“Come puoi essere felice se intorno a te i tuoi fratelli vengono consumati e travolti dalla fame e dalla miseria?”. Un’affermazione attualissima che ci pone di fronte all’anelito verso una felicità condivisa che nel mondo d’oggi appare quanto mai lontana, considerato lo scenario di guerre e genocidi che producono centinaia di migliaia di morti fra civili inermi e bambini.
Attualissima ma non attuale perché questa domanda la rivolgeva un giovanissimo insegnante di una scuola serale di Sesto San Giovanni a Milano ad una platea di studenti e operai fra cui giovani come lui, ma anche uomini meno giovani segnati dalla guerra e dalla lotta per la Resistenza al regime nazifascista: siamo nel 1948 e l’insegnante di 24 anni risponde al nome di Danilo Dolci, l’intellettuale del secolo scorso che meglio di tanti ha saputo coniugare il pensiero con l’agire concreto diventando uno dei più importanti e riconosciuti esponenti del movimento per la Pace e per la non violenza.
Se ne parla a Palermo e l’occasione ci è offerta dal libraio ed editore Nicola Macaione che da poco ha riportato alle stampe a distanza di quasi ottanta anni L’ascesa alla Felicità, un’antologia per argomenti che la stamperia Cesare Tamburini di Milano aveva prodotto in sole duecento copie di carta ciclostilata nel 1948, scritta e commentata da Dolci “per mettere a disposizione dei giovani operai, affamati di sapere, quanto non era giusto tenessi solo per me”.
Alla presentazione del libro, svoltasi in due giornate venerdì 10 e sabato 11 aprile rispettivamente allo Spazio Cultura della Libreria Macaione e alla scuola “Giovanni Falcone” allo ZEN, i curatori dell’opera Giorgio Carlo Schultze, Giuseppe Barone, Daniela e Amico Dolci, questi ultimi figli del sociologo triestino, ne hanno raccontato la genesi ai tempi della sua prima pubblicazione ed il recente fortuito ritrovamento dell’unica copia ancora esistente presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, salvata anch’essa tra le tante altre opere dagli “angeli del fango” dopo la famosa alluvione del 1966.
L’incontro diventa l’occasione per conoscere Dolci prima dell’esperienza di Nomadelfia con don Zeno Saltini nel 1950 e prima che l’anno successivo venga in Sicilia per stabilirsi a Trappeto fra contadini e pescatori per portare avanti le sue battaglie nonviolente in favore degli ultimi, dei ‘banditi’ come lui li definiva, attraverso i digiuni, lo sciopero alla rovescia, la lotta per l’acqua, per un lavoro dignitoso, anch’esso tema attualissimo: proprio venerdì è giunta la notizia della tragica morte sul lavoro dei due operai caduti dalla gru in via Marturano a Palermo i cui nomi è giusto ricordare affinché non siano solo dei numeri in una statistica sugli incidenti (o sarebbe meglio definirli omicidi) sul lavoro: Daniluc Tiberi Un Mihai e Najahi Jaleleddine.
Tornando all’antologia, il giovane Dolci racchiude in essa citazioni e scritti di pensatori antichi e moderni apparentemente distanti fra loro, i suoi “amici più cari”, come li definisce, a cui dice di essersi rivolto perché ci aiutino a fermarci e riflettere, a dialogare con loro compiendo un vero e proprio atto rivoluzionario soprattutto in una società quasi esclusivamente concentrata sulla compulsiva consultazione degli smartphone, come ci ricorda Giorgio Schultze nel suo intervento evocando efficacemente l’immagine di ‘vibrazioni che entrano in risonanza’.
Si tratta delle prime pagine in cui si manifesta la ‘maieutica reciproca’ di Dolci, l’idea di una cultura diversa che abbia ricadute concrete, di libri come strumenti di lavoro e non da essere semplicemente consegnati ad uno scaffale: Giuseppe Barone, collaboratore di Dolci dal 1985, raccontando come egli mettesse in cerchio gli studenti per far loro delle domande e da lì avviare una discussione, ci dice che ‘senza un’idea maieutica dei rapporti sociali non può esistere una democrazia” e questo è il senso profondo dell’opera svolta dal sociologo triestino.
Dolci fu in costante contatto con tanti intellettuali dell’epoca, da Bertrand Russell a Bruno Zevi, da Elio Vittorini a Carlo Levi, da Lucio Lombardo Radice ad Aldo Capitini, i quali sostennero le sue battaglie e ne presero le difese, anche nei tribunali come fu per Piero Calamandrei che da avvocato lo difese nel processo seguito allo sciopero alla rovescia del 1956 in cui, insieme ad operai e braccianti, lo stesso Dolci si dette da fare per riparare una trazzera comunale subendo l’arresto e la reclusione presso il carcere dell’Ucciardone. Fra i tanti intellettuali citati, giusto ricordare anche Franco Alasia, scrittore ed esponente della nonviolenza che faceva parte del gruppo di studenti del 1948 alla scuola di Sesto San Giovanni.
Durante l’incontro c’è spazio anche per racconti familiari quando Amico Dolci narra della visita nella loro casa della matematica Emma Castelnuovo e della loro paura di figli adolescenti di essere interrogati dall’autrice dei libri di testo sui quali studiavano, salvo poi finire a giocare con lei. E ricordare anche il grosso callo da scrittura che il padre aveva sviluppato fra le dita scrivendo senza mai usare una macchina da scrivere migliaia e migliaia di pagine, di biglietti, di relazioni, di rapporti ‘per riprodurre quella sensazione di gioia di incontrarsi’.
E Daniela Dolci, l’altra figlia, sottolinea l’importanza di veicolare questo libro nelle scuole perché questo è un libro scritto per i giovani in quanto offre spunti di riflessioni significativi per la crescita culturale, non essendo necessariamente un libro da leggere dall’inizio alla fine considerato che ogni singola pagina offre il pretesto per avviare discussioni e ragionamenti.
La riedizione di questo libro è stata concepita anche per contribuire al rilancio del Borgo “Danilo Dolci” e di tutte le attività collegate fra cui il Centro di Sviluppo Creativo; è, inoltre, prevista la costituzione a breve della Fondazione “Danilo Dolci” ed altre attività quali il progetto “Casa per la Pace” come luogo aggregativo per i giovani nonché la III edizione del Festival “Palpitare di nessi” dal 25 al 28 giugno prossimi. In ultimo, un cenno ai documentari che il regista Alberto Castiglione, presente all’incontro, ha realizzato nel 2004 (“Danilo Dolci, memoria e utopia”) e nel 2007 (“Verso un mondo nuovo”), fino al più recente “Inchiesta su Danilo Dolci” del 2024, disponibili sul canale YouTube.
A chiusura dell’incontro, molto partecipato da semplici cittadini insieme a docenti, rappresentanti della società civile, a Padre Francesco della Parrocchia di San Luigi, al Presidente dell’VIII Circoscrizione Marcello Longo, all’Assessore comunale Fabrizio Ferrandelli e molti altri, Nicola Macaione, che ha efficacemente condotto il dibattito, ci ha consegnato l’ultimo pensiero di Danilo Dolci riportato nella quarta di copertina del libro: “L’umanità intelligente e autocritica, in quanto ha incondizionata la propria libertà, ha propria norma l’Utopia, ideale perfezione”.












