Nel pieno della primavera varesina, domenica 19 aprile, un corteo colorato ed entusiasta ha attraversato le strade del centro di Varese, sventolando bandiere arcobaleno, palestinesi e di associazioni locali.

Un migliaio di persone, soprattutto giovani, si è mobilitato per la manifestazione organizzata, con il patrocinio del Comune, da diverse associazioni per gridare NO ALLA GUERRA, contro l’economia bellica e la militarizzazione.

Il corteo è partito alle 15.40 dall’ingresso dei Giardini Estensi ed è stato aperto dalla voce di Michela e Francesco del Collettivo “Da Varese a Gaza”, che hanno posto l’accento su due dati di fatto: le guerre hanno sempre dei responsabili e, nel caso attuale, vengono individuati nell’imperialismo degli Stati Uniti e nel colonialismo di Israele; inoltre non è necessario essere attivisti per opporsi, perché ognuno può contribuire con piccoli gesti.

Prima della partenza è intervenuto Monsignor Franco Gallivanone, vicario episcopale, con un saluto in italiano e in arabo e un invito a essere costruttori di pace.

Il corteo è quindi partito, ricco di striscioni, cartelli, slogan, cori e musica italiana e araba, cantata e ballata dai partecipanti.

In Piazza Monte Grappa sono intervenuti i rappresentanti degli studenti varesini, che hanno ribadito il loro rifiuto della guerra e di un futuro legato a un conflitto. Hanno chiesto più partecipazione nelle decisioni scolastiche e politiche e che le risorse vengano destinate a scuola, sanità e welfare, invece che alle armi. Secondo gli studenti, il sistema può essere cambiato attraverso organizzazioni dal basso e la costruzione di un pensiero critico: per loro la pace è una scelta politica da costruire a partire dalle nuove generazioni.

Proseguendo per le vie cittadine, si è arrivati in via Puccini, dove l’artista Andrea Trotti ha voluto esporre al corteo la sua opera “Karamah”, che in arabo significa dignità, onore e resilienza. La grande tela, dedicata alle rovine della guerra, ha attirato l’attenzione di diversi manifestanti, che sono entrati nel suo studio a visionare altre sue opere ispirate alla tragedia di tutte le guerre.

Poco più avanti, in Largo della Resistenza, è partito il coro di “Bella Ciao”, che ha coinvolto i partecipanti. A seguire, la testimonianza di Yara, una giovane donna palestinese, che ha offerto un racconto personale e toccante parlando del suo percorso per diventare medico e della difficoltà di crescere senza un’identità, come cittadina di serie B, senza la possibilità di conoscere la propria storia, perché dal 1948 il popolo arabo palestinese è stato vessato da un progetto sionista di colonialismo e di pulizia etnica.

Il momento si è concluso con la diffusione della canzone araba “Mawtini” (“La mia patria”), interpretata dalla cantante Elissa, su testo del poeta palestinese Ibrahim Tuqan degli anni ’30.

Il corteo è poi proseguito verso Piazza Carducci dove, sulle note di “Rossa Palestina”, brano degli anni ’70, i partecipanti hanno cantato e ballato con entusiasmo.

Altri interventi hanno richiamato l’attenzione sul conflitto in Palestina, su quanto accade in Iran e in Medio Oriente e sulle responsabilità politiche internazionali e del governo italiano. È stata inoltre sottolineata la questione della criminalizzazione del dissenso, con riferimento al Ddl contro l’antisemitismo, che è ben diverso dall’antisionismo.

Uno degli ultimi interventi si è concentrato sul ruolo del territorio locale nella produzione di materiale bellico, come aerei, munizioni ed elicotteri utilizzati nei conflitti.

La manifestazione si è conclusa in Piazza Monte Grappa con un invito al boicottaggio e all’organizzazione collettiva per continuare a resistere e a costruire alternative alla guerra.

La società tende a scoraggiare la partecipazione politica, ma per i manifestanti l’unica strada per cambiare le cose resta unirsi, non isolarsi, organizzarsi, facendo rete e trasformare la rabbia in un progetto comune.

Foto di Michele Testoni