La gestione della crisi sanitaria a livello mondiale mette in evidenza, accentuandole, delle letture diverse del momento che la nostra civilizzazione sta attraversando, che possiamo qualificare di passaggio, qualunque sia il seguito della storia.

Nel testo che segue, presenterò quattro letture della situazione attuale. Ciascuna rappresenta un sistema di credenze, ovvero una versione della storia che dà un significato e una prospettiva diversa a ciò che sta accadendo. Di fatto, le persone che aderiscono ad ognuna di queste letture, si reputano spesso depositarie della verità, e agiscono nella speranza di dominare.

Qualunque sia l’esito di questa crisi, ritengo che sarà necessario ricostruire sulle rovine dell’immaturità collettiva in cui ci troviamo attualmente. In ogni caso, dovremo reimparare a creare una società “insieme”, una nuova società che non sia costruita sulla divisione e sull’umiliazione dei “vinti” (che è invece ciò verso cui andiamo se non prestiamo attenzione). Per queste ragioni, la nostra democrazia e i nostri modi di costruire i meccanismi di consenso e dissenso, devono cambiare radicalmente.

Il che rappresenterebbe una porta aperta per far evolvere in maniera pacifica le nostre società.

 

1. Le quattro letture

La prima storia, che riassumo a grandi linee, assomiglia più o meno alla seguente:

Un virus sconosciuto colpisce duramente l’umanità. Bisogna garantire il più rapidamente possibile una risposta adeguata che permetta di salvare vite umane e assicurare un ritorno alla normalità. La scienza, di cui possiamo fidarci, ci offre soluzioni rapide attraverso la vaccinazione che deve essere messa in atto senza indugio. L’essere in grado, in un tempo così rapido, di offrire soluzioni mediche a una crisi sanitaria di questa portata, rappresenta un immenso progresso. Le autorità fanno quello che possono per affrontare questa difficile situazione e nessun paese ha una soluzione miracolosa. Dobbiamo mobilitarci con urgenza, tutti insieme, per debellare il virus, prevenire la congestione negli ospedali, avendo fiducia nelle autorità per gestire la crisi. Coloro che non lo fanno, mancano di senso civico e mettono in pericolo la vita degli altri. Le attuali misure del governo sono eque e proporzionate alla gravità della crisi. Non rappresentano un pericolo per la democrazia, né (sono le basi di) una società di sorveglianza, perché sono temporanee. Se alcune di loro dovessero rimanere in vigore per proteggerci non sarebbe un problema, a condizione che siano inserite in un quadro giuridico adeguato. Se c’è una frattura nella società, è proprio a causa di chi rifiuta le giuste misure del pass sanitario.

Questa è la lettura di chi non ha nessuna obiezione contro il pass sanitario ed è favorevole al vaccino obbligatorio.

Riunisce, a mio avviso, una minoranza di ferventi sostenitori e probabilmente una larga maggioranza di persone che adottano questa storia “per default” più che per convinzione, sperando di poter tornare alla normalità il più presto possibile.

Quali sono le principali architetture invisibili che la sostengono?

  • Fiducia globale nel sistema attuale (scienza, autorità, democrazia)
  • Necessità di protezione e sicurezza in un contesto ansiogeno con molteplici incertezze
  • Speranza che dopo la crisi torneremo abbastanza rapidamente, più o meno, al mondo di prima
  • Paura della pandemia e del virus
  • Paura della messa in discussione e del collasso del sistema, che potrebbe portare al caos
  • Paura di letture alternative che potrebbero minare la democrazia e preparare le basi all’estremismo (complottismo, estrema destra, gruppuscoli faziosi…)

Questa prima lettura produce una duplice situazione: da una parte i bravi cittadini, dall’altra i cattivi. Si potrebbe definire una narrativa conservatrice, in quanto non rimette in discussione e mantiene le referenze del sistema in atto.

 

La seconda lettura, riassunta brevemente qui di seguito, è sostanzialmente una variante critica della prima:

Un virus sconosciuto colpisce duramente l’umanità. Dobbiamo interrogarci sulle cause profonde di questa pandemia e in particolare sulla drammatica destabilizzazione ecologica dei sistemi viventi, che favorisce la comparsa di squilibri di ogni genere.

