Sembra che più di mille esseri umani abbiano perso la vita nel Mediterraneo negli ultimi giorni.
Non una cifra simbolica. Una soglia dell’orrore superata nel silenzio quasi generale.
Secondo le testimonianze raccolte da Refugees in Libya, durante il ciclone Harry almeno 29 barchini sono stati fatti partire dalla Tunisia. Quasi nessuno è arrivato a destinazione. Barche inghiottite dalle onde. Corpi scomparsi. Tra le vittime, anche due gemelline di appena un anno.
Di fronte a quella che si configura come la più grande strage degli ultimi anni nel Mediterraneo centrale, le istituzioni tacciono. Nessuna ricerca straordinaria. Nessuna assunzione di responsabilità. Nessuna urgenza.
Questo non è disinteresse. È anestetizzazione intenzionale dell’opinione pubblica. È necropolitica: il potere di decidere chi può morire senza scandalo, chi può scomparire senza nome, chi può essere sepolto dal mare senza interrompere la normalità.

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