Nella mattinata di mercoledì 8 aprile si terrà l’udienza della Corte di Cassazione a cui hanno fatto ricorso gli avvocati di Mohammed Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji. Al presidio di solidarietà con loro, che si svolgerà davanti al “Palazzaccio” di piazza Cavour a cominciare dalle 9:30, che è stato indetto dal comitato che ne chiede la liberazione, hanno già aderito numerose associazioni.
La notizia diffusa il 4 aprile scorso dall’ANSA riferisce che i sostituti procuratori generali Lucia Odello e Paolo Sansonetti condividono l’impostazione del tribunale del Riesame di Genova, che ha dichiarato inutilizzabili i documenti trasmessi dallo Stato di Israele nell’ambito dell’inchiesta sul coinvolgimento dell’associazione di beneficienza fondata da Mohammad Hannouni in presunti finanziamenti ad Hamas. Inoltre che dopo il ricorso dei pm genovesi contro la scarcerazione disposta dal riesame del caso di uni di loro, Raed el Salahat, in una memoria depositata in vista dell’udienza davanti alla Suprema Corte i pg affermano che su di lui ci siano comunque solidi indizi, perciò chiedono l’annullamento con rinvio del provvedimento che lo ha scarcerato, ma dichiarano che non siano valide, anzi hanno valutato che siano inutilizzabili, le cosiddette battlefield evidences – prove che l’Idf aveva preso “sul campo di battaglia” in Israele ma senza redigere verbali di sequestro e quindi, senza garanzie, sulle modalità e le circostanze di acquisizione dei documenti – su cui si basano le accuse e che ne hanno motivato l’arresto. E, osservando che tutti gli atti sono stati trasmessi alle autorità italiane da Israele tramite fonte anonima (un funzionario dello Shin Bet identificato solo con la sigla Avi), ritengono che non possano essere usati come indizi.












