Come ha evidenziato il recente focus dell’ISTAT presentato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, l’Italia si conferma da oltre vent’anni il Paese UE che preleva più acqua dolce per uso potabile, superando nettamente Francia e Germania. Il primato si accompagna a un forte ricorso alle acque sotterranee. Anche in valori pro capite l’Italia, con 150 metri cubi annui per abitante, è ai vertici europei e seconda solo all’Irlanda. Nel 2023, poi, quasi 19 milioni di metri cubi di acque minerali naturali sono state prelevate a fini di produzione (+0,2% rispetto al 2022), di cui oltre la metà al Nord (53,7%) e il 22,9% al Sud (https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/GMA2026_Focus_DEF.pdf).

Cresce, intanto, la bolletta per l’acqua: è di 528€ infatti la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane nel 2025 rispetto ai 500€ (+5,4%) del 2024. Confrontando il dato con il 2019, il costo a livello nazionale è aumentato di ben il 30%. E’ quanto emerge dal XXI Rapporto sul servizio idrico integrato, a cura dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, che delinea un Paese profondamente frammentato, dove il diritto all’acqua viene garantito con standard qualitativi e costi estremamente difformi a seconda del territorio di residenza. Le regioni centrali presentano mediamente le tariffe più elevate, con una spesa media annua di 705 euro, mentre gli aumenti più importanti rispetto al 2024 si registrano al Nord con il +6,4%, seguito dal Sud con il +5,3% e dal Centro con +4,3%.

La regione in cui si rileva la spesa media più bassa è ancora il Molise (€ 274) che però rispetto all’anno precedente registra un aumento di ben il 17,5%, incremento record a livello nazionale. La regione con la spesa più elevata risulta essere la Toscana (€ 770) con un aumento del 2,9%. Oltre al Molise, un incremento a due cifre si registra anche in Valle d’Aosta (+14,8%) e in Abruzzo (+10,7%). Frosinone resta in testa alla classifica delle province più care con una spesa media annuale di 973€, mentre Milano conquista anche nel 2025 la palma di capoluogo più economico con 203€. Fra i capoluoghi di provincia, aumenti a due cifre percentuali per Reggio di Calabria e Crotone (aumento superiore al +19%), Campobasso e Isernia (oltre il 17%), Aosta e Palermo (oltre il 14% ), Catania e Treviso (+del 12%), L’Aquila e Teramo (con più dell’11%). Oltre che tra le regioni, evidenti differenze di spesa continuano ad esistere anche all’interno delle stesse regioni. Solo per citare gli esami più evidenti, nel Lazio tra Frosinone e Latina intercorre una differenza di 529 euro, in Sicilia fra Enna e Catania di 405 euro.

Per quanto riguarda la dispersione idrica, in base agli ultimi dati Istat (anno 2022), essa raggiunge il 42,4% nel territorio complessivo italiano. In alcune aree del Paese e, soprattutto nel Sud e Isole,  si disperde più della metà dei volumi d’acqua immessi in rete. Spicca in negativo la Basilicata, dove va disperso il 65,5%; segue a breve distanza l’Abruzzo (62,5% di acqua dispersa) mentre la Valle d’Aosta si ferma sotto il 30% (ma peggiora comunque il dato rispetto al 2020). Fra i capoluoghi di provincia molto negativo il dato di Potenza, dove la dispersione idrica supera il 70%.

Riguardo alla qualità e alle caratteristiche organolettiche (odore, sapore, limpidezza) della risorsa, i dati Istat ci dicono che in media circa una famiglia su 4 è poco o per niente soddisfatta, con situazioni di maggiore criticità al Sud e soprattutto nelle Isole, dove il 49,5% di esse dichiarano di non fidarsi a bere acqua del rubinetto, a fronte di una media nazionale del 28,7%, comunque alta. Risaltano in modo particolare i dati della Sicilia, dove a fronte del 29,2% di famiglie che lamenta irregolarità nella fornitura del servizio il 50% non si fida a bere acqua di rubinetto. Segue la Calabria, dove il 29,9% riscontra irregolarità nel servizio e il 39,9% non si fida dell’acqua di rubinetto, mentre non sembra riscontrarsi la stessa logica in Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna, dove a basse percentuali di famiglie che lamentano irregolarità nella fornitura (rispettivamente appena il 6,3%, 4,2% e 4,4%) corrispondono percentuali elevate di famiglie che dichiarano di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto (34,9%, 28,7%, 26,4%).

Il servizio idrico italiano si muove in un contesto climatico sempre più instabile e i dati mostrano un aumento significativo della pressione sulla risorsa: negli ultimi venti anni la quota di territorio nazionale colpita da “siccità estrema” è cresciuta del +120% rispetto ai cinquanta anni precedenti; il 2022 è stato l’anno più caldo e meno piovoso dal 1961 con precipitazioni del -22% rispetto alla media 1991 – 2020 (Nord – 33%; Centro -15%; Sud e Isole -13%). Questi numeri descrivono una nuova normalità, che rende indispensabile un servizio idrico più resiliente: capace di garantire continuità, prevenire crisi e gestire gli eventi estremi senza scaricare disagi e costi sui cittadini.

Il Rapporto conferma però un nodo strutturale: le infrastrutture sono in molti casi vetuste e non omogenee. Nel campione analizzato dal Blue Book, l’età di posa delle reti è ancora ignota per il 48% della lunghezza complessiva; tra le reti di cui l’età è nota, solo l’8% ha meno di 10 anni, mentre il 68% ha più di 30 anni (oltre 35.000 km hanno più di 50 anni). In un contesto di reti datate, diventa più difficile ridurre le perdite e garantire continuità. Non a caso, le perdite percentuali, come si diceva, restano elevate. “Di fronte ad una nuova emergenza che sta investendo le famiglie italiane, colpite in misura sempre più estesa dall’aumento del costo di beni e servizi, nell’ambito della gestione della risorsa idrica,” ha sottolineato Tiziana Toto, responsabile nazionale delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, “chiediamo ai soggetti che gestiscono la governance del servizio (dal livello nazionale a quello locale) che si intervenga su quattro priorità: ridurre il water service divide, perché la qualità del servizio, ma anche il costo non può dipendere dal luogo in cui si vive; garantire continuità di investimento oltre il PNRR e rendere strutturale la capacità di programmazione e realizzazione; rafforzare la trasparenza e l’accountability verso i cittadini su piani, cantieri e risultati degli investimenti; garantire maggiore tutela sociale e accessibilità economica, rendendo pienamente efficace il bonus idrico e proteggendo le famiglie vulnerabili”.

Di recente, a proposito dell’abnorme consumo da parte degli italiani di acqua in bottiglia, l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente – ISDE, insieme alle Società scientifiche e alle associazioni aderenti alla Campagna nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica, ha pubblicato l’utile documento “Acqua di rubinetto ed acqua in bottiglie di plastica: fare la scelta giusta per la salute e l’ambiente”. Il documento offre un quadro aggiornato e scientificamente fondato sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano in Italia, sui sistemi di controllo e sulle implicazioni ambientali e sanitarie legate all’elevato consumo di acqua confezionata in plastica: https://www.isdenews.it/wp-content/uploads/2026/03/Acque-potabili-finale-3.pdf

Qui per scaricare il Rapporto di Cittadinanzattiva: https://www.cittadinanzattiva.it/notizie/17676-xxi-rapporto-sul-servizio-idrico-integrato-e-di-528eur-la-spesa-media-a-famiglia-per-la-bolletta-idrica.html