Il governo Meloni e più in generale il fronte del SI’ in questi mesi hanno cercato di arruolare post-mortem il grande giurista e partigiano Giuliano Vassalli come garante della Riforma costituzionale Nordio. La riforma, che separa le carriere di giudici e pubblici ministeri, viene descritta dal Fronte del Sì come il necessario completamento di un processo penale che deve svolgersi davanti a un giudice terzo con accusa e difesa poste su un piano di parità: in sostanza sarebbe l’istituzionalizzazione finale del sistema accusatorio, modello su cui si fonda l’impianto del nostro sistema di giustizia. Il Ministro Nordio addirittura cita Vassalli come “padre spirituale” della Riforma, ma la storia smentisce la propaganda e dice l’esatto contrario.

Giuliano Vassalli (Perugia, 25 aprile 1915 – Roma, 21 ottobre 2009) è stato un grande partigiano, antifascista, storico militante socialista, illustre giurista e politico italiano, nonchè presidente della Corte Costituzionale dall’11 novembre 1999 al 13 febbraio 2000 ed è considerato il Padre del Codice di Procedura Penale di stampo accusatorio del 1988, in quanto da lui formulato in veste di Ministro della Giustizia (1987-1991).

Nel secondo dopoguerra si afferma come uno dei più autorevoli politici italiani. E’ dal 1974, subito dopo la battaglia comune con i Radicali per il divorzio, che Giuliano Vassalli propose al Partito Socialista la sua bozza complessiva per “una giustizia giusta” – così la titolò – che, oltre la separazione delle carriere dei magistrati prevedeva anche la responsabilità civile/penale dei magistrati.

Dal 29 luglio 1987 al 2 febbraio 1991 è stato Ministro di Grazia e Giustizia nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Durante il suo mandato presenta il disegno di legge delega per la Riforma del Codice di Procedura Penale che segue i precedenti progetti rimasti al palo a causa dello scioglimento anticipato della legislatura o di difficoltà di ordine politico.

Il modello fondamentale su cui si formerà il nuovo codice è quello accusatorio, contrapposto a quello inquisitorio, modello invece appartenente al Codice Rocco risalente al ventennio fascista. Il processo si risolve in un “actus trium personarum”, nel quale è il pubblico ministero (PM) che indaga ed esercita l’azione penale, l’imputato che si difende ed il giudice che decide, in base a prove selezionate dalle parti ed acquisite in contraddittorio. È ribadita la presunzione di non colpevolezza, già contenuta nella Costituzione, e non è prevista la custodia cautelare dell’imputato, durante il processo, se non in casi eccezionali per la necessità di non disperdere la prova.

Il nuovo codice, redatto da una commissione presieduta da Giandomenico Pisapia, venne approvato nel 1988 ed entrò in vigore nel 1989 (codice che tuttavia sarà sottoposto nel tempo a pesanti modificazioni). Sempre nel 1987 presenta un disegno di legge di riforma parziale del Codice di Procedura Civile, che sarà approvato, con numerose integrazioni, nel 1990.

Nello stesso anno insedia una commissione di docenti universitari, presieduta da Antonio Pagliaro, con il mandato di mettere a punto un disegno di legge delega di riforma del codice penale (la commissione terminerà i suoi lavori presentando una proposta, alla quale seguiranno ulteriori progetti redatti da successive commissioni).

Vassalli sosteneva convintamente che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri fosse la naturale e necessaria conseguenza per il corretto funzionamento del nuovo processo, ritenendo che senza una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica, il sistema accusatorio non potesse funzionare appieno.

Vassalli Vassalli fu chiarissimo ed esplicito sulla separazione delle carriere, partendo dagli orientamenti in tal senso di Giacomo Matteotti. Riteneva la separazione delle carriere indispensabile per garantire la terzietà del giudice e l’equilibrio tra accusa e difesa, principi ispiratori della sua riforma che ha superato il precedente modello inquisitorio. Vassalli sosteneva che l’unificazione delle carriere fosse un retaggio inquisitorio incompatibile con il nuovo sistema e che il sistema accusatorio non potesse funzionare pienamente senza la netta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti (PM), operazione rimasta incompiuta. In sintesi, per Vassalli, la separazione non era una mossa politica, ma un’esigenza tecnica e di garanzia per un processo più giusto e credibile.

Pensiero che si può condividere o meno, ma pur sempre rimane il pensiero di un grande giurista che ha fatto la storia della giurisdizione in Italia. E’ proprio per queste sue posizione che il pensiero di Vassalli è oggi centrale nel dibattito sulla riforma costituzionale del Ministro Nordio, il quale riabilita il grande giurista come “padre spirituale” della sua riforma sulla separazione delle carriere in Italia, promuovendola come completamento della riforma del processo penale di Vassalli.

L’1 marzo 2026 è uscito un importante articolo su La Repubblica scritto da Benedetta Tobagi e dal Professor Mitja Gialuz, ordinario di Diritto processuale penale, sulle menzogne che circolano da mesi nel dibattito pubblico per cercare di attribuire la paternità della modifica costituzionale Nordio-Meloni al defunto giurista. Spesso sui social sono girate immagini con due citazioni risalenti presumibilmente a Vassalli e citate in un’intervista avvenuta il 19 febbraio 1987 e destinata – in forma più ristretta – alla pubblicazione sul Financial Times (FT) dal titolo “La legge delega ed il nuovo processo penale. L’Ordinamento giudiziario in Italia oggi”.