Dobbiamo garantire una risposta adeguata che salvi vite umane. La scienza, di cui possiamo fidarci, ci offre soluzioni alternative che devono essere seriamente esplorate. La vaccinazione, non ancora stabilizzata e con Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) condizionale, è solo una di queste alternative tra le tante possibili risposte mediche.

Le relazioni poco chiare, i conflitti di interesse con i laboratori farmaceutici, il contenuto dei contratti, in particolare sugli aspetti finanziari e sulle responsabilità, devono essere resi pubblici. I vaccini e il sistema sanitario dovrebbero essere considerati come beni pubblici e offerti praticamente gratis a tutti.

La situazione critica degli ospedali pubblici e dei reparti di pronto soccorso è più il riflesso di un’ostinata politica di riduzione della spesa pubblica che conseguenza della crisi.

Le autorità stanno gestendo questa situazione in modo confuso, inappropriato e pericoloso per le libertà pubbliche. Esse dividono il paese istituendo una vaccinazione obbligatoria mascherata e una segregazione di fatto tra i cittadini. Esse creano una pericolosa deriva verso una società di controllo e tracciabilità.

Questa storia è quella di chi è contrario al pass sanitario e favorevole alla vaccinazione, ma con libertà di scelta.

A mio avviso riunisce persone già critiche su molti temi (ecologia, economia, libertà pubbliche, ecc.) e favorevoli a un’alternativa politica piuttosto progressista.

Quali sono le principali architetture invisibili che lo sostengono?

  • Una fiducia critica nel sistema attuale con proposte di cambiamento (economia, ecologia, democrazia, scienza)
  • Un bisogno di protezione e sicurezza da bilanciare con quello di libertà
  • La speranza che dopo la crisi saremo in grado di cambiare le attuali scelte politiche
  • La paura della pandemia e del virus
  • La paura della dominazione dei sistemi finanziari e oligarchici
  • La paura di narrazioni alternative che potrebbero minare la democrazia e preparare le basi all’estremismo (complottismo, estrema destra, gruppuscoli faziosi…)

Questa narrativa sposta la dualità su un altro livello: da una parte c’è il popolo e dall’altra coloro che sfruttano la propria posizione di dominio o d’influenza per orientare la democrazia a proprio vantaggio. Si potrebbe considerare questa una variante della lettura della lotta di classe o degli interessi in conflitto.

 

La terza narrativa inserisce un cambio di paradigma nella griglia di lettura.

I punti chiave di questa lettura, che contiene diverse varianti, traggono origine dal sentimento di strumentalizzazione della crisi da parte dei governi che manipolano, usano e abusano della paura e della disinformazione e rifiutano di rispondere a un certo numero di domande cruciali, prime tra cui :

  • L’origine del virus: questa lettura sottolinea la manifesta mancanza di volontà delle autorità di portare a termine le ricerche in proposito. L’ipotesi presa molto sul serio è quella di un virus sfuggito, o per alcuni, creato artificialmente in laboratorio.
  • La realtà della pandemia: i dati dei decessi per Covid, una volta combinati con quelli sulla crescita e l’invecchiamento naturali della popolazione, non mostrano alcun reale eccesso di mortalità. Nel peggiore dei casi, mostrano una mortalità più elevata con varie comorbidità per le popolazioni più anziane. I dati annunciati riflettono quindi un pregiudizio cognitivo che mira a dare importanza a determinati indicatori e ipotesi, al di fuori di ogni contesto reale.
  • La gestione medica della pandemia: l’incomprensibile e ingiustificata esclusione dei vari trattamenti medicinali validati fuori dalla Francia (Ivermectina, Idrossiclorochina, ecc.) mostra una volontà determinata per il vaccino a tutti i costi.
  • La vaccinazione Covid 19: inefficace (più si va avanti, più si conferma), pericolosa, non omologata, che presenta effetti collaterali mai visti nella storia recente e che trasforma gli uomini in cavie, con iniezioni regolari che rischiano di ripetersi nel tempo, tenuto conto delle varianti favorite dalla vaccinazione di massa.
  • Il contenuto dei vaccini: sconosciuto, con forti sospetti sulla terapia genica che non offre alcuna garanzia scientificamente provata e con la presenza di sostanze sospette, come ad esempio l’ossido di grafene che potrebbe attivarsi grazie a campi elettromagnetici di tipo 5G.
  • La gestione politica della pandemia instaura un regime autoritario, privando le libertà pubbliche e prepara il terreno per un progetto transumanista più globale con l’obiettivo di un ampio controllo delle popolazioni.

