E’ del tutto evidente che le vittime delle guerre sono le donne e gli uomini che perdono la vita, i bambini ammazzati o privati del futuro, le migliaia di persone private dei diritti umani, costrette alla fame, alla sete e al freddo o che rimangono mutilate. Come sosteneva Gino Strada: “le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili, che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in se”. Vi sono poi i costi delle guerre che possono ricadere pesantemente anche su chi è lontano dai conflitti. Ovviamente c’è chi sulle guerre fa affari d’oro, soprattutto vendendo armi, ma anche combustibili (per esempio il gas naturale liquefatto), soprattutto grazie a chi ancora spera di raggiungere la sicurezza energetica mediante l’utilizzo dei combustibili fossili e continua a rincorrere sempre le stesse perdenti soluzioni.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, l’attacco militare all’Iran iniziato sabato scorso rischia di presentare un conto molto salato alle imprese italiane: quasi 10 miliardi di euro in più nel 2026. A pesare è soprattutto l’impennata dei prezzi di gas ed energia elettrica registrata negli ultimi giorni. “Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali dei costi energetici, si legge nel report della CGIA di Mestre, le aziende italiane potrebbero trovarsi a pagare quest’anno 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas. Una variazione percentuale rispetto al 2025 del +13,5”. Le stime elaborate dagli artigiani mestrini si basano su alcune ipotesi precise: consumi nel 2025-2026 in linea con gli ultimi disponibili (2024); prezzo medio annuo dell’energia elettrica pari a 150 euro per MWh; prezzo medio del gas a 50 euro, mantenendo quindi un rapporto di 3 a 1 tra elettricità e gas, in linea con quanto osservato mediamente nel triennio 2023-2025.
In questo scenario, l’effetto combinato dei rincari energetici rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese, già messi alla prova da un contesto internazionale instabile. Le realtà imprenditoriali più penalizzate dall’incremento delle bollette sarebbero quelle ubicate nelle regioni dove la presenza delle attività commerciali e produttive è più diffusa. Come la Lombardia che dovrebbe registrare un aumento dei costi energetici di quasi 2,3 miliardi di euro. Seguono l’Emilia- Romagna con +1,2 miliardi, il Veneto con 1,1 miliardi, il Piemonte con 879 milioni e la Toscana con 670 milioni. Alla vigilia dell’attacco israelo-americano all’Iran (venerdì 27 febbraio), il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro. Nel giro di pochi giorni (al 4 marzo del 2026) i prezzi sono balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere di poco. Un’impennata che riflette le tensioni geopolitiche e l’incertezza sui mercati. È inevitabile che le quotazioni dell’energia reagiscano a un conflitto in un’area così delicata per gli equilibri globali. Molto dipenderà dalla durata e dall’intensità della crisi: più il confronto si prolunga, maggiore è il rischio di ulteriori rialzi.
Prezzi dei carburanti in aumento che incidono pesantemente anche sui bilanci familiari. Una situazione che fa porre all’Adiconsum la domanda: Inflazione o speculazione? “Aumenti di 30 centesimi del prezzo del carburanti da un giorno all’altro in presenza, e non in mancanza, di stoccaggi consistenti, fanno pensare ad aspetti speculativi anziché a normali trend inflazionistici, che si riflettono sui bilanci di famiglie e piccole e medie imprese già stremate, aggravando una già pesante crisi sociale. Per questo, sottolinea l’Associazione Difesa Consumatori, insieme alle altre Associazioni Consumatori riconosciute dalla legge, abbiamo richiesto l’attivazione di un puntuale monitoraggio da parte di Mr. Prezzi per accertare la reale natura degli aumenti, se di natura inflazionistica o speculativa. Esprimiamo apprezzamento anche all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) per aver attivato l’Unità di Vigilanza Energetica, anch’essa impegnata nella rilevazione dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità. Ricordiamo che l’aumento dei prezzi dei carburanti ed in particolare del gas è determinante perché è dal gas che si produce una buona fetta di energia elettrica nel nostro Paese.
Il rialzo dei loro prezzi quindi produce un effetto domino sui prezzi dei beni e sulle tariffe dei servizi”. Le stime più severe indicano diversi scenari, legati soprattutto alla durata della guerra e alla sua influenza sui mercati del gas. Con un aumento del 10% delle tariffe di luce e gas, la spesa aggiuntiva per una famiglia potrebbe raggiungere circa 207 euro l’anno. Se invece gli incrementi arrivassero al 20% per il gas e al 15% per l’elettricità, il costo supplementare salirebbe a circa 378 euro annui. Nello scenario più critico, con gas a +30% e luce a +25%, l’aggravio potrebbe toccare 585 euro all’anno per nucleo familiare. Gli aumenti colpiranno soprattutto chi ha contratti energetici a prezzo variabile, cioè tariffe indicizzate all’andamento dei mercati. In Italia circa un quarto delle forniture di gas rientra in questa tipologia. Se i prezzi continueranno a crescere, queste utenze potrebbero subire modifiche tariffarie e nuovi rincari, un rischio che riguarda anche l’energia elettrica.
Diversa la situazione per chi ha sottoscritto contratti a prezzo fisso, che resteranno invariati fino alla scadenza. Tuttavia, al momento del rinnovo, i fornitori potrebbero aggiornare le condizioni economiche applicando gli aumenti di mercato. E, come sottolinea la FISAC CGIL, “la categoria più esposta resta quella degli utenti vulnerabili, spesso già in condizioni economiche fragili e spesso legati a contratti indicizzati. Nel caso dell’elettricità, la tariffa viene aggiornata ogni tre mesi sulla base dell’indice PUN (Prezzo Unico Nazionale). Per il gas, invece, l’adeguamento è mensile ed è collegato all’indice PSV (Punto di Scambio Virtuale). Già a gennaio le bollette del gas nel mercato tutelato per gli utenti vulnerabili hanno registrato un aumento del 10,5% rispetto a dicembre 2025, segnale di una dinamica che potrebbe accentuarsi con l’inasprirsi del conflitto”.
Intanto, ARERA ha costituito l’Unità di Vigilanza Energetica con il compito di monitorare in tempo reale l’evoluzione dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità, valutare i possibili effetti sui corrispettivi applicati ai clienti finali e fornire al Governo, al Parlamento e alle Istituzioni europee gli elementi di analisi necessari per le valutazioni di competenza.
Qui le stime della CGIA











