Mentre nella notte le autorità israeliane hanno aperto un ennesimo fronte di guerra contro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, dal People’s Peace Summitdi Tel Aviv arriva un breve filmato che, sulle note di Give Peace a Chance di John Lennon, visualizza le varie installazioni in progress negli spazi esterni all’Expo Center dove si terranno i vari incontri oggi. Un arco di bacchette di legno dev’essere sicuramente l’opera The Gate, Il Portale, la Porta di Accesso, che lo scultore palestinese Mahmoud Qais ha concepito apposta per questa terza edizione. Accesso più che mai sbarrato per chiunque voglia tentare di rompere l’assedio di Gaza…

Non solo dibattiti e testimonianze a confronto, dunque, per questa terza edizione del People’s Peace Summit che si inaugura oggi a Tel Aviv. Per non farsi mancare nulla gli organizzatori hanno infatti incluso nel programmone anche uno buffo spettacolo teatrale per bambini, un documentario che avrebbe quasi meritato l’Oscar di quest’anno se non fosse stato considerato un po’ troppo “fastidioso”, e una bella serie di installazioni artistiche concepite ad hoc per l’occasione.

Cominciamo dal documentario anche perché il programma lo segnala in anticipo su tutto il resto, h 12.30: si intitola Children No More: Were and Are Gone (Bambini che non ci sono più: erano e sono andatiche la regista Hilla Medalia ha realizzato iniziando quasi casualmente le riprese in quei primi giorni di silenziosi sit- in che a un certo punto cominciarono a manifestarsi l’anno scorso a Tel Aviv: inizialmente solo tra pochi, più che altro donne, poi sempre di più, nel massimo silenzio, tutti in fila, con le foto dei bambini uccisi a Gaza tra le mani.

Man mano che il gruppo cresceva, crescevano anche le manifestazioni di rabbia dei passanti: “Fate schifo / Siete nemici d’Israele / Andatevene a Gaza / Piantatela con questa buffonata”, nel più totale silenzio dei manifestanti. “Non siamo qui per provocare, ma per suscitare dei pensieri, risvegliare se possibile l’umanità che è in tutti i noi, suggerire percorsi di consapevolezza che possano contribuire al cambiamento, perché ogni cambiamento parte sempre dal cuore” spiegavano i manifestanti alla regista che tornò a riprenderli in più occasioni.

Le riprese terminarono verso la fine di settembre, quando il presidio silenzioso era ormai diventato l’appuntamento da non mancare del peace camp israeliano, con Habima Square che ogni sabato si riempiva sempre di più. Nonostante la nominationper il Premio Oscar nella sezione documentari il cortometraggio (dura 35 minuti) non ha trovato distribuzione negli Stati Uniti perché ritenuto appunto “troublesome”, ovvero “fastidioso”. Speriamo che non lo sia per qualche distributore o festival nostrano.

La proiezione di oggi al Peace Summit di Tel Aviv può considerarsi quindi un evento importante e verrà presentata da Maya Savir, che oltre a essere figlia di Uri Savir (tra i principali negoziatori degli “accordi di Olso”) e autrice di un importante libro sul processo di riconciliazione in Rwanda, è la responsabile israeliana dell’organizzazione Search for a Common Ground, impegnata su progetti di riconciliazione dei conflitti in varie parti del mondo.

Sullo stesso tema della strage di bambini gazawi giocherà anche la toccante installazione dal titolo A Child Is a Child Is a Child (Un bambino è un bambino è un bambino) in memoria delle migliaia di bambini palestinesi e israeliani morti durante questi due anni abbondanti di conflitto. “Ogni bambino è un mondo intero” recita il testo di accompagnamento “a cominciare dai genitori che non potranno più chiamarlo per nome la mattina, per gli amici che hanno perso un compagno di giochi e per quella cartella rimasta lì per ricordo… accendi una candela prima di lasciare questa sala.”

Non meno toccante l’installazione proposta dai Parents Circle Family Forum, che semplicemente si intitola Con sincerità di cuore: sedici storie di inconsolabile perdita che altrettanti genitori, israeliani e palestinesi, hanno scelto di raccontare attraverso quegli oggetti “che si rifiutano di sparire, perché è tutto ciò che resta di coloro che non rivedremo mai più”. Un giocattolo, un orologio che non segna più nessuna ora, un abito che nessuno indosserà più, una collanina, una cartella da scuola con dentro ancora i quaderni… Oggetti che verranno presentati senza alcuna indicazione, circa il nome, l’età, l’identità, la nazionalità, “perché lo sguardo possa cogliere solo l’essenza di ciò che hanno in comune per chi li ha conservati: il dolore della perdita e la determinazione però di attraversarlo e andare oltre, rinnovando ogni giorno la speranza di un futuro possibile all’insegna della giustizia, della libertà per tutti e della pace”.

Spostiamoci sullo spettacolo teatrale, previsto verso le 17.00 in un capannone di Giaffa area, un po’ fuori rispetto all’Expo Center. Si intitola The Stand, La Bancarella e gli autori, i coniugi Norman e Gidona Issa, l’hanno pensato in lingua araba ed ebraica per un pubblico infantile, mettendo in scena due venditori ambulanti, uno israeliano e l’altro appunto arabo, che siccome non si capiscono ma si trovano a condividere lo stesso spazio-vendita al mercato, trovano il modo di capirsi per forza e alla fine, in un crescendo di buffi qui pro quo, si mettono persino in società.

E resterebbe da dire dell’installazione del collettivo di artisti di strada Broken Fingaz, originari di Haifa ma ormai noti in tutto il mondo per i loro pirotecnici murals e della mostra fotografica di Alia Khalil e Adam Yekutieli, il cui lavoro attinge a testi e materiali d’archivio, con l’obiettivo di riattivare spazi di memoria e potenzialità d’empatia, altrimenti difficili da esplorare. Tutti lavori concepiti apposta per questo People Peace Summit, che dovremo accontentarci di vedere solo da lontano, magari da domani, sulle varie pagine social.

Per assistere alla plenaria di It’s time oggi dalle 18 fino alle 20 oggi 30 aprile:

Facebook: https://www.facebook.com/events/1299320968820425/

Per l’elenco di tutte le organizzazioni che aderiscono alla coalizione It’s Timehttps://bit.ly/42zfQrB