Questa storia, secondo me, riunisce chi è contro il pass sanitario, per la libertà di scelta del vaccino, ma anche chi è contro la vaccinazione in generale. Riunisce anche vari oppositori del sistema, cittadini o politici.

…e le principali architetture invisibili che lo sostengono?

  • Forte sfiducia nel sistema attuale con la sensazione che ci sia un desiderio orchestrato di prendere il controllo delle popolazioni, da parte di un’oligarchia finanziaria e industriale
  • Diffidenza verso una scienza unilaterale che funziona come una teologia, senza dibattito e con molteplici conflitti di interesse
  • Bisogno di libertà
  • La speranza che dopo la crisi potremo cambiare radicalmente di sistema politico basandoci su di una maggiore sovranità dei popoli
  • La paura del dominio dei sistemi finanziari e oligarchici
  • La paura del progetto transumanista mondiale.

Anche questa terza storia presenta un approccio duale, ma di natura diversa: da una parte c’è il male, con chi vuole la nostra rovina e ci controlla, dall’altra c’è il bene che si oppone al male.

Lasciamo qui il paradigma materialista delle due narrazioni precedenti, quella dei conservatori e quella dei progressisti, per una narrazione più apocalittica nel senso stretto del termine.

 

La quarta lettura è una variante della terza con collegamenti alla seconda. Riprende le domande rimaste senza risposta della storia precedente, ma dà un altro senso alla lotta tra il bene e il male andando oltre sulla questione della potenziale trasformazione delle nostre società dopo questa crisi.

Questa narrativa s’interroga sulle domande che restano senza risposta nella terza storia, senza necessariamente dare credito alle tesi del complotto, senza ritrovarsi né nelle appartenenze politiche di certi sostenitori della terza storia, ma ritenendo che l’assenza di dibattito scientifico, politico e democratico, nonché le derive autoritarie che si stanno verificando, bastino a mettere seriamente in dubbio le reali intenzioni dei nostri governi.

Questa lettura si concentra piuttosto sul momento speciale in cui si trova l’umanità, vettore di grandi possibilità di trasformazione.

Quali sono le principali architetture invisibili che lo sostengono?

  • L’umanità, e in generale tutti gli esseri viventi e l’universo, attraversano un momento di passaggio più grande, in cammino verso una nuova dimensione che si deve ancora esprimere. Non siamo che alle premesse di un cambio d’epoca. Il virus e la sua comparsa, come le altre grandi sfide per l’umanità, sono uno dei mezzi che la Vita ci offre per (ri)svegliarci collettivamente e individualmente.
  • La necessità di riscoprire chi siamo in quanto umanità, di reintegrare le nostre potenzialità e la nostra sovranità esistenziali, in particolare la nostra essenza che esiste su più livelli di coscienza.
  • La speranza che questa crisi, che ci riguarda tutti senza differenze, sia colta come un’opportunità; che essa ci permetta realmente di stabilire un altro rapporto con la Vita e promuovere la ricostruzione di sistemi sociali basati su una nuova consapevolezza.
  • La paura del progetto transumanista, che avrebbe come conseguenza quella di mantenere l’umanità in un cammino che impedisce un’evoluzione della coscienza. Ma con uno sguardo che trasforma questo ostacolo in un’opportunità per gli esseri umani, quella di rivelare un progetto alternativo basato sulla trasformazione della nostra coscienza.

Questo approccio racchiude il precedente approccio duale, ma apre la prospettiva non duale di un’umanità che progredisce dall’ombra alla luce e si introduce in un nuovo passaggio, come una specie in mutazione.

Questa lettura riunisce persone da tempo impegnate in percorsi di trasformazione, il cui numero cresce di anno in anno, al di fuori di ogni ideologia o dottrina. Esse hanno preso coscienza che l’umanità non sarà in grado di risolvere gli immensi problemi che ci attendono con lo stesso grado di consapevolezza che li ha creati. Queste persone, pur essendo aperte agli sviluppi tecnologici e scientifici, in particolare quelli degli approcci quantistici e post-materialisti, credono che le trasformazioni debbano basarsi soprattutto su una ridefinizione delle priorità della nostra civilizzazione, come l’essere, l’amore, la bellezza e la cooperazione con tutti i regni della Vita.

