Un passo che segna una nuova fase nella trasformazione del sistema imprenditoriale cubano è stato compiuto recentemente con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di Cuba del Decreto-Legge 114, una norma che apre la strada alla creazione di imprese miste tra enti statali e privati.

La disposizione non nasce in modo isolato, ma come risultato di un graduale processo di aggiornamento del modello economico cubano, con basi legali e concettuali che risalgono alla Costituzione della Repubblica di Cuba del 2019, dove si riconosce la possibilità di combinare diverse forme di proprietà, riporta Cubadebate.

Il decreto è la prosecuzione di quanto già previsto nell’articolo 22, paragrafo E della Costituzione, che prevedeva la possibilità di integrare diversi tipi di proprietà, a cui si sono aggiunte il Decreto-Legge 34 del 2021, che ha permesso partenariati contrattuali tra enti statali e altre forme di gestione, le 75 disposizioni economiche approvate nel  2022 per stimolare l’economia e i recenti decreti 88 e 89, approvati nel 2024, che  hanno consolidato il quadro per lo sviluppo delle PMI private e delle cooperative non agricole, ampliando lo spettro degli attori economici.

Il punto principale della nuova normativa è la possibilità di creare società miste di capitale tra enti statali e privati nazionali. Finora, le relazioni tra questi attori si limitavano fondamentalmente a contratti di compravendita, alleanze specifiche o schemi di complementarità produttiva. Con la nuova disposizione, entrambe le parti possono fornire risorse e costituire una nuova entità con personalità giuridica propria.

Si apre quindi la possibilità di creare società miste pubblico-privato con attori nazionali. Il decreto regola le modalità della costituzione delle società, le norme di gestione e amministrazione, la distribuzione degli utili, le norme che regolano i conflitti e le modalità per lo scioglimento delle stesse.

La creazione di società miste, secondo le intenzioni del legislatore, dovrebbe migliorare le catene produttive tra settori che fino ad ora operavano con limitazioni. Le società potranno anche operare nei settori che attualmente sono preclusi alle imprese private. Inoltre da questa riforma il legislatore si aspetta di aumentare la produzione di beni e servizi per la popolazione, potenziare l’esportazione e la sostituzione delle importazioni, sfruttare capacità produttive inutilizzate nel settore statale, aumentare la competitività aziendale e generare nuove fonti di lavoro.

“Il settore statale ha capacità limitate a causa della mancanza di risorse, mentre il settore non statale può fornire input, finanziamenti o flessibilità. Questa figura permette di combinare questi punti di forza”, ha dichiarato il Ministro dell’Economia e della Pianificazione Joaquín Alonso Vázquez durante la trasmissione Mesa Redonda, spiegando la riforma. Ha inoltre sottolineato che in queste società confluiscono e sono impegnati beni statali, che appartengono al popolo cubano, quindi la loro gestione deve garantire risultati concreti.

Attualmente, Cuba ha un ampio universo di potenziali partecipanti a queste alleanze, tra cui più di 2.000 imprese statali, circa 10.000 PMI non statali, cooperative agricole e non agricole, società commerciali e società controllate.

In sintesi il Decreto-Legge 114, secondo il governo cubano, rientra nell’obiettivo di trasformare e modernizzare il sistema imprenditoriale statale, nonché di integrare in modo più efficace gli attori non statali nello sviluppo del Paese.

Con questo decreto si potrebbe pensare che l’economia cubana vada nella direzione di una graduale privatizzazione del sistema statale; a tale proposito Ivonne Rodríguez Rodríguez, direttrice legale del Ministero dell’Economia e della pianificazione ha precisato, sempre durante la Mesa Redonda, che il decreto non privatizza, ma crea nuove forme di gestione per la proprietà socialista.

La norma prevede quattro modalità per cui lo Stato si associa ad attori non statali senza vendere i suoi beni.

La prima è la creazione di una nuova persona giuridica: una società a responsabilità limitata mista, dove entrambe le parti apportano beni o diritti reali. Una domanda frequente, ha detto Rodriguez, è se l’entità originale stia scomparendo. La risposta è no: l’ente statale rimane una persona giuridica e inoltre ne viene creata una nuova. Entrambe esistono in modo indipendente.

La seconda modalità è l’acquisizione di una partecipazione di un’entità statale in una PMI privata già esistente.

La terza modalità è l’assorbimento. Una società commerciale di capitale totalmente cubano o una MiPyme[1] statale può assorbire una MiPyme privata. La direttrice ha chiarito che è unidirezionale. “Perché unidirezionale? Perché se fosse bidirezionale, una PMI privata potrebbe acquisire beni socialisti, e questa sarebbe una privatizzazione. Non è questo che tratta questa norma”, ha sottolineato Rodríguez. Lo Stato non vende i propri beni, ma intende gestire al meglio le sue proprietà; i beni restano dello Stato e del popolo cubano.

La quarta modalità è quella contrattuale: un contratto di società economica senza creare una nuova figura giuridica. Consente la contribuzione di beni o diritti reali e anche la creazione di un fondo comune per l’oggetto del contratto.

Tra i vantaggi, Rodríguez ha sottolineato che l’oggetto sociale della nuova figura è identico a quello del settore statale: qualsiasi attività lecita di produzione, commercializzazione, specializzazione e servizio può essere intrapresa. Questo è un’attrazione per gli attori non statali, perché oggi il Decreto 107 limita alcune attività per loro. Associandosi con lo Stato, possono intraprendere un maggiore numero di attività. (Cubadebate).

[1] Acronimo di Micro, piccole e medie imprese