Approfittando delle vacanze di Pasqua ho deciso di fare un altro viaggio in Ucraina, questa volta prendendo l’aereo. Sono arrivato alle 7.30 di mattina del 2 aprile all’aeroporto internazionale di Chişinău, in Moldavia e poi ho preso il pullman per Odessa.

Alla frontiera con l’Ucraina hanno fatto scendere solo me con il bagaglio. Mi hanno fatto aprire lo zaino, ma senza ispezionarlo. “Il mio inglese fa schifo” ho detto alla ragazza con la divisa della Guardia di frontiera. “Anche il mio” mi ha risposto.

Dopo pochi minuti ero nuovamente seduto al mio posto sul pullman, con il mio zaino e il passaporto timbrato.

Oggi, 3 aprile, è previsto l’incontro con i sindacati per avere informazioni sui lavori di ristrutturazione della Casa dei Sindacati. Spero che si riesca a organizzare una raccolta  fondi perché quel luogo, teatro dell’orrenda strage del 2014, perpetrata da bande di nazifascisti arrivati da fuori ai danni di decine di decine di antifascisti, fu volutamente incendiato in odio ai sindacati dei lavoratori. Aiutarli a ristrutturarlo sarebbe un gesto dal valore simbolico e pratico molto forte.

Sono da poche ore in Ucraina e ho già visto all’opera i famigerati arruolatori, che hanno catturato un uomo che correva disperato. Un arruolatore ha sparato anche due colpi di pistola. A quel punto il poveretto si è arreso, l’uomo che lo ha raggiunto per primo lo ha buttato a terra e si è seduto su di lui. Nel frattempo ne sono arrivati altri dieci. Li ho visti osservare la preda catturata e complimentarsi tra di loro. Il povero Cristo sarà spedito al fronte quanto prima.

É molto frustrante non poter soccorrerle un uomo in pericolo.