Questa narrazione, molto meno compresa delle precedenti e assente dalle altre vecchie categorie, riflette un movimento di fondo relativamente nuovo perché stabilisce una relazione inedita col mondo invisibile, la spiritualità e la scienza.

 

Queste 4 storie possono essere combinate per ognuno di noi in proporzioni diverse secondo i soggetti. Esse sono anche un riflesso del nostro dialogo interiore. Tutti abbiamo in noi anche una parte di conservatorismo, progressismo, manicheismo e saggezza non duale.

Inoltre, molte persone non si ritrovano per il momento in nessuna di queste letture o non si sono ancora formate un’opinione.

 

2. Evolvere verso una democrazia interiore

Ognuna delle quattro storie propone una prospettiva diversa alla nostra traiettoria collettiva. Per molti aspetti queste letture possono sembrare inconciliabili, tanto le ipotesi e gli elementi che le fondano divergono.

Tuttavia, se consideriamo queste quattro storie e le loro varianti come i colori della tavolozza delle reazioni umane di fronte a un grande cambiamento, esse ci danno le chiavi per evolvere collettivamente in maniera democratica.

La prima storia è una caricatura del bisogno di “non cambiare”, di stabilità e di paura di fronte all’incertezza e all’ignoto. Stigmatizza il bisogno di autorità, di stabilità e ci rassicura. Essa rappresenta quella parte di noi che ha bisogno di ordine e stabilità.

La seconda, pur rimanendo all’interno del paradigma della prima, porta con sé la possibilità di evoluzione del sistema. Ne costituisce un’evoluzione sistemica poiché prevede la possibilità di affrontare i problemi ampliando la griglia di lettura e gli orientamenti che determinano le politiche. Rappresenta quella parte di noi che vuole credere che altri mondi siano possibili.

La terza storia corrisponde al bisogno di ripristinare la verità e la giustizia in un mondo percepito come in decomposizione, basato su menzogne, ingiustizie e manipolazioni. Insiste anche sulla riconquista del potere di azione da parte di coloro che se ne sentono espropriati e evidenzia le dimensioni morale, etica e di sovranità.

L’ultimo racconto propone come chiave la dimensione della trasformazione della coscienza. In un certo senso, esso integra le dinamiche precedenti ad un altro livello.

Di fronte a tutti i cambiamenti che l’umanità deve affrontare oggi, noi potremmo seguire un percorso basato sui bisogni principali espressi in ciascuna delle storie:

  • Sostenere il bisogno di stabilità e la paura dell’incertezza
  • Sviluppare analisi critiche della situazione e soluzioni sistemiche ai problemi
  • Reintrodurre la possibilità, per gli attori sociali, di agire sul sistema, di ritrovare dei valori e dare un senso allargato al progetto di trasformazione
  • Rimettere l’essere umano, in tutte le sue dimensioni, al centro delle trasformazioni.

Per il momento, siamo però abbastanza lontani da una visione che integri le quattro storie. Dovremmo prima cercare di capire, sentire e condividere ciò che sta accadendo.

2.1 Ascoltare, sentire, capire, prima di poter dialogare

Chi è sensibile al bene comune oggi deve preoccuparsi, piuttosto che lottare per veder vincere il proprio campo, di far in modo che queste diverse rappresentazioni dialoghino, per evitare la (già annunciata) rottura del tessuto sociale.

Per questo è più che urgente inventare uno spazio che permetta di ascoltare e rispettare le rappresentazioni, i bisogni, le paure e le speranze di ciascuna delle parti, in un approccio nonviolento che rifletta ciò che diverse parti pensano, sentono e credono.

Questo primo passo sembra già estremamente difficile in quanto gli spiriti sono già abbondantemente accesi e le parti montate le une contro le altre, e (pare) senza via di ritorno.

Questo è l’esercizio del dialogo interiore, in cui ognuno ascolta e sente ciò che il punto di vista dell’altro crea in sé. Ascoltando profondamente il punto di vista dell’altro, posso riconoscere ciò che mi irrita e mi dà fastidio: questo mi può portare anche ad iniziare un esame (che si potrà rivelare ricco) dei miei limiti, dei miei bisogni e delle mie zone di fragilità.

