Moltissime città italiane durante il ventennio avevano concesso la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Era in pratica un obbligo rendere omaggio in questo modo al duce così come intitolare il nome delle vie a Roma, capitale dell’impero divenne obbligatorio con una circolare del 1931. Molte di queste città hanno revocato la cittadinanza, tra di loro spicca Salò, la capitale dei repubblichini tra 1943 e 1945. Ma tra quelle che non l’hanno fatto c’è la città di Biella, una città a cui il presidente Sandro Pertini aveva conferito la medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza nel 1981.
Il Comitato M come Matteotti aveva promosso una petizione per revocare tale cittadinanza onoraria e la coalizione di minoranza del Comune di Biella l’aveva sostenuta nel 2025 con una mozione che intendeva assegnarla invece a Giacomo Matteotti e alla partigiana Iside Viana. La maggioranza di destra aveva votato contro, con l’astensione della Lega, con la motivazione che il fascismo oramai non esisteva più e soprattutto che non aveva senso e addirittura non era previsto togliere la cittadinanza o attribuirla a defunti.
Una motivazione assai fragile per smontare la quale è bastato un colloquio con l’ex sindaco di centro sinistra Gianluca Susta. Susta ha affermato che durante i suoi mandati avevano attribuito la cittadinanza onoraria esclusivamente a persone defunte. Non si era accorto della cittadinanza onoraria al duce altrimenti avrebbe provveduto immediatamente. Del resto occorrono a volte investigazioni giornalistiche o di ricercatori di buona volontà per fare venire a galla certe realtà. Lo sanno bene proprio gli amministratori di Biella di FdI per la vicenda “5 forchette”. Meritoria era stata quindi la ricerca effettuata dal Comitato M come Matteotti nello scovare negli archivi quella vergognosa onorificenza.
Del resto quella scoperta aveva un particolare significato proprio nel momento in cui alla guida della città salivano per la prima volta diversi amministratori di maggioranza con trascorsi nel MSI. Da parte di quale M avrebbero deciso di stare ? Quella di Matteotti o quella di Mussolini? Una prima risposta come abbiamo visto l’avevano data nel consiglio comunale del 29 aprile 2025. Ma M5S e PD, in accordo con AVS, sono tornati alla carica nel consiglio del 31 marzo 2026 smontando le pretestuose motivazioni regolamentari addotte dalla maggioranza e presentando un’interrogazione che suonava così:
“In prossimità del prossimo 25 aprile e quindi della festa della liberazione siamo a reiterare la richiesta di togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini. Per Biella è evidente che è una vergogna mantenere la cittadinanza onoraria a Mussolini. Mussolini non lo statista ma il capobanda, non l’assertore di un’idea ma un criminale. Siamo con Pertini a ricordare che “il fascismo non è un’idea, il fascismo è un crimine”. La motivazione prevalente esposta dalla maggioranza al Consiglio Comunale lo scorso 29 aprile 2025 pare essere stata quella formale e attinente la sfera giuridica, ovvero non ha senso e addirittura non è possibile togliere la cittadinanza onoraria a una persona defunta (Mussolini), né concederla (Matteotti). E allora poniamola sul piano legislativo per constatare come questa motivazione non stia in piedi. Nessuna norma di legge prevede l’istituto della cittadinanza onoraria, quindi né la concessione, né la revoca. Ma quasi tutti i Comuni prevedono e disciplinano la concessione di tali onorificenze nello statuto o in apposito regolamento o comunque la concedono con deliberazione del consiglio comunale anche in assenza di un’esplicita normativa regolamentare. E’ evidente che chi è cittadino a tutti gli effetti e gode dei diritti di cittadinanza tra cui il voto perde automaticamente i requisiti di cittadinanza quando muore. Ma la cittadinanza onoraria è appunto un titolo puramente onorifico e non si può affermare che cessi di valere con la morte della persona, né che non possa essere conferito a persone defunte. Ad esempio nel centenario della commemorazione della traslazione del Milite Ignoto il 4 novembre 1921 nel Sacello dell’Altare della Patria a Roma, sono stati 3.200 i Comuni che hanno concesso la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto. In assenza di norme legislative i Comuni hanno ampia discrezionalità, a volte regolamentata e altre no. Tanto che sono molti i Comuni che hanno revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini senza che fosse loro posto alcun rilievo dal punto di vista legislativo visto che una legislazione in materia non esiste. A meno che il regolamento comunale non preveda esplicitamente l’impossibilità della revoca qualora l’insignito non sia più in vita, non esistono ostacoli giuridici alla revoca della cittadinanza onoraria conferita a Mussolini. Quindi: o il Comune ammette che il motivo è politico e di merito e non formale per non avere tolto la cittadinanza onoraria a Mussolini e non averla concessa a Matteotti, oppure rivaluta serenamente la questione. Si tenga ancora conto del fatto che a memoria dell’ex sindaco Susta furono concesse in passato onorificenze di cittadino onorario solo a persone defunte. In conclusione, in assenza di norme giuridiche nazionali e di regolamenti comunali la maggioranza può fare quello che vuole ma non si tirino in ballo aspetti formali insussistenti. Se si ritiene del resto giusta tale decisione dovrebbe essere semmai considerato motivo di orgoglio procedere a una decisione che altre amministrazioni precedenti non hanno assunto invece di chiedersi “se non l’hanno fatto loro perché dovremmo farlo noi”. E alla luce di tali considerazioni si chiedeva al sindaco se alla luce di quanto esposto in premessa, venuto meno il motivo giuridico, il Comune fosse disposto a togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e assegnarla a Giacomo Matteotti o se si intendesse invece confermare la decisione assunta di non procedere alla revoca ritenendo sufficienti gli interventi in opere pubbliche realizzate in città durante il fascismo per emendare il profilo criminale del cittadino onorario Benito Mussolini: soppressione della democrazia e degli oppositori, violenza verso i circoli e i Comuni socialisti, sanguinarie imprese coloniali, leggi razziste, campi di concentramento, entrata in guerra a fianco di Hitler.”
