeste – dai nomi apparentemente inoffensivi come Oriana, Kristine, Marta e Leonardo – ha causato almeno 16 vittime e danni stimati in 775 milioni di euro, provocando diffuse inondazioni, interruzioni di corrente elettrica e il crollo di infrastrutture. Questa rapida sequenza di eventi estremi evidenzia l’urgente necessità di risposte europee coordinate ed efficaci a fronte delle catastrofi legate al clima.

Da Bruxelles a Lisbona: un appello alla responsabilità oltre i confini

Per denunciare la carente responsabilità politica e l’insufficienza delle risposte governative, mercoledì 18 febbraio un gruppo di cittadine e cittadini portoghesi auto-organizzati e indipendenti, attualmente residenti in Belgio, ha organizzato una manifestazione pacifica a Bruxelles, nella piazza antistante il Parlamento europeo. Con lo slogan «Wherever We Are, for Portugal», l’iniziativa mirava a richiamare l’attenzione sulla crisi in corso e sulle sue gravi conseguenze sociali, umane ed economiche per il Portogallo e per l’Europa intera.

Gli organizzatori hanno sottolineato la gravità della situazione che si sta sviluppando in Europa, dove ancora oggi migliaia di persone in distretti come quelli di Leiria, Coimbra, Santarém e Castelo Branco non hanno accesso all’elettricità, all’acqua e agli altri servizi essenziali. Solo la scorsa settimana oltre 3.000 residenti sono stati evacuati da Coimbra, mentre il fiume Mondego raggiungeva livelli critici, e in seguito al crollo di una parte dell’autostrada A1 a causa della rottura di un argine. Molti scienziati hanno definito questi eventi come una delle sequenze di fenomeni meteorologici estremi più lunghe e intense finora registrate nel Paese.

In questo contesto, la mobilitazione organizzata oggi a Bruxelles ha inteso dare visibilità internazionale alla vulnerabilità climatica del continente europeo, di cui il Portogallo sta diventando un esempio particolarmente evidente ed emblematico. Gli organizzatori hanno insistito sul fatto che non si tratta di un episodio isolato né di un fenomeno limitato alle tempeste recenti. Come dimostrano drammaticamente gli incendi devastanti che hanno colpito il Paese durante l’estate, distruggendo oltre 65.000 ettari di territorio solo nel 2025, la crisi è strutturale, ricorrente e strettamente legata alle più ampie dinamiche climatiche europee. Attraverso cartelli colorati, i manifestanti hanno chiesto con chiarezza risposte più efficaci e di lungo periodo da parte delle istituzioni europee, sollecitando il superamento di una gestione emergenziale e reattiva a favore di strategie durature di adattamento climatico, prevenzione e resilienza sistemica.

Al termine della manifestazione, gli organizzatori hanno inoltre evidenziato la difficoltà emotiva e politica di assistere a tale devastazione dall’estero, esprimendo solidarietà alle comunità colpite e sottolineando l’urgenza di un sostegno europeo coordinato. Diversi deputati/e europei/e eletti/e in Portogallo, tra cui Catarina Martins, hanno partecipato al presidio, ribadendo l’importanza di portare queste istanze ai più alti livelli decisionali.

La mobilitazione è stata infine accompagnata dalla presentazione di un manifesto che chiede misure concrete e vincolanti per affrontare l’emergenza climatica, per proteggere le popolazioni vulnerabili e rafforzare la resilienza a livello locale ed europeo. Il testo integrale del manifesto è disponibile in inglese qui di seguito:

Manifesto – Wherever we are, for Portugal

We, Portuguese citizens living in Brussels, have come together for a single cause: to raise awareness of the severity of the climate crisis in Portugal, made evident by the recent storms and floods, and to demand concrete and solidarity-based responses. Storm Kristin left a trail of destruction that exposes the fragility of both institutional and human responses to increasingly severe climate phenomena: homes destroyed; livelihoods and sources of income affected; infrastructure compromised; tragically, lives lost; and communities still waiting for effective and coordinated support.
We have witnessed a slow and insufficient response from the Portuguese government to the most urgent needs, leaving those affected isolated and without the level of support that a catastrophe of this magnitude requires. Media coverage, particularly at the European level, has also been scarce, hindering public understanding outside the affected regions of the true scale of the crisis. At a time when it is more important than ever to give voice and visibility to the people and communities struggling to rebuild their lives, this informational silence is deeply regrettable.
Beyond the visible destruction, this catastrophe will leave profound and lasting scars. Damages, estimated at several billion euros, reflect only part of an impact that will unfold over time. Reconstruction will be a long and uneven process, requiring not only immediate responses but also a continuous strategy of support, monitoring, and sustained public investment.

A central pillar of this mobilization is the demand for genuine European coordination in responding to the crisis. To date, Portugal has not requested the activation of the European Union Civil Protection Mechanism, the instrument designed to mobilize coordinated support among Member States in emergency situations. Despite national authorities stating that there is “no justification” for activating it, the strain on resources and the scale of the damage are both evident and alarming.

We believe that a solidarity-based response at both national and European levels is only possible through clear political action, transparency, cooperation, and by prioritizing people: their safety and dignity. Their voices must be heard not only in the affected areas, but also in European decision-making spaces.

Accordingly, the objectives of the action “Wherever We Are, For Portugal” are to:

• give public visibility to the reality faced by affected populations;
• demand political engagement that places people at the center of the response;
• provide and disseminate reliable information on how to offer support (locally and remotely);
• advocate for faster, more coordinated, and more effective response mechanisms at both national and European levels.

Because silence and indifference can never be an answer, especially at such a critical moment.

Wherever we are. For Portugal.

L’articolo originale può essere letto qui