Sabato pomeriggio davanti a Palazzo Vecchio a Firenze si sono radunati per la terza volta gli statunitensi della comunità fiorentina in occasione di No Kings, evento globale che oltre a coinvolgere moltissime città degli USA ha avuto corrispondenza in Europa e a Roma con una manifestazione nazionale partecipatissima a cui hanno aderito Ampi, Arci, Cgil insieme a molte altre realtà italiane di opposizione alla guerra/e.
Rivolgiamo alcune domande a John, cittadino statunitense, militante nel sindacalismo italiano, residente da molti anni a Firenze, compagno di molte lotte ed animatore della comunità statunitense fiorentina.
Anche a Firenze No Kings III ha visto una partecipazione affollata e colorata, con canti e slogan. Qual è lo spirito di queste proteste, che appaiono diverse da quelle molto politicizzate che siamo abituati a vedere nelle piazze italiane?
La nostra terza Giornata No Kings! a Firenze, dopo quella del 14 giugno e del 18 ottobre scorsi, fa parte di quella mobilitazione partita dagli Stati Uniti con manifestazioni in oltre 3.250 mila città e paesi, ma anche all’estero con manifestazioni No Kings! promosse dalle comunità statunitensi in Italia a Roma, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Todi, ma anche in tantissime città europee come Reykjavik, Dublino, Londra, Lisbona, Madrid, Barcellona, Parigi, Ginevra, Zurigo, Stoccolma, Vienna, Amsterdam, Berlino, Monaco, Francoforte, Salonicco. La manifestazione a Firenze è stata promossa da tre realtà: Good Trouble Firenze (formata dopo l’inaugurazione di Trump all’inizio del 2025), Women’s March Florence (creata all’inizio della prima amministrazione Trump nel 2016) e Statunitensi contro la Guerra – Firenze (formata nel lontano 1990 prima della prima guerra statunitense contro l’Iraq nel 1991). Molti membri dei gruppi sono anche trasversali e includano persone di orientamento liberal e altre con visioni politiche radical-socialista. Ovviamente il modo di fare politica in piazza degli statunitensi è diverso da quello degli italiani, ma sarebbe sbagliato considerarlo meno “politicizzato”. I temi sollevati erano prettamente politici, com’era anche il volantino distribuito e affrontavano tante questioni politiche importanti.
A questa manifestazione a Firenze hanno aderito, anche con interventi, attivisti fiorentini, a testimoniare la necessità di costruire un movimento globale che contrasti le follia della guerra, l’imperialismo e il rinascente colonialismo. Pensi che anche negli USA con il movimento No Kings, spontaneo dal basso e che coinvolge grandi strati di popolazione subordinata, neri, latinoamericani, immigrati di varie nazionalità, si possa giungere ad una convergenza di lotte internazionaliste?
La cosa importante è creare una consapevolezza fra le persone decise a resistere alle politiche di Trump del fatto che il Partito Democratico storicamente rappresenta una parte del problema dell’imperialismo della classe dirigente negli USA e non fa parte della soluzione. In questo senso, il sistema elettorale maggioritario controllato dai Repubblicani e dai Democratici presenta dei limiti enormi alle possibilità di creare un’alternativa politica progressista negli USA. Da una parte è fondamentale sconfiggere, adesso più che mai, i Repubblicani alle urne, dall’altra parte è necessario creare delle forze politiche autonome, sia all’interno del Partito Democratico che all’esterno.
Foto di Cesare Dagliana.










