Lo scorso 27 marzo, i licei classici di tutta Italia hanno celebrato la XII edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, un evento a cadenza annuale nato nel 2015 dall’inventiva di un insegnante siciliano di latino e greco, Rocco Schembra: la Notte ha l’obiettivo di rilanciare e promuovere il liceo classico, dimostrando che il latino e il greco non sono, come spesso si crede, lingue morte, ma che possono ancora dirci molto sul nostro modo di stare al mondo.

Il tema di questa questa edizione è stato Homo sum, che ha permesso agli studenti di riflettere sul concetto di humanitas nell’universo classico e contemporaneo: alla luce delle atrocità di cui l’umanità si sta macchiando, i giovani studenti, tra cui i sannazarini (studenti del Liceo Ginnasio Statale Jacopo Sannazaro di Napoli), hanno voluto ricordare cosa significa essere umani.

Il Sannazaro infatti ha rinnovato anche per quest’anno la sua partecipazione alla Notte organizzando un vero e proprio spettacolo itinerante all’interno dell’istituto.
Sin dalle 16:30 nell’Aula Magna della scuola hanno avuto luogo le premiazioni del Premio Mia Filippone indetto dal liceo in memoria dell’ex preside Filippone scomparsa prematuramente. Il concorso é suddiviso in tre sezioni (racconto, poesia, disegno/illustrazione) e quest’anno il filone tematico scelto è stato Il valore della diversitá.

Una volta terminata la consegna dei premi, il pubblico è stato invitato nella palestra esterna dove è iniziato lo spettacolo vero e proprio: studenti e insegnanti si sono cimentati in un’esibizione di Hasaposervikos, un ballo tipico greco e serbo nato a Costantinopoli (odierna Istanbul) e il cui nome significa letteralmente danza dei macellai (da hasapiko: danza dei macellai e serviko: serbo).

Gli spettatori sono poi stati invitati nuovamente a tornare verso l’Aula Magna al cui ingresso c’era ad attenderli la rappresentazione teatrale di un brano tratto dall’Heautontimorumenos di Terenzio (opera a cui ci si è ispirati per il tema dell’evento): due anziani contadini del II secolo a.C, Cremete e Menedemo, interpretati da due giovani ragazze, si confrontano sull’insopportabile fatica che Menedemo è costretto a sopportare e davanti a cui Cremete non può che provare pietà, sostenendo: Homo sum, humani nihil a me alienum puto (sono un essere umano, e nulla di ciò che è umano mi è estraneo).

Lo spettacolo è poi proseguito all’interno dell’Aula Magna con la melodiosa esibizione del brano O Fortuna di Carl Orff da parte del coro del Sannazaro, coordinato dalle docenti Maria Antonietta Aceto e Rosaria Fiorenza e che si é successivamente esibito magistralmente anche su Memory di Andrew Lloyd Webber e Centro di gravità permanente di Franco Battiato coinvolgendo il pubblico e intervallando le declamazioni di poesie e brani di narrativa sul tema Homo sum.

I ragazzi infatti, guidati dalle docenti Paola Gargarella, Chiara Tortora, Maria Caterina de Lutio, Paola Castronuovo e Rosa Maria Losito, hanno riportato il racconto di padre Antonio Loffredo e della sua esperienza nel rione Sanitá di Napoli, dove attraverso accoglienza e ascolto ha supportato molti giovani a intraprendere la retta via; le descrizioni di noti quadri con Parole di Munch (su L’Urlo di Edvard Munch), che esprime una condizione di angoscia universale che sconquassa tutto l’esistente come un urlo, e Picasso, il sogno e la menzogna di Franco (su Guernica di Pablo Picasso), che rappresenta l’orrore nero della guerra; le poesie e i racconti Fotografia dell’11 settembre (di Wislawa Szymborska), Lontano, lontano (di Franco Fortini), San Martino del Carso (di Giuseppe Ungaretti), Siamo gli innumerevoli (di Erri De Luca), Mi dici di tacere (di Rupi Kaur), Non camminare davanti a me (di Albert Camus), Preghiere dei bambini (di Bertold Brecht), Orlo (di Silvia Plath), Pensa agli altri (di Mahmud Darwish), Finalmente sono riuscito a volare (di Pietro Nardiello), Alla vita (di Nazim Hikmet) e gli Inni Orfici (di Orfeo) in cui il tema dell’humanitas é affrontato da ogni prospettiva: la guerra, la morte, la sofferenza, la migrazione, la solitudine, la figura femminile, la parola.

Infine, in chiusura, i presenti hanno assistito ad una performance inedita per il liceo Sannazaro: i tableaux vivants (quadri viventi) di I mendicanti (di Cristino Banti), Il fiore nel fucile (di Banksy), La madre dell’ucciso (di Francesco Ciusa), Cristo morto (di Andrea Mantegna), Uomo allo specchio (di René Magritte) e Il sonno della ragione genera mostri (di Francisco Goya) passano dalla rappresentazione della povertà alla volontà di sostituire la violenza con la pace, dal dolore straziante di una madre in lutto alla riflessione sulla morte, dal valore dell’identità al timore che, una volta messa a tacere la ragione, emergano i lati più selvaggi dell’uomo. Tra tutti spicca un oggetto di scena: un telo bianco avvolto in modo tale da sembrare un bambino morto, testimoniando l’orrore nel veder soppressa una vita così pura, fragile e innocente, in critica verso una sempre maggiore assuefazione nei confronti della violenza.

Durante lo spettacolo nulla è stato lasciato al caso, dalle immagini di sottofondo, alle musiche, alla scelta dei brani e persino nell’abbigliamento, dal momento che in scena non sono mai mancati quattro colori: tutti in pantalone nero e magliette rosse, verdi e bianche, proprio come la bandiera palestinese, in segno di sostegno, vicinanza e humanitas.

Questa Notte Nazionale del Liceo Classico non ha solo intrattenuto il pubblico, ma ha anche ricordato che l’unica chiave di lettura della realtà deve essere l’umanità, pensando sempre agli altri.

Articolo di Giulia Mandico Redazione Napoli
Foto: Ludovica Rodriquez