La Sport & Rights Alliance accoglie positivamente la decisione del Consiglio della Fifa di approvare alcuni emendamenti ai propri regolamenti di governance, che offrono un’opportunità storica per garantire l’equità di genere e i diritti umani nello sport. Questi cambiamenti consentono il riconoscimento ufficiale della nazionale femminile dell’Afghanistan in esilio, garantendo che le giocatrici possano tornare a rappresentare il loro paese nelle competizioni ufficiali della Fifa.
“Per cinque anni ci è stato detto che la nazionale femminile dell’Afghanistan non avrebbe mai più potuto gareggiare perché gli uomini che hanno preso il nostro paese non lo avrebbero permesso”, ha affermato Khalida Popal, fondatrice e direttrice di Girl Power, ed ex capitana e cofondatrice della nazionale femminile dell’Afghanistan. “Sono molto orgogliosa di questa decisione della Fifa e lieta che la nostra mobilitazione collettiva non solo abbia cambiato il futuro delle donne afghane, ma abbia anche garantito che nessun’altra giocatrice debba compiere i sacrifici che hanno compiuto le nostre. È la rinascita della speranza e un messaggio forte a chi cerca di escludere le donne dalla società: non ci riuscirete. Il posto delle donne è sul campo, nella vita pubblica e ovunque si prendano decisioni”.
La decisione, approvata il 29 aprile 2026 presso il Consiglio della Fifa, conferisce alla Federazione stessa l’autorità, in consultazione con la relativa confederazione, di iscrivere le squadre nazionali alle competizioni ufficiali quando l’associazione membro del paese d’origine è “impossibilitata a farlo”.
“Questa decisione della Fifa è fondamentale per garantire che ogni associazione rispetti le proprie responsabilità in materia di equità di genere e diritti umani”, ha affermato Andrea Florence, direttrice esecutiva della Sport & Rights Alliance. “Si tratta di qualcosa che va oltre il calcio: si tratta di inviare il messaggio che nessun governo dovrebbe avere il potere di cancellare le donne dalla vita pubblica. Siamo entusiasti che la Fifa abbia ascoltato le donne afghane e colmato questa lacuna nei suoi statuti. Non vediamo l’ora di fare il tifo per loro negli anni a venire”.
Dopo che i talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan nell’agosto 2021 e hanno successivamente vietato a donne e ragazze ogni attività sportiva, la nazionale femminile dell’Afghanistan ha vissuto e si è allenata in esilio, dispersa tra Albania, Australia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti. Nonostante la resilienza dimostrata, le componenti della squadra sono state bloccate dalle competizioni ufficiali perché le regole della Fifa richiedevano l’approvazione della Federazione calcistica dell’Afghanistan, controllata dai talebani. Il nuovo emendamento pone fine a questo requisito.
“La Fifa ha finalmente fatto la cosa giusta, colmando la lacuna che permetteva alle politiche discriminatorie dei talebani di essere applicate sulla scena globale”, ha dichiarato Minky Worden, direttrice delle iniziative globali di Human Rights Watch. “L’azione della Fifa dovrebbe servire da modello su come gli organismi sportivi internazionali dovrebbero rispondere quando gli atleti vengono sistematicamente esclusi a causa del loro genere, della loro etnia o del loro credo”.
In un rapporto fondamentale pubblicato nel marzo 2025, “Non è solo un gioco. È parte di chi sono”, la Sport & Rights Alliance ha delineato il caso per il riconoscimento della nazionale femminile dell’Afghanistan, sottolineando che la continua esclusione della squadra rappresentava una violazione dei mandati della Fifa in materia di non discriminazione ed equità di genere. La successiva formazione da parte della Fifa della squadra di rifugiate Afghan Women United ha fornito una soluzione parziale, ma la decisione apre la strada per concedere alle giocatrici lo status di squadra nazionale e la piena partecipazione.
“Le donne afghane sono state punite due volte: una volta dai talebani che le hanno cacciate dalle loro case, e una seconda volta dagli organismi sportivi globali che le hanno lasciate nel dimenticatoio”, ha dichiarato Steve Cockburn, responsabile per la giustizia economica e sociale di Amnesty International. “Il riconoscimento ufficiale della squadra di calcio femminile rappresenterà un passo verso la giustizia per tutte le donne afghane e la prova di ciò che si può ottenere quando la comunità internazionale si rifiuta di voltarsi dall’altra parte”.
La Sport & Rights Alliance esprime la sua più profonda gratitudine a tutte le giocatrici, ai tifosi, alle tifose, agli allenatori, le allenatrici e alle persone attiviste di tutto il mondo, il cui instancabile impegno ha reso possibile questa giornata. Questa vittoria appartiene alle giocatrici, ma il suo impatto sarà sentito ben oltre il campo, stabilendo un precedente definitivo: le donne e le ragazze appartengono allo sport e a ogni luogo in cui scelgono di essere.
Dichiarazioni delle giocatrici:
“Negli ultimi anni abbiamo giocato sotto molti nomi — come rifugiate, come ‘Afghan Women United’ e come ospiti di altri club — ma nei nostri cuori siamo sempre state la nazionale. Poter indossare di nuovo ufficialmente la nostra bandiera è un’emozione che non riesco a descrivere”. – Nazia Ali, Afghan Women United, Australia.
“Il traguardo di oggi onora il lungo e doloroso percorso che abbiamo intrapreso come calciatrici afghane, combattendo discriminazioni, maltrattamenti e molestie semplicemente per il diritto di praticare lo sport che amiamo. Molte di noi hanno compiuto enormi sacrifici, perdendo le proprie case, il proprio paese, la carriera e anni preziosi delle nostre vite calcistiche nella lotta per la dignità e la libertà. Eppure, ci siamo rifiutate di arrenderci. Oggi non si tratta solo di un riconoscimento; si tratta di assicurarci il nostro futuro. Questa squadra non sarà più un progetto temporaneo o simbolico: sarà permanente. Attraverso la nostra resilienza e i sacrifici di così tante giocatrici, stiamo inviando un messaggio chiaro al mondo: le donne afghane sono qui per restare”. – Sevin Azimi, Afghan Women United, Regno Unito.
“Oggi il potere dei talebani non si estende più al mondo del calcio internazionale. Non è la fine dell’apartheid di genere nel nostro paese, ma è un segno che la lotta non è finita. Quando scenderemo di nuovo in campo come nazionale femminile dell’Afghanistan, invieremo un messaggio alle nostre sorelle: siamo con loro e nulla è impossibile”. – Maryam Karimyar, Afghan Women United, Portogallo
Sport & Rights Alliance
La missione della Sport & Rights Alliance è promuovere i diritti e il benessere di coloro che sono maggiormente colpiti dai rischi per i diritti umani legati alla pratica sportiva. Tra i suoi partner figurano Amnesty International, The Assist, Building and Wood Workers’ International (Bwi), Football Supporters Europe, Human Rights Watch, ILGA World (Associazione internazionale lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersex), la Confederazione sindacale internazionale, Transparency International e la World Players Association (Uni Global Union).
In quanto coalizione globale di organizzazioni non governative e sindacati leader, la Sport & Rights Alliance lavora per garantire che gli organismi sportivi, i governi e gli altri soggetti interessati diano vita a un mondo dello sport che protegga, rispetti e attui gli standard internazionali per i diritti umani, i diritti del lavoro, il benessere e la tutela dell’infanzia e l’anticorruzione.











