Nello scorso anno sono stati oltre 1,33 milioni i nuovi contratti di locazione stipulati in Italia (+4,4% rispetto al 2024), per un volume complessivo di canoni annuali superiore agli 11,4 miliardi di euro. Lo certifica il Rapporto “La casa in locazione in Italia e in Europa di Scenari Immobiliari e Abitare Co.

Tuttavia, il Report evidenzia come questa crescita sia alimentata principalmente dalle crescenti difficoltà delle famiglie nell’accesso all’acquisto, rendendo l’affitto per molti l’unica opzione possibile (ricordiamo che in Italia quasi otto milioni di famiglie inquilini pagano annualmente 50 miliardi di euro di canoni di locazione, ai quali vanno aggiunti altri 6,5 miliardi di euro per le locazioni brevi). Questa pressione, unita a una strutturale carenza di offerta qualitativa e quantitativa, ha spinto i canoni medi nazionali a crescere del 5,15%, con punte eterogenee: se il mercato ordinario di bassa qualità ha ceduto l’1,5%, i mercati convenzionati legati ai nuovi Patti territoriali hanno registrato rincari fino al 15%.

Milano si conferma la città più onerosa, raggiungendo i 200 €/mq/anno (+10%). Roma si attesta stabilmente sopra i 155 €/mq/anno, Bologna e Napoli registrano crescite speculari del +16%, con canoni rispettivamente di 140 €/mq e 120 €/mq mentre Genova mette a segno il balzo più significativo, superando per la prima volta i 115 €/mq con un incremento decennale prossimo al 30% trainato, negli ultimi anni, dalla nuova offerta residenziale disponibile in ambiti semicentrali. A livello regionale, dal 2016 ad oggi, la regione Lombardia guida la crescita grazie all’attrattività dell’area metropolitana milanese. Seguono la regione Valle d’Aosta, tornata a correre per la domanda di seconde case e locazioni turistiche, e il Friuli-Venezia Giulia, trainato da un tessuto produttivo fiorente e dal ruolo di snodo logistico internazionale. Le previsioni per il 2026 indicano un consolidamento dei volumi (crescita stimata inferiore all’1%) e un ulteriore pesante rincaro dei canoni che sarà superiore al 4% e che porterà il valore medio nazionale oltre i 95 €/mq/anno. Una situazione che, in assenza di politiche pubbliche concrete e mirate, rischia di rendere sempre più stringente l’emergenza abitativa per le fasce di popolazione più fragili.

Anche l’ultimo report di Idealista, il portale immobiliare, parla di una decisa crescita dei canoni di locazione in tutto il Paese: nel primo trimestre del 2026 si registra un incremento del 4%. Un aumento che porta il prezzo medio degli affitti a 14,8 euro al metro quadro, a un passo dal massimo storico nazionale di 14,9 euro/m². Tra i rialzi maggiori troviamo Barletta (11,3%), Padova (8%), Caserta (7,7%), Lucca (7,3%) e Viterbo (7,2%), mentre ii cali più rilevanti si registrano a Verona (-7,9%), Prato (-6,6%), Brescia (-6,4%), Ascoli Piceno (-6,3%) e Massa-Carrara (-5,2%). La Capitale arriva al suo massimo storico con 19,8 euro/m², mentre Milano si conferma essere la città più cara (22,3 euro/m²), alla pari con Venezia e appena sopra Firenze (22,2 euro/m²). Seguono Bologna (17,1 euro/m²), Como (16,7 euro/m²) e Napoli (15,5 euro/m²).

Si tratta di dati che confermano l’insostenibile situazione del sistema abitativo nel nostro Paese, ove spesso sono i giovani ad avere maggiori probabilità rispetto alle fasce d’età più anziane di trovarsi in situazioni di insicurezza abitativa, di essere eccessivamente gravati dai costi dell’alloggio e di vivere in abitazioni di qualità inferiore. Una situazione che li costringe a vivere in condizioni che altrimenti non sceglierebbero, come ad esempio con i genitori o i parenti, anche rinunciando a opportunità di carriera e di studio – con ripercussioni sulla loro salute e sul loro benessere – e a decisioni in merito alla formazione di una famiglia.

E per aggravare la crisi abitativa è di recente arrivato anche il congelamento dei 970 milioni destinati al recupero degli alloggi sfitti dell’edilizia residenziale pubblica che apre uno scenario oltremodo preoccupante. La sospensione del provvedimento, legata al mutato contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dal caro energia, rischia infatti di produrre effetti immediati e concreti su migliaia di famiglie in attesa di una casa. A denunciarlo sono le organizzazioni sindacali SUNIA, SICET e UNIAT, che sottolineano come il blocco delle risorse implichi il prolungarsi delle liste d’attesa e il mancato utilizzo di una parte significativa del patrimonio pubblico, che potrebbe invece offrire una risposta concreta all’emergenza abitativa. Una situazione aggravata dall’aumento del costo delle bollette, che colpisce in modo particolare i nuclei più fragili, spesso residenti proprio negli alloggi ERP.

Qui il comunicato SUNIA, SICET e UNIAT