«La cerimonia odierna di istituzione del cosiddetto Board of Peace rivela un palese disprezzo per il diritto internazionale e per i diritti umani. Rappresenta un inquietante nuovo esempio del crescente attacco ai meccanismi delle Nazioni Unite, alle istituzioni della giustizia internazionale e alle regole universali. Siamo in rotta di collisione col sistema giuridico internazionale che puntella l’ordine globale».
E’ Amnesty International a dirlo.
A poche ora dal lancio ufficiale del Board of Peace (un pay-to play- club trumpiano, aperto ai leader mondiali, i maggiori despoti del pianeta compreso Trump stesso) per ricostruire Gaza. Ossia per distruggerla del tutto. Una Gaza che non sarà più Gaza, dall’identità completamente stravolta, sottratta ai palestinesi superstiti. Colonizzata.
La cornice perfetta di questa oscenità non poteva che essere il World Economic Forum di Davos: difronte alle telecamere di tutto il pianeta Trump ha dichiarato che la guerra a Gaza sta «per finire». E ha firmato la costituzione del suo nuovo giocattolo.
Il board è composto di 22 Paesi; nella lista dei prescelti che metteranno le mani su Gaza in agonia, ci sono l’Argentina di Milei, l’Ungheria di Orban, la Bulgaria, il Qatar, l’Arabia Saudita e l’Egitto di Al Sisi. Ma anche la Turchia, l’Armenia e il Paraguay.
«È quasi un ritorno a un diritto internazionale che precede la nascita del sistema Onu», commenta intervistato dal Sir, il docente di diritto internazionale, Vincenzo Bonuomo. Un diritto arbitrario che scimmiotta i rapporti multilaterali, non rispetta alcuna regola concordata e favorisce la ricchezza.
La quota di ingresso per entrarvi è di un miliardo di dollari.
E tuttavia, pretende di essere il risultato di una decisione assunta in ambito ONU. Poiché nasce, idealmente, dalla Risoluzione 2803, adottata il 17 novembre dal Consiglio di Sicurezza; salvo stravolgerla.
Il Time scrive che chi l’ha votata è stato “hoodwinked”, ingannato.
Trump ha definito il Board, naturalmente, «uno dei corpi più significativi mai creati”. A dirigerlo è lui stesso e il focus principale sarà essenzialmente il business del mattone, per dare forma e sostanza a quella Gaza Riviera che tanto aveva indignato l’opinione pubblica sensibilizzata. Trump ha definito se stesso in riferimento a Gaza, un “real estate person at heart”, un professionista dell’immobiliare.
Ma il solo fatto che l’attenzione mondiale si stia rivolgendo a questo abuso di potere istituzionalizzato, senza peraltro muoversi per sanzionarlo, anziché continuare a guardare alla distruzione dentro Gaza, dovrebbe farci inorridire. Mentre il popolo superstite combatte contro il freddo, le bombe, la malnutrizione, la mancanza di tutto, e muore, il resto del mondo celebra un club privato che non vede l’ora di mettere le mani sui cantieri edili.
Solo il 21 gennaio scorso sono state uccise 11 persone, a Gaza, ci ricorda Al Jazeera, tra cui tre giornalisti. I neonati, come la piccola Aisha Ayesh al-Agha, di appena 27 giorni e Shaza Abu Jarad di tre mesi, muoiono di ipotermia. Le famiglie ristagnano nei campi pieni di fango. Le armi non si fermano e il motivo è che chi dovrebbe metterle a tacere, facendo pressione su Israele affinché finalmente smetta di uccidere, attende che sia prima messo a punto un Piano immobiliare per spartirsi proventi e vendite.
La complicità di ognuno in questo genocidio sfacciato, è talmente grande da non lasciare dubbi.
Una pornografia della ricchezza ostentata versus un popolo ancora al martirio.
di Ilaria De Bonis