L’interrogazione era esposta dal consigliere del M5S Karim El Motarajji ed arrivava la risposta concisa e sprezzante del sindaco di Fratelli d’Italia Marzio Olivero. Letteralmente affermava:
“A me fa piacere, fa piacere al mio elettorato sentirsi dire che non pensiamo più a quanto è accaduto 80 o 100 anni fa, dipende da quando vogliamo far scorrere il tempo. Siamo proiettati verso il futuro, non pensiamo più a queste cose e lasciamo a voi il piacere di crogiolarvi in questi ricordi”.
Giustamente nella sua replica El Motarajji aveva fatto presente che il sindaco dovrebbe esserlo di tutti i cittadini e non solo del suo elettorato. E partiamo proprio da qui nell’analizzare la risposta del sindaco. Forse è stato un po’ incauto nell’affermare che fa piacere al suo elettorato sentirsi dire che la cittadinanza onoraria al duce rimane al suo posto. Qual è intanto il suo elettorato? Quello che fa capo anche alla lista civica Gentile, a Forza Italia e alla Lega? Ma la Lega già lo scorso 29 aprile 2025 non aveva votato contro alla mozione per togliere la cittadinanza onoraria ma si era astenuta. E tutti ricordiamo l’ex sindaco di Cossato e poi di Biella, Claudio Corradino, presenziare da convinto antifascista alle cerimonie del 25 aprile. Ma se anche si fosse riferito solo all’elettorato di Fratelli d’Italia come fa a essere così sicuro che chi l’ha votato ritenendolo un bravo amministrare della città approvi anche questa scelta politica? E proprio certo che la componente non nostalgica ma liberale del suo elettorato non provi orrore per la cittadinanza onoraria a Mussolini?
“Non pensiamo più a quanto è accaduto 80 o 100 anni fa. Siamo proiettati al futuro”. Certo, nulla di nuovo, un chiaro tentativo di rimozione per relegare all’oblio quel periodo storico. E con quali conseguenze, quali significati? Intanto essere proiettati al futuro senza memoria, senza consapevolezza delle proprie radici riserva brutte sorprese e questa ignoranza del proprio passato, rivendicata come una sorta di valore “futurista”, porta anche ai sempre più frequenti fenomeni per cui il fascismo si ripresenta in forme diverse, coinvolge i giovani, fa sì che il saluto romano singolo o di massa sia considerato una legittima forma di espressione delle proprie emozioni e percezioni politiche. La narrazione sottesa è sempre la solita: il fascismo è finito 80 anni fa, Mussolini è morto, che senso ha parlare di un defunto e di una cosa che non esiste più? Non rinnegare e non restaurare , diceva Giorgio Almirante. Mettiamoci una pietra sopra allora.
“Lasciamo a voi il piacere di crogiolarvi in questi ricordi”. Come dire: la Resistenza è roba vostra, la vittoria contro il fascismo da cui è nata la Costituzione Repubblicana è roba vostra, noi non guardiamo al passato, siamo proiettati al futuro della città. Ma non è che pensare al futuro di Biella e dedicare un minuto a deliberare la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini siano operazioni incompatibili. Caso mai di difficile compatibilità sono la medaglia d’oro al valor militare assegnata alla città e la cittadinanza onoraria a Mussolini. E anche di difficile compatibilità sono la commemorazione del 25 aprile e il possibile discorso ufficiale di un sindaco che la pensa in quel modo e che si tiene stretta la cittadinanza onoraria al duce. Il problema in effetti è che in quella ricorrenza bisogna proprio “pensare a quanto è accaduto 80 anni fa, crogiolarsi nei ricordi” e la domanda quindi a meno di 3 settimane dal 25 aprile è: cosa farà il sindaco? Si asterrà dall’intervenire dal palco della festa della liberazione in coerenza con quanto affermato in Consiglio Comunale? Oppure ci metterà la faccia sapendo che è quella di un sindaco che non toglie la cittadinanza onoraria al capo del fascismo?
In conclusione, l’essenza di una città non è fatta solo di servizi pubblici, strade, verde, uffici, ma anche di quell’insieme di valori etici e civici tra i quali al primo posto dovrebbe esserci l’antifascismo. Lo dobbiamo alle centinaia di giovani partigiani biellesi caduti sui monti o lungo le strade sotto il piombo nazi-fascista.
Ma si era già capito alcune settimane fa come la pensa l’amministrazione comunale, quando incredibilmente era stata respinta senza motivazioni una mozione per intitolare alla Costituzione una piazza di Biella come avviene in centinaia di città italiane di ogni orientamento politico. Il motivo era probabilmente in quel passo della mozione che definiva la Costituzione antifascista, come ricordato più volte dai presidenti della Repubblica, da Sandro Pertini a Sergio Mattarella : “la nostra è una Costituzione antifascista che si fonda sulla lotta di liberazione matrice di libertà e democrazia”. Allo stesso modo quella medaglia d’oro per la Resistenza appuntata sul gonfalone di Biella dovrebbe far riflettere il sindaco che essa è testimonianza di libertà e democrazia per una comunità che non si merita la vergogna della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.
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