A Salerno è termina la brevissima vita della coalizione “liberale” tra Forza italiana e “riformisti”. Quello che sta succedendo a Salerno sembra una buona esemplificazione in scala del quadro nazionale.
Al centro, immobile, la riproposizione stanca del modello amministrativo “ex-progressista” e neoliberale, “la sicurezza non è di destra né di sinistra”, la leadership verticale e “decisionista”, lo sguardo di sufficienza e superficiale sulla partecipazione civica.
A Salerno un po’ di “liberali” stanchi di questo modello avevano messo su un’alleanza “neocentrista”: forzatalia, calendiani, renziani etc. Ovviamente è arrivato il contrordine: non c’è posto, come abbiamo visto anche nel referendum, per i moderati “liberali”, il loro posto è a destra, e ora i forzaitalia devono tornare in fila indiana a votarsi il candidato di Fratelli d’Italia, militante di partito e, significativamente, già responsabile nel partito del settore “migrazioni”.
Non c’è nessun rinnovamento possibile centrista o liberale: l’unica possibilità, per chi voglia il cambiamento, è in rinnovate coalizioni partecipative, all’insegna dell’autonomia, di libertà ed eguaglianza, di nuove reti sociali e solidali .
O barbarie o ecosocialismo, per parafrasare, lo stiamo vedendo anche nelle città. O modello neoliberale, o città ecologica, della cura, dei beni comuni, della riconversione nel segno della centralità della riproduzione sociale. Se la città vuole innovarsi non c’è centro “liberale” che tenga: dal “centro”, oggi si scivola immediatamente solo nella reazione pura e semplice.
Così a Salerno è ora chiaro che l’unico tavolo possibile di rinnovamento postdeluca è quello offerto dall’alleanza Avs-M5s, con Franco Massimo Lanocita come sindaco candidato. Tutte le altre scelte sono irrimediabilmente a destra, i “liberali” sono una chimera al servizio delle forze governative e reazionarie.
Il vero punto è se la richiesta di rinnovamento, che c’è nelle piazze – l’ultimo esempio ieri a Milano -, che c’è stata nel grande impegno nel referendum, che c’è nella ripresa dei movimenti pacifisti e solidali, nelle persone impegnate contro il genocidio in Palestina e contro il razzismo, può trovare una risposta nelle coalizioni di “sinistra” attuali.
Almeno nelle città, possiamo provare a dire che una risposta a questa domanda ci può essere solo nella sperimentazione concreta: quanta inziativa collettiva dal basso, quanti esperimenti neomunicipalisti, quante candidature che siano “macchine” di condivisione, quanti concatenamenti di esperienze molteplici, eterogenee e legate ai movimenti, riusciranno concretamente a incrociare le “coalizioni” di sinistra?
Più che la discussione sul campo largo e sulla sua “essenza”, sarà fondamentale la moltiplicazione di esperienze di innovazione condivisa e dal basso, a partire anche dai municipi.
Possiamo forse cominciare a sperimentare da Salerno ciurme pirata alla One Piece, di movimento e municipaliste, costruite dal basso, che rafforzino la coalizione di rinnovamento che si ritrova attorno a Lanocita.

L’articolo originale può essere letto qui