Una folla oceanica, difficilmente quantificabile, ha dato vita ieri pomeriggio al corteo per la manifestazione nazionale “Askatasuna vuol dire libertà – Torino è partigiana” in difesa di Askatasuna, storico centro sociale torinese sgomberato lo scorso diciotto dicembre.
La manifestazione, che è giunta dopo il corteo organizzato a caldo il 21 dicembre, è stata preparata da una serie di incontri preliminari sia delle realtà sociali partecipanti, sia dal Comitato Vanchiglia Insieme.
Per chi è riuscito a contarli, si parla di 50.000 persone, divisi in tre cortei partiti rispettivamente da piazza XVIII Dicembre (Porta Susa), Porta Nuova e Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche).
I tre cortei si sono uniti in piazza Vittorio e solo lì c’è stata la possibilità di avere un’idea di quanta gente si fosse riunita per l’occasione: una piazza gremita di gente fino all’inverosimile.
Il corteo è quindi proseguito su lungo Po Luigi Cadorna e per corso San Maurizio fino al Rondò Rivella: qui il percorso ufficiale prevedeva di procedere per corso Regio Parco; una parte del corteo ha però svoltato a destra per corso Regina Margherita, misteriosamente rimasto aperto (il resto delle vie affluenti lungo il percorso del corteo era sigillato da cordoni di polizia), giungendo quindi a contatto diretto con le forze di Polizia che presidiavano l’edificio dell’Askatasuna.
Cosa è successo su corso Regina Margherita è ampliamente documentato e commentato[1]; personalmente mi sfuggono le motivazioni dello scontro: si voleva per caso riprendere il controllo di un edificio già pericolante e ora sicuramente non utilizzabile?
In ogni caso, si sono ottenuti diversi risultati: far passare in secondo piano il colorato, civile e pacifico corteo precedente. Confermare, a livello nazionale, la narrazione che vede l’Askatasuna un covo di pericolosi terroristi da cancellare tramite leggi sempre più dure che chiaramente colpiranno tutto il dissenso. Rompere il fronte civile che si era aggregato intorno alle vicende del centro sociale che, nel bene e nel male, era l’unico luogo di aggregazione libero della zona.
Mi si potrebbe rispondere che la narrazione sarebbe continuata allo stesso modo a reti unificate anche senza gli scontri in corso Regina di ieri sera, ma parchè fornire un facile appiglio alla propaganda governativa?
[1] Vedere in proposito il post di Rita Rapisardi che getta una luce diversa su uno dei video più impressionanti degli scontri https://www.facebook.com/photo?fbid=3813974365577702&set=a.1468342903474205










