Capire le guerre per costruire la pace: dall’Atlante dei conflitti una riflessione e un appello ai giovani, dal tema dell’ambiente, ai diritti, alla finanza etica.
Mercoledì 11 marzo, nella Sala delle Esposizioni della Regione Toscana in Piazza Duomo a Firenze, è stata presentata la XIV edizione dell’“Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo”, il progetto editoriale realizzato dall’Associazione 46° Parallelo ETS e diretto da Raffaele Crocco, edito da Terra Nuova, che dal 2009 analizza i conflitti contemporanei cercando di comprenderne cause, dinamiche e conseguenze dal punto di vista delle popolazioni coinvolte.
L’iniziativa, promossa con il sostegno della Regione Toscana, ha riunito studiosi, giornalisti e rappresentanti di istituzioni e società civile in un confronto che ha messo al centro non solo l’analisi dei conflitti, ma anche il ruolo dell’educazione, dei giovani, dell’ambiente e della finanza etica nella costruzione di alternative alla guerra.
Ad aprire l’incontro è stata Mia Diop, vicepresidente della Regione Toscana, che ha ricordato come la Toscana abbia una lunga tradizione di impegno per la pace e per i diritti. In questo quadro, il sostegno all’Atlante non è solo un contributo culturale ma anche politico e civile: conoscere i conflitti, comprenderne le radici e diffondere informazioni indipendenti è un passaggio fondamentale per costruire consapevolezza e responsabilità pubblica.
La vicepresidente ha sottolineato l’importanza del lavoro educativo che ruota attorno all’Atlante, soprattutto nelle scuole e nelle università, dove la conoscenza dei conflitti globali diventa occasione per formare cittadini più attenti e critici rispetto alle dinamiche internazionali.
Nel suo intervento Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle guerre, ha ripercorso il significato di un progetto che negli anni è diventato un punto di riferimento nel giornalismo indipendente sui conflitti. L’obiettivo dell’Atlante non è solo descrivere gli scenari geopolitici, ma mettere in luce le cause profonde delle guerre: disuguaglianze economiche, violazioni dei diritti umani, sfruttamento delle risorse naturali, traffici di armi e interessi economici.
Crocco ha evidenziato anche il forte legame con la Toscana, territorio che negli anni ha sostenuto il progetto e dove si sviluppano numerose attività formative. In particolare ha richiamato l’importanza del lavoro con scuole e università, finalizzato a formare nuove generazioni di giornalisti, ricercatori e operatori della pace capaci di leggere criticamente la realtà internazionale.
Tra gli interventi, quello di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha richiamato l’attenzione sul legame tra conflitti armati e violazioni dei diritti umani. Noury ha sottolineato come in molti contesti di guerra la popolazione civile continui a pagare il prezzo più alto, mentre la comunità internazionale fatica a intervenire in modo efficace.
L’Atlante, secondo questa prospettiva, rappresenta uno strumento prezioso perché contribuisce a mantenere alta l’attenzione su conflitti spesso dimenticati e a restituire voce alle popolazioni coinvolte.
Uno dei temi più ricorrenti nel corso dell’incontro è stato quello del ruolo delle nuove generazioni. In diversi interventi è emersa l’idea che i giovani non siano affatto disinteressati ai temi della pace e della politica globale, ma abbiano bisogno di spazi e strumenti per esprimere il proprio impegno.
In questa prospettiva, l’Atlante viene utilizzato anche come supporto didattico in percorsi educativi e progetti di cittadinanza attiva. L’obiettivo è trasformare l’informazione sui conflitti in occasione di partecipazione e responsabilità civile, contrastando la narrazione che dipinge le nuove generazioni come passive o disimpegnate.
Il rapporto tra conflitti e crisi ambientale è stato uno dei temi affrontati anche dal professor Giovanni Scotto, studioso dei processi di pace e trasformazione dei conflitti. Scotto ha ricordato come sempre più guerre abbiano un legame diretto o indiretto con l’accesso alle risorse naturali, dall’acqua alle materie prime strategiche.
Per questo motivo la costruzione della pace non può essere separata dalle politiche ambientali e dalla gestione sostenibile delle risorse. La crisi climatica, ha osservato, rischia di diventare uno dei principali fattori di instabilità geopolitica dei prossimi decenni.
Un altro punto centrale emerso nel dibattito riguarda il rapporto tra economia, finanza e guerra. Interventi come quello di Simone Siliani, impegnato sui temi della cooperazione e della finanza etica, hanno evidenziato come le scelte economiche possano contribuire sia ad alimentare i conflitti sia a costruire alternative.
La finanza etica viene indicata come uno degli strumenti concreti per orientare investimenti e risorse verso progetti di sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale e promozione dei diritti, sottraendoli invece ai circuiti dell’economia di guerra.
Gli interventi di Enrica Capussotti e Laura Greco hanno richiamato l’importanza della dimensione culturale e informativa nel racconto dei conflitti contemporanei. La costruzione di una narrazione critica e documentata diventa infatti fondamentale per superare semplificazioni mediatiche e letture superficiali delle guerre.
L’Atlante delle guerre rappresenta in questo senso un lavoro collettivo che coinvolge giornalisti, ricercatori e realtà della società civile, contribuendo a costruire una conoscenza condivisa e accessibile.
A chiudere l’incontro è stata la convinzione condivisa che comprendere le guerre sia un passaggio necessario per costruire la pace. In un contesto internazionale segnato da conflitti diffusi e da nuove tensioni geopolitiche, iniziative come l’Atlante delle guerre assumono un valore particolare: quello di offrire strumenti di lettura critica e di promuovere una cultura della responsabilità.
In questa prospettiva, il lavoro con giovani, scuole e università, l’attenzione ai diritti umani, all’ambiente e alla finanza etica indicano alcune delle strade possibili per affrontare le radici profonde dei conflitti e immaginare modelli di sviluppo e convivenza alternativi alla logica della guerra.