Per costruire un dialogo mi sembra utile capire ciò che avviene quando esprimiamo delle opinioni sulla base delle nostre convinzioni. Una convinzione si basa su sistemi di rappresentazione (ciò che è vero, giusto e buono per me e per il mondo) trasmessi dalla società, dalle discendenze familiari, ma anche dall’esperienza personale che si forgia nel tempo. Le radici di ogni nostra credenza si trovano ugualmente nella stessa parte inconscia in cui vivono le paure, i nostri bisogni (di riconoscimento, affetto, protezione, autonomia, ecc.), le nostre emozioni, le nostre speranze o disillusioni, ma anche quelle del retaggio dei nostri antenati o del mondo in cui viviamo.

I nostri sistemi di credenze sono quindi quelle architetture invisibili che guidano le nostre decisioni; sono essenziali per vivere e trovare un equilibrio nel mondo.

Sottolineo qui l’aspetto invisibile o inconscio per indicare che sotto una patina razionale, non siamo sempre molto lucidi, né per noi stessi e ancor meno per gli altri, su ciò che guida le nostre decisioni e le nostre scelte.

Quando entriamo in un vero dialogo, sono quindi questi mondi invisibili e inconsci che entrano in relazione. Dobbiamo sforzarci  il più possibile di fare luce queste zone sconosciute per evitare fraintendimenti, processi d’intenzione e divisioni.

Quanto più il dialogo, la condivisione di rappresentazioni, l’espressione delle paure e delle interpretazioni di ognuno si realizzano, tanto più i rischi di confrontazioni  diminuiscono, alla ricerca di un nuovo consenso collettivo.

Proprio perché apre degli spazi interiori, questa preparazione al dibattito democratico ci permetterebbe di immaginare un modo tutto nuovo di prendere decisioni insieme e di fare democrazia.

2.2 Rinnovare il nostro modo di costruire il consenso

La capacità di una società di rinnovarsi senza violenza dipende dalla qualità del processo di costruzione del consenso tra i membri della società.

La constatazione ampiamente condivisa dell’esistenza di élites disconnesse dalla realtà e dell’impossibilità di apportare qualsiasi cambiamento alla folle corsa alla rovina del pianeta testimoniano il fatto che attualmente la fabbrica del consenso è stata sostituita dalla fabbrica della propaganda.

Le scadenze elettorali, strumentalizzate nel breve termine, come pure le soluzioni già predisposte in anticipo, non consentono alla società civile di entrare in questo tipo di dialogo. I partiti politici e una buona parte dei corpi intermedi (sindacati ed associazioni), non hanno più la capacità di organizzarla.

Come riuscire, a breve, a far dialogare insieme le diverse letture della crisi sanitaria per costruire un nuovo consenso?

Dopo aver ascoltato, sentito e compreso le vicende reciproche, credo che sarà necessario scegliere ed esaminare i punti più controversi per far avanzare le rappresentazioni di ciascuna delle parti.

Dall’inizio di questa crisi, c’è stato un ostinato rifiuto di esplorare democraticamente i diversi punti di vista sulle ipotesi scientifiche che hanno sostenuto le decisioni politiche. Dall’inizio di questa crisi assistiamo cioè ad un rifiuto perentorio di ogni punto di vista che contraddica il resoconto ufficiale.

Dovremo necessariamente tornare su questi dibattiti che non hanno mai avuto luogo. Dovremo anche capire i meccanismi che hanno fatto sì che questi dibattiti non abbiano avuto luogo. Tutto ciò potrebbe essere attuato attraverso comitati cittadini indipendenti, come la Convenzione dei Cittadini per il Clima (in Francia), integrando però le dimensioni dei sistemi di credenze, delle emozioni e delle rappresentazioni. Questo approccio andrebbe nella direzione contraria a quella  dell’indottrinamento di parte e sarebbe il modo migliore per combattere teorie del complotto o  processi d’intenzione di ogni tipo.

Esteso al livello nazionale, grazie alla pratica e all’esperienza, questo processo consentirebbe un approccio del tutto nuovo al dibattito democratico: un dibattito necessario su numerose altre tematiche sulle quali dobbiamo cambiare radicalmente opinione per assicurarci un futuro.

