Il blocco del carburante imposto da Trump sta privando Cuba di energia, paralizzando ospedali e scuole e tentando di provocare una carestia.

Da qualche giorno è partita la raccolta fondi “Let Cuba Live”, che ha l’obiettivo di sostenere il Paese caraibico nell’acquisto di generatori e pannelli a energia solare. L’iniziativa è a cura di diverse realtà statunitensi che negli ultimi anni si sono distinte nel contrasto alle politiche imperialistiche dei vari governi succedutisi nel Paese e nella difesa della democrazia dai feroci attacchi dell’ultimo. Tra i primi firmatari compaiono organizzazioni come Codepink, Jewish Voice for Peace, Veterans for Peace, People’s Forum e Democratic Socialists of America, gli attori Jane Fonda, Mark Ruffalo, Ed Harris, Kal Penn e Susan Sarandon, il musicista Roger Waters, l’attivista nativo americano Leonard Peltier e molti altri.

Il People’s Forum, tra i promotori della campagna, scrive in un breve comunicato che è responsabilità del popolo americano aiutare i vicini a mantenere le luci accese negli ospedali. Cuba dista dalla Florida solo 145 kilometri. Tra le mille difficoltà di un embargo attivo da quasi settant’anni il Paese è sempre riuscito a sopravvivere e conservare la sua sovranità, ma l’attuale crisi è stata creata ad arte per farlo crollare; sono scelte politiche criminali che abbiamo imparato a conoscere come “guerra ibrida”; proprio come ogni conflitto provocano danni economici e psicologici all’intera popolazione e uccidono in modo più subdolo delle bombe. Tutti ci chiediamo quale minaccia rappresenti il piccolo Stato caraibico per una potenza nucleare come gli Stati Uniti…

In tempo di crisi pandemica, quando l’Italia da sola non riusciva a soddisfare le richieste d’intervento per infezione da Covid 19 e gli ospedali erano in difficoltà, Cuba inviò in nostro aiuto personale medico specializzato e in varie città si aprirono presidi sanitari diretti da dottori cubani. A quei tempi eravamo noi in una crisi umanitaria e lo Stato socialista, fedele al principio di solidarietà fra le genti, venne in nostro soccorso. Inutile sperare in qualche forma di riconoscenza da parte delle nostre istituzioni, ma dal momento che anche il popolo italiano è debitore a Cuba e ai suoi bravi medici, forse a qualcuno farà piacere contribuire a questa particolare raccolta fondi, anche se non siamo vicini di casa. “Particolare” perché l’idea di investire in energia solare potrebbe, lo speriamo tutti, essere vincente e assicurare al Paese caraibico l’autonomia per la quale lotta e soffre da anni.

Cuba, che diversamente da Venezuela e Messico non possiede giacimenti di petrolio, lo ha capito da tempo e con l’aiuto cinese sta sostenendo le proprie strutture civili (ospedali per primi) con sistemi energetici alternativi ai carburanti fossili.  E allora vuoi vedere che diventerà il primo vero Stato a impatto 0? L’Avana finirà col far da modello alle presuntuose smart city europee? Oggi, mentre il mondo più fortunato litiga su transizione energetica si, transizione energetica no o ni – perché ogni decisione per il bene comune deve sempre portare un tornaconto economico –, i cubani affrontano ogni giorno sfide vitali e trovano soluzioni creative. Aiutiamoli.

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