Mentre a Torino, Milano, Hannover, Zurigo, Bruxelles e Londra, dalla Bosnia agli Stati Uniti, gli esseri umani si univano corpo a corpo manifestando volontà popolari ormai disgiunte dal volere di chi li dovrebbe rappresentare, alle14.30 di sabato 31 gennaio, al Circolo Familiare di Unità proletaria in Viale Monza a Milano si è svolta la prima tappa dell’assemblea nazionale del Coordinamento NO NATO (la seconda si terrà a Napoli il 21 febbraio). Anche qui corpi, intenti e documenti, uniti contro imperialisti e guerrafondai.

In programma 18 interventi. L’assemblea si apre con Emanuele, portavoce del Coordinamento nazionale NO NATO e di ANVUI (Associazione nazionale vittime uranio impoverito), con un comunicato in solidarietà ai manifestanti a Torino, la presentazione del “Dossier sulle installazioni USA-NATO in Italia” e la “Dichiarazione programmatica del Coordinamento Nazionale”. Perché ricordiamolo, l’Italia è uno dei 4 Paesi al mondo con il maggior numero di basi NATO. Abbiamo tra i 90 e i 100 ordigni atomici depositati a Ghedi (BS) e Aviano (PN), inquinamento bellico provocato ai danni di civili che vivono nei pressi dei poligoni di tiro, strascichi tumorali, oleodotti per le forniture di carburante interrati nei cortili delle scuole dei nostri figli e mentre Niscemi crolla pezzo dopo pezzo, la base NATO a soli 2 Km da lì è appena stata potenziata. Intere porzioni del nostro Paese sono costantemente occupate da guerrafondai, anziché liberamente vissute e coltivate da chi ci è nato.

“L’occupazione di suolo italiano da parte della NATO attesta o certifica la nostra posizione di Paese a sovranità limitata” è scritto chiaro e tondo al capitolo 1 della Dichiarazione programmatica del Coordinamento.

I portavoce dei comitati regionali espongono dati di cui la popolazione civile non sa nulla e su cui i media tacciono. Il dossieraggio è un meticoloso lavoro orizzontale, squadre di cittadini volenterosi investigano, intervistano, fanno sopralluoghi e raccolgono documentazioni.

La portavoce del Comitato “No Comando NATO né a Firenze né altrove” riporta: “Il 1° luglio scorso diventa ufficialmente operativo un Comando NATO in città senza che la popolazione ne venga informata. Il Comando è stato protagonista di ben tre esercitazioni militari nel solo mese di novembre. Sempre a Firenze, è in progetto l’ampliamento dell’aeroporto civile allo scopo di dirottare il traffico militare dall’aeroporto di Pisa. A Livorno invece si potenzia con un nuovo binario la tratta ferroviaria da e per la base NATO di Camp Darby”.

Dal Comitato di Coordinamento dell’Emilia Romagna, Claudia Benedetti sollecita la formazione di un osservatorio permanente contro il traffico di armi nel porto di Ravenna, denuncia la collaborazione tra il CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) di Faenza e il Ministero della Difesa israeliano e la presenza dell’oleodotto Nips (Northern Italy Pipeline System) per il rifornimento veloce di carburante alle basi Nato e Usa, che ha già provocato incidenti nei cortili di fabbriche e scuole.

Tra i relatori sono presenti i portavoce di Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università, Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, Coordinamento per la pace di Milano, Donne e uomini contro la guerra, Centro sociale 28 maggio” e  Lega obiettori di coscienza.

“I portuali non lavorano per la guerra” è lo slogan dello sciopero internazionale in programma per venerdì prossimo, 6 febbraio, che viene ricordato. Tende contro la guerra, No riarmo e molti altri manifestano la propria disponibilità a convergere, a dimostrare che nonostante l’intossicazione della propaganda la stragrande maggioranza della popolazione non vuole la guerra, non vuole essere complice né vittima di accordi segreti e anticostituzionali, non vuole traffici di armi né test bellici e tantomeno depositi di ordigni nucleari per conto terzi a casa propria.

La finalità del Coordinamento NO NATO è quella di attuare fino in fondo l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”. Tutte le realtà presenti sono d’accordo, tutte esprimono la necessità di fondersi in un unico fronte di lotta, offrendo come valore le proprie specificità.

Si parla di Iran, di Ucraina e Palestina, di Groenlandia e Venezuela perché si, signori, la Terza Guerra Mondiale è già iniziata. E chi la può fermare?

I LAVORATORI POSSONO FERMARE LA GUERRA: è questo il caposaldo della Resistenza contemporanea.

Immaginiamolo anche solo per un momento.

Ore 7.00 di mattina: uffici, fabbriche, scuole, porti vuoti. Ferrovieri, autotrasportatori e corrieri a letto a casa. Metalmeccanici, ingegneri, addetti al marketing e alle comunicazioni, ispettori e poliziotti: assenti. Il mondo fermo in un sol colpo.

Perché quando l’Umanità, il popolo, decide che la guerra non si fa, la guerra non si fa.

Arrivederci a Napoli, allora, il 21 febbraio alle 14.30 al Centro culturale in Via Vico Giuseppe Maffei 4, per la prossima tappa dell’Assemblea Nazionale del Coordinamento NO Nato.

Info e contatti: coordinamentonazionalenonato@proton.me