 

2.3. Immaginare il nostro futuro insieme

Dobbiamo progettare insieme il nostro futuro rimettendo in causa in modo pacifico e democratico le fondamenta della nostra società. L’unica buona notizia che ci viene dalle crisi che stiamo vivendo a ripetizione è che ormai una maggioranza di cittadini sembra convergere attorno al desiderio di cambiare radicalmente il modello di società.

Quanto più spazio si darà al processo democratico, tanto più facile sarà il passaggio a questo nuovo modello.

Quattro storie che sono quattro visioni del mondo, ma anche quattro spazi da esplorare quando si accompagnano i grandi cambiamenti.

Il nostro governo sembra aver scelto la via angusta del pensiero unico, della divisione e dell’imposizione forzata per imporre le sue opinioni. Ci sono però, e c’erano, altre opzioni. Sebbene non sia un compito piacevole, il mettere in discussione le motivazioni del governo farà parte del lavoro di ricostruzione che seguirà la grande crisi in cui stiamo entrando. Per il momento c’è da temere che questo atteggiamento non lasci altra scelta per una parte non trascurabile della popolazione, che la rivolta violenta (con le conseguenze che sappiamo), o la disobbedienza civile pacifica. A ciò si aggiunge un rischio di fuga in avanti verso la follia collettiva, un processo di cui non si conosce l’esito.

È questo il futuro oscuro che vogliamo? Come possono i democratici, consapevoli delle lezioni della storia, permettere che ciò accada? Dove sono i nostri “saggi”, dal momento che coloro che ne portano il titolo hanno disertato il ruolo politico e morale che spettava loro, rispetto alla situazione? Poiché, come abbiamo capito, ciò che sta accadendo attualmente a proposito della crisi sanitaria, per la sua portata globale e per le sfide che incombono sul funzionamento delle nostre democrazie, va ben oltre il semplice dibattito di idee e impegna in modo sostenibile il futuro delle nostre società… I nostri politici e un numero importante di intellettuali restano muti o sbalorditi dal cambiamento di quadro concettuale e, sembrando non comprenderlo, mentre una parte significativa dei cittadini ha capito.

A breve termine ognuno di noi potrà contribuire al processo di comprensione e al dibattito ascoltando serenamente le differenze e rifiutandosi di cadere nei processi alle intenzioni e nella confusione.

Per sbloccare la situazione dovremo contare su di un ampio slancio umanista, tollerante, pacifico e determinato ad evitare il peggio, ma soprattutto a prepararsi al meglio: un grande progetto per gli anni a venire.

Se avete preso la briga di leggere questo articolo fino alla fine, ve ne ringrazio. Potreste evidentemente concludere che tutto ciò è molto bello ma che l’urgenza richiede che una delle due parti vinca sull’altra o sulle altre. Avrete quindi scelto il partito della divisione e della separazione dell’umanità in diverse categorie.

Potreste invece essere divisi tra diverse letture, con la consapevolezza magari che ogni storia è in realtà un riflesso di una parte di voi stessi. Potreste quindi aiutare a creare dei ponti e favorire il dibattito, la riflessione, l’evoluzione dei punti di vista e l’analisi delle informazioni. Sapendo che se una sola di queste narrative prevalesse a discapito o a disprezzo delle altre, saremmo invece trascinati in un unico pensiero totalitario.

Dobbiamo creare qualcosa di nuovo. La questione non è più quella di avere nuove idee, esse già esistono. Si tratta di imparare a connettersi con noi stessi e con gli altri in un modo radicalmente diverso e con una consapevolezza allargata per aprire una nuova traiettoria all’avventura umana.

 

Ivan Maltcheff – 12 agosto 2021

Autore del libro “Les nouveaux collectifs citoyens » (I nuovi collettivi cittadini), Ed. Yves Michel, impegnato da 30 anni in diversi ruoli – DRH, consigliere, coach – nel mondo degli affari, sulle dinamiche di gruppo, per coloro che vogliono costruire un progetto e mobilitare le proprie energie. È intervenuto in varie piattaforme o associazioni di cittadini (in Francia): Dialogues en Humanité, Collectif pour une transition citoyenne, Printemps de l’éducation, Colibris, Osons les jours heureux, Coop-Cité, Forum 104… Nel 2020, insieme con Laurence Baranski, ha creato il programma “Réussir le passage” (Riuscire il passaggio) per sostenere gli attori della società in via di trasformazione.

 

Traduzione dall’inglese di Antonella Verdiani