Il dramma che si consuma dall’Abruzzo al Molise fino alla Puglia non è affatto una semplice conseguenza delle “forti piogge” o di eventi naturali imprevedibili. È, piuttosto, la manifestazione evidente di un collasso climatico in atto, aggravato da decenni di scelte politiche irresponsabili e da una totale assenza di prevenzione strutturale.
Il dissesto idrogeologico, ormai normalizzato in regioni come il Molise, è il risultato diretto di un modello di gestione che ha anteposto interessi privati e speculativi alla sicurezza e alla vita delle persone. La privatizzazione delle risorse fondamentali, come l’acqua, e la gestione pubblico-privata di infrastrutture vitali, come la diga del Liscione, hanno dimostrato di essere un fallimento colossale, aggravato dall’inerzia e dalla complicità di chi governa.
Il governo Meloni, con la sua gestione commissariale, non solo non ha invertito questa rotta disastrosa, ma ha contribuito a perpetuare un sistema che ignora deliberatamente la gravità del cambiamento climatico e le sue conseguenze devastanti. La mancata manutenzione delle infrastrutture, la carenza di politiche di prevenzione e la totale assenza di un piano serio di tutela ambientale sono atti di negligenza criminale che mettono a rischio la vita di intere comunità.
Non si tratta di fatalità, ma di una scelta politica precisa: sacrificare la sicurezza e la dignità dei cittadini sull’altare del profitto e della speculazione. È una vergogna che, mentre il clima si surriscalda e le catastrofi si moltiplicano, il governo continui a voltare le spalle, lasciando interi territori isolati, senza acqua, energia e servizi essenziali, in balia di un disastro annunciato.
Questa è la realtà di un collasso climatico accelerato dalla miopia e dall’avidità di chi dovrebbe invece proteggere il bene comune. È ora di smascherare questa inerzia criminale e di pretendere azioni concrete, immediate e radicali per mettere in sicurezza il territorio, gestire le risorse pubbliche con responsabilità e garantire la vita e la dignità di chi abita queste terre. La crisi climatica non aspetta, e nemmeno noi dobbiamo farlo. Non basta l’indignazione, bisogna attivarsi nella resistenza civile nonviolenta di Ultima generazione.