Venerdì pomeriggio alle 17 presso il Centro Studi Sereno Regis si è svolto un interessantissimo incontro, Libertà per gli ostaggi palestinesi. Accendiamo la fiamma dell’umanità. All’incontro sono intervenuti Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla, Giulia Torrini presidente di Un Ponte Per, Romana Rubeo caporedattrice di “The Palestine Cronichle” e Naim Abu Saif, studente di Gaza, autore de “L’ultimo respiro di Gaza”.

L’evento, organizzato nella Giornata dei Prigionieri Palestinesi, è una risposta alla chiamata della campagna internazionale Red Ribbon.

Attualmente sono 9.446 i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, di questi 3.442 sono detenuti amministrativi senza accuse né processo, più di 350 i bambini. Si stima che dal 1967 in ogni famiglia palestinese ci sia stato almeno un membro detenuto nelle carceri israeliane. Detenuti che adesso hanno di fronte la nuova legge approvata dalla Knesset il 30 marzo che prevede:

  • La pena di morte per impiccagione senza possibilità di grazia.
  • Le sentenze saranno emesse da tribunali militari con una finestra di 90 giorni per eseguire le esecuzioni una volta emessa la sentenza.
  • Soprattutto questa legge si applica esclusivamente ai palestinesi in Cisgiordania, non ai coloni israeliani, un atto gravissimo che ci riporta direttamente agli anni del nazismo.

Carcere è infatti una delle parole chiave dell’intervento del giovane Naim Abu Saif. Il carcere, è, nel suo racconto, un’entità vicina e tangibile. Tutti a Gaza hanno parenti, amici, conoscenti che sono o sono stati in carcere. Lo stesso padre di Naim venne incarcerato e poi ucciso durante la seconda Intifada. Tutti sanno di persone malate, maltrattate e detenute anche senza nessuna colpa se non quella di essersi trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Naim ha voluto leggere la prima strofa della poesia “A mia madre”  del grande poeta palestinese Mahmoud Darwish, scritta nel 1965 agli inizi della sua carriera poetica, scritta dopo una visita in carcere della madre del poeta. Lo spunto arrivò in occasione di una visita della madre del poeta che gli portò pane e caffè. La guardia rovesciò tutto a terra. Da quel gesto, di una violenza che nella sua semplicità è devastante, nacque la poesia diventata un simbolo della memoria e della resistenza palestinese.

Mi manca il pane di mia madre

Il suo caffè

La sua carezza

Che cresce con la mia infanzia

Giorno dopo giorno

Amo la vita

Perché se morissi

Non sopporterei il pianto di mia madre!

Madre, mancanza sono le altre parole chiave del racconto del giovane scrittore. La sua famiglia è ancora a Gaza, ancora in pericolo. Comunicare con loro è difficile, soprattutto con la madre che vive nel nord dove viveva lui stesso fino a pochi mesi fa, dove la situazione è peggiore rispetto ad altre zone del paese e non ha internet ne telefoni a disposizione. Due sorelle vivono a Gaza City e lì, racconta, la situazione va un pochino meglio. Naim adesso è a Torino, è tornato all’Università e ha pubblicato il libro “L’ultimo respiro di Gaza”, una raccolta di quanto scritto quando ancora viveva a Gaza, quando scrittura è servita per dare nome e, forse, un senso a quanto stava avvenendo. Il suo libro non è però possibile reperirlo in libreria. Per trovarlo bisogna partecipare a una delle varie presentazioni previste oppure contattare Naim sui social.

Quello che è stato ben delineato grazie ai vari interventi è che la situazione è difficile ancora adesso, i numeri di morti e uccisioni è ridotto ma la pace è ancora lontana. Non potrebbe essere diversamente pensando alla legge che prevede la pena di morte per i palestinesi detenuti, solo per loro, e per impiccagione. Ecco perché partirà nuovamente la Global Sumud Flotilla, a breve dalla Sicilia via mare ma a maggio partirà anche un equipaggio via terra. Maria Elena Delia esprime in modo chiaro e netto il significato politico della spedizione. Con la Flotilla partiranno medici, educatori, eco builders, se c’è la pace non potranno non farli attraccare. Chiede anche il nostro sostegno nel seguirli e accompagnarli. Lo scorso anno furono le manifestazioni e le proteste a difenderli, facciamolo anche stavolta, rimaniamo pronti “a bloccare tutto”.

Dopo l’incontro è stata organizzata una fiaccola in piazza Castello.

Si può rivedere tutto l’evento sul canale youtube del Centro Sereno Regis: https://www.youtube.com/@serenoregistv/streams