Le citazioni affermano: «parlare di sistema accusatorio laddove il pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice … che continuerà a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli… essere colleghi eccetera, è uno dei tanti elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio»; «Senza separazione delle carriere, la mia riforma di codice di procedura penale non funzionerà».

Verificando sul sito dell’archivio storico del FT questa intervista, però, non sembra esistere. Tobagi e Gialuz sono andati a verificare nell’archivio del quotidiano americano, ma non hanno trovato nessuna intervista. Solo un articolo senza firma su altri temi, con appena due battute di Vassalli alla fine (che non riguardano la separazione delle carriere).

Ad esistere c’è solo il dattiloscritto della sbobinatura di una conversazione avvenuta tra l’intervistatore Torquil Dick Erickson e Vassalli, fornita dall’intervistatore a Panorama nel luglio 2024 e ripubblicata recentemente dalla rivista in un articolo. Nel dattiloscritto si trovano solo tre righe in cui si parla, in termini generali, di separazione delle carriere, ma non c’è nulla che possa far pensare che Vassalli avrebbe gradito questa modifica costituzionale, oltre a non esserci un testo rivisto da Vassalli o proveniente dalle sue carte.

Nell’articolo su La Repubblica e nell’articolo a firma del solo Prof Gialuz – pubblicato su Sistema Penale -si richiama chiaramente l’orientamento di Vassalli a una più netta separazione di funzioni tra giudici e pm, ma si sottolinea – a partire da fonti e testimonianze reali, anche attraverso le autorevoli voci di Enzo Cheli e Giorgio Lattanzi – l’enorme distanza di Vassalli, per quanto ha detto e scritto nella sua vita, da una modifica costituzionale come quella in discussione(che fa ben più che semplicemente separare le carriere).

Sembra che il Fronte del Sì preferisca decontestualizzare le affermazioni di un convinto difensore della Costituzione per giustificare la sua mutilazione. Vassalli infatti si espresse in modo categorico contro le “modifiche di sistema” della Costituzione che stravolgessero l’impianto dei padri e delle madri costituenti. In un’intervista del 2007, dichiarò: “Io sono per il mantenimento il più possibile della Costituzione”.

Vassalli, pur essendo favorevole alla separazione delle carriere, si espresse sempre contrario ad una riforma costituzionale in tal senso. Per Vassalli, la separazione delle carriere non richiedeva alcuna revisione della Legge Fondamentale e fu proprio lui, da Presidente della Consulta – attraverso la Sentenza 37/2000 -, a sancire che la Costituzione è già compatibile con la separazione, attuabile tramite semplice legge ordinaria.

Vassalli non ha mai avallato lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura o di eleggere i membri tramite questo sorteggio – pilastri dell’attuale proposta di Nordio – che Vassalli avrebbe invece considerato estranei al nostro impianto democratico. Per lui, infatti, l’indipendenza della magistratura era un pilastro non negoziabile.

Non esiste alcun testo in cui Vassalli sostiene che sarebbe opportuno creare un organo del genere, né tantomeno che nei suoi collegi i magistrati debbano avere solo una rappresentanza e non una maggioranza. Non lo ha mai scritto, mai detto, mai proposto. Non si trova nessun discorso, nessuna intervista, nessun documento ufficiale in cui lui si sarebbe espresso a favore di un organo speciale come l’Alta Corte disciplinare prevista nella riforma Nordio.Vassalli, da giurista finissimo e garantista qual era non ha mai sostenuto – né apertamente né tra le righe – i meccanismi previsti oggi dalla riforma.

Evocare una delle più importanti figure della storia della giustizia italiana per mettere il timbro di legittimità su una riforma, oltre ad essere storicamente falso, è una scorciatoia retorica, un tentativo di mettere un’aura di autorevolezza su qualcosa che dovrebbe essere discusso apertamente e laicamente. Il suo pensiero va letto, non reinventato. E soprattutto non usato come slogan per sostenere posizioni che non ha mai espresso.

Come ha dichiarato Democrazia Atea: “Citare Vassalli per cambiare 7 articoli della Carta non è un omaggio, è una distorsione storica. Non serve mutilare 7 articoli della Costituzione per attuarla. Chi usa il nome di Vassalli per giustificare questo attacco alla Costituzione compie un’operazione di puro sciacallaggio intellettuale.”

 

Per maggiori approfondimenti:

https://shopdata.giuffre.it/media/estratti/ESTRATTO_024217256.pdf

https://www.sistemapenale.it/it/opinioni/gialuz-giuliano-vassalli-e-la-riforma-costituzionale-della-magistratura

http://www.osservatoriosullalegalita.org/26/acom/03/01violacost.htm

La presunta intervista di Giuliano Vassalli al Financial Times, 19 febbraio 1987 https://www.panorama.it/attualita/politica/vassalli-intervista-separazione-carriere-giustizia

Oliviero Mazza, “La separazione delle carriere e il processo accusatorio”  https://dirittodidifesa.eu/la-separazione-delle-carriere-e-il-processo-accusatorio-in-una-conversazione-con-giuliano-vassalli-di-oliviero-mazza/