Facendo seguito a un precedente articolo in merito a un carico di armi in procinto di lasciare il porto di Gioia Tauro per raggiungere Israele, abbiamo interpellato Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, per farci raccontare quali saranno le prossime mosse sul piano politico di chi si oppone fermamente a questa nostra collusione con il governo sionista di Tel Aviv.
Innanzitutto Stefania Ascari, si legge nell’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al Ministro della Difesa, chiede se, “secondo informazioni diffuse dalla campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG), da reti di attivisti impegnati nel monitoraggio delle rotte marittime e dalla giornalista Linda Maggiori (Agenzia Stampa Pressenza), nel porto di Gioia Tauro sarebbero attualmente presenti cinque container con elevata probabilità contenenti materiale riconducibile alla filiera bellica, in partenza verso Israele nella giornata del 15 marzo 2026.
In particolare, secondo le informazioni disponibili, i container potrebbero contenere acciaio balistico o componenti per munizioni, materiale proveniente dall’India e prodotto dalla società R L Steels & Energy Ltd, azienda che risulterebbe fornire il settore della difesa israeliano; i container farebbero parte di un carico più ampio di circa 23 container diretti verso Israele, la cui destinazione finale sarebbe il distretto industriale militare di Ramat Hasharon, dove hanno sede importanti strutture produttