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La scelta della nonviolenza nella lotta ai cambiamenti climatici

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese, Francese

Testo sul cartello: il silenzio permette la violenza (Foto di Anete Lusina | Pexels | https://www.pexels.com/photo/person-demonstrating-carton-with-slogan-silence-allows-violence-5723324/?utm_content=attributionCopyText&utm_medium=referral&utm_source=pexels)

L’impegno per la nonviolenza nell’attivismo climatico e nell’adattamento profondo è un principio centrale e dobbiamo difenderlo da chiunque lo metta in dubbio. I rischi di tollerare qualsiasi deviazione da questo principio sono troppo grandi e non abbiamo quindi altra scelta che mettere in conto delle reazioni dolorose, anche da parte dei compagni, quando lo affrontiamo.

Cercare di ridurre i danni e gli antecedenti dei danni durante lo sconvolgimento e il collasso della società non sarà bello. Ho lanciato il Deep Adaptation Forum (DAF) (Forum di Adattamento Profondo) come uno spazio sicuro per le persone che si aiutano a vicenda a elaborare emozioni difficili e a capire cosa fare nella vita per ridurre i danni, salvare il più possibile il mondo naturale e cercare un significato e una gioia nel processo. È stato meraviglioso vedere l’impegno volontario delle persone in tutto il mondo per far crescere le attività. Ho lasciato le operazioni quotidiane nel settembre 2020 e l’8 febbraio di quest’anno ho presentato le mie dimissioni dal consiglio non esecutivo di DAF, chiamato Holding Group. Questo è il passo finale del mio allontanamento, in linea con la mia conoscenza della ricerca che mostra che noi umani siamo suscettibili al controproducente processo auto-infantilizzante di discutere sul carattere e sulle opinioni dei ‘leader’ piuttosto che assumerci la responsabilità noi stessi. Sono lieto che due donne esperte del Sud globale abbiano accettato di essere nominate al mio posto e non vedo l’ora che comincino a comunicare su Deep Adaptation.

Nel 2018, prima di sostenere il lancio di Extinction Rebellion, ho verificato che i fondatori fossero impegnati nella nonviolenza, cosa che hanno confermato con ferma convinzione filosofica e nelle loro comunicazioni. Poi quando abbiamo lanciato il Deep Adaptation Forum nel 2019 abbiamo scelto come principi centrali la nonviolenza e l’evitare i discorsi d’odio, e i moderatori delle piattaforme hanno tenuto d’occhio questo aspetto. Anche Scientists Rebellion, che sarà lanciata il mese prossimo, si impegna nella nonviolenza. Mi unirò a molti studiosi in un digiuno di solidarietà di 4 giorni per sostenere il loro sforzo di risveglio attraverso un’azione diretta nonviolenta.

Perché la nonviolenza è così importante? Per molte ragioni. Primo, perché abbiamo una lunga storia per vedere come le visioni ideologiche forniscono spesso una copertura ad una violenza terribile. Secondo, perché stiamo entrando in un periodo di sconvolgimento globale, e le persone si sentono giustamente più vulnerabili e saranno quindi suscettibili alle narrazioni di odio, colpa, autoconservazione e vendetta. Il Forum di Adattamento Profondo (DAF) esiste per invitare le persone a trovare e sostenere una risposta più gentile e saggia a questi sentimenti di vulnerabilità. In terzo luogo, la nonviolenza è logica, poiché le persone che condividono le nostre opinioni non hanno accesso ai mezzi per esercitare la forza sugli altri. Quindi, se c’è una vera lotta, noi perdiamo. Quarto, la nonviolenza è inclusiva. Nel mio periodo con il movimento anti-globalizzazione, ho visto come il black bloc anarchico ha cercato di incitare alla violenza contro i manifestanti pacifici per radicalizzarli, e tuttavia ha semplicemente impedito che molte persone anziane, giovani, più deboli o appartenenti a gruppi emarginati protesteranno in futuro. Quinto, la nonviolenza è importante per la sopravvivenza di un’iniziativa. Se un gruppo non si controlla da solo per evitare chiamate o piani di violenza, è probabile che venga chiuso. Questo è il motivo per cui c’erano infiltrati sostenuti dallo Stato nel black bloc anarchico, per cercare di istigare alla violenza per poi legittimare la repressione statale del più ampio movimento attivista, come ho visto nelle strade di Genova nel 2001. Sesto, perché di fronte alla terribile distruzione della vita sulla Terra, e alla nostra accresciuta vulnerabilità, la domanda su cosa vogliamo vivere di più tende ad arrivare all’amore universale. Ciò significa che non abbiamo più i deliri di alterità e di odio che riducono le persone a oggetti di violenza.

L’importanza strategica della nonviolenza è cresciuta mentre i governi cercano sempre più di criminalizzare e sopprimere le critiche radicali e i movimenti di protesta. Nel Regno Unito, un rapporto di un ex capo dell’antiterrorismo ha sostenuto che l’organizzazione nonviolenta Extinction Rebellion dovrebbe essere trattata dallo Stato come un gruppo terroristico. Quel rapporto mi ha identificato come uno dei principali intellettuali ispiratori del movimento. Da un lato, un tale rapporto è ridicolo, poiché chiunque guardi Extinction Rebellion o me saprà quanto siamo nonviolenti. Dall’altro lato, questo significa che non ho altra scelta che essere molto vigile su chiunque, direttamente o indirettamente associato a me, possa implicare che la violenza sia accettabile, e non solo parlarne in privato, ma condannarla pubblicamente e raccomandare di prendere provvedimenti. Qualsiasi cosa di meno rischierebbe di sabotare gli sforzi delle centinaia di straordinari attivisti e volontari che lavorano nel campo dell’azione per il clima e la preparazione al collasso.

Allora perché dico che cercare di ridurre il danno e gli antecedenti del danno durante lo sconvolgimento e il collasso della società non sarà bello? Perché a volte dovremo sfidare le persone sui loro punti di vista, e rischiare conversazioni scomode e reazioni negative. Quando si prevede di non diventare anziani a causa del caos climatico, allora è doppiamente triste impegnarsi in battibecchi interpersonali. Eppure rimanere in silenzio per avere una vita più facile non è un’opzione in un mondo in cui le persone promuovono l’odio e la violenza, a volte in modo compulsivo a causa delle loro ferite psicologiche.

Nei due anni di esistenza del Forum di Adattamento Profondo, raramente ho visto qualcuno parlare di qualcosa che si avvicinasse all’accettazione della violenza come metodo di cambiamento, e sono stati avvertiti e allontanati dalle piattaforme. Tuttavia, i meravigliosi volontari non possono controllare le comunicazioni delle persone nel campo dell’adattamento profondo per le loro comunicazioni al di fuori delle sue piattaforme curate. Quindi cosa facciamo quando vediamo persone che abbiamo incontrato o con cui abbiamo lavorato nel campo dell’attivismo climatico promuovere o tollerare la violenza altrove?

Penso che gli rispondiamo pubblicamente.

Non è abbastanza, ma è un primo passo.

Su Twitter, qualcuno che conosco attraverso l’ambiente del Deep Adaptation ha invitato le persone a discutere se la nonviolenza sia inutile, promuovendo un evento che esplorava la questione. Gli organizzatori hanno detto: “le nuove generazioni del movimento ambientalista sono state convinte che una rigida adesione alla nonviolenza sia l’unica via da seguire. Ecco perché parleremo con Peter per sfidare queste idee e offrire una prospettiva alternativa sulla discussione tra nonviolenza e diversità di tattiche”. Una tale affermazione è chiaramente ridicola, perché quando si usano delle tattiche violente, lo Stato usa questo fatto per chiudere anche la diversità delle tattiche nonviolente. E sapete una cosa? I radicali intelligenti lo sanno.

Può il silenzio intorno alla violenza essere un’opzione? Se si risponde no, è allora il silenzio sull’incitamento alla violenza un’opzione? No. Ma qual è il modo migliore per rispondere?

Credo che chiunque esprima un’opinione violenta o che sostenga indirettamente la violenza dovrebbe essere coinvolto in modo che ci sia la possibilità di imparare e guarire. Quindi spero che per la persona che ha twittato (non solo una volta) questo evento e queste opinioni sulla violenza, ci siano delle conversazioni, dell’apprendimento e una guarigione. Pertanto, invierò le informazioni pertinenti alle persone chiave in modo che possano considerare la questione.

Tuttavia, oltre a questo dialogo, credo anche che dobbiamo dare priorità all’integrità degli spazi e dei movimenti nonviolenti a cui contribuiamo, e quindi le persone che promuovono la violenza non dovrebbero avere alcuna posizione di responsabilità nelle iniziative sul clima o nella preparazione al collasso. I tentativi di inquadrare questo come un “controllo dei toni” per le persone che non sono sufficientemente educate o calme, sarebbero falsi. Si può gridare agli altri con parole offensive, ma quando qualcuno suggerisce che altri dovrebbero essere feriti, questo è molto peggio e questa persona dovrebbe essere isolata dall’influenza sugli altri, finché non riflette sull’origine di quell’odio e a cosa serve.

Non credo nella vergogna pubblica, ma vedo anche un ruolo importante per tutti noi di sfidare casi specifici quando li vediamo, anche tramite blog e social media. Lo farò in generale, come ho sempre fatto. Inoltre, date tutte le ragioni che ho spiegato sopra, se vedo che la violenza viene tacitamente o esplicitamente accettata da persone coinvolte in qualsiasi rete in cui sono coinvolto, allora la contesterò pienamente, come sto facendo oggi con questo blog e avvertendo i moderatori o gli organizzatori interessati. Posso continuare a farlo senza alcun ruolo ufficiale, proprio come chiunque di voi.

Mi rendo conto che tali sfide pubbliche possono togliere l’opportunità di una mia riconciliazione con le persone coinvolte o con i loro amici. Mi rattrista pensare a questo. Come ho potuto arrivare a un punto in cui sento di dover agire in un modo che fa sì che alcune persone si arrabbieranno con me? Da un lato, questo non mi sembra la più bella fine del mondo (del consumismo) che il mio cuore conosce. Eppure, ad un altro livello, mi rendo conto che vivere i miei principi durante i prossimi sconvolgimenti avrà momenti sia alti che bassi, e farò degli errori. Riflettendo su questa questione, ho deciso che una posizione forte sul principio generale della nonviolenza è un complemento importante per mostrarmi in un dialogo a cuore aperto con le persone con cui non sono d’accordo.

Per concludere, voglio far notare qui che gli antecedenti della violenza si trovano nel modo in cui etichettiamo le persone e le riduciamo a categorie, piuttosto che nel vederne la loro piena umanità. È il motivo per cui il Deep Adaptation Forum ha dato la priorità a certe modalità di facilitazione. Quindi, possiamo tutti essere vigili, me compreso, nell’imparare i modi in cui potremmo partecipare o tollerare modi di comunicare che riducono la dignità di un’altra persona o di gruppi di persone. Uno di questi casi mi è capitato di recente. Durante una sessione di domande e risposte con il Dr. Rupert Read, egli ha parlato di scialuppe di salvataggio come metafora per le comunità locali resilienti. Avevo pensato che stesse parlando di aiutare le persone ovunque a creare mezzi autosufficienti per fuggire dalle società industriali. Nell’intervista con lui abbiamo discusso come lavorare per questa autosufficienza potesse essere solidale con le persone che fanno la stessa cosa in tutto il mondo. Può anche significare che diventiamo meno dipendenti dalle risorse di altri paesi – spesso ottenute mediante sfruttamento. Questo è il modo in cui l’ho sentito parlare dell’argomento in precedenza, e sembra in linea con gli sforzi verso la ri-localizzazione in tutto il mondo. Anche una collega del gruppo DAF Holding spiega come la sua comunità locale pensa alla creazione di comunità ‘scialuppa di salvataggio’ di autosufficienza che saranno pronte per le maree di immigrati dalle città. Si tratta di una preparazione per prendersi cura di più persone, non per tenerle fuori. Alcuni possono pensare che sia ingenua, ma io amo il suo coraggio, la sua cura, la sua visione e la sua azione.

Tuttavia, recentemente mi è stato fatto notare che alcuni ambientalisti parlano di scialuppe di salvataggio in un modo che suggerisce, estendendo la metafora, che dobbiamo lasciare che la gente anneghi, o che potrebbero diventare motovedette per farlo. Non ero aggiornato su come la metafora della ‘scialuppa’ potesse essere usata per giustificare atteggiamenti xenofobi difensivi, che sarebbero l’antefatto per giustificare la violenza futura. Giustificare la violenza a causa del cambiamento climatico è qualcosa di cui mi sono preoccupato, soprattutto da quando ho saputo che i nostri militari stanno considerando di innescare delle guerre in futuro di fronte al collasso dei sistemi globali. Di conseguenza, ho accettato di partecipare a un workshop sull’argomento con i membri del circolo Diversità e Decolonizzazione di DAF, e nel frattempo ho cancellato quella parte dell’intervista. Dopo aver fatto il workshop, contatterò anche Rupert per una conversazione sull’argomento. Condividerò i risultati in un futuro blog. Tuttavia, in questo caso, Rupert non stava parlando di violenza, ed è stato esplicito sulla necessità di cercare di ridurre i danni ed evitare risposte fasciste quando le società sono sotto tensione. È probabile che troveremo colleghi che non sono d’accordo, ci chiameranno ingenui, e dovremo fare altre discussioni scomode. Ma dobbiamo essere pronti a questo. E se mai dovessi sbagliare, e giusto che gli altri me lo facciano notare. Poiché la nonviolenza non è negoziabile, dobbiamo essere pronti a discussioni difficili.

Se siete interessati a come questo argomento si collega a questioni di giustizia sociale in Deep Adaptation, vi consiglio le interviste con i membri del DAF Holding Group, la professoressa Vanessa Andreotti e Skeena Rathor, in cui parliamo dell’importanza di guarire da secoli di violenza. Imparerò di più sulla guarigione dei traumi ereditati e ancestrali dalla psicologa Nadine Andrews nella mia prossima serie di domande e risposte sulla Deep Adaptation. 

L’autore, il professor Jem Bendell, è stratega ed educatore del cambiamento sociale, impegnato nell’adattamento profondo al collasso sociale.

Traduzione dall’inglese di Thomas Schmid. Revisione di Raffaella Forzati.

L’articolo originale può essere letto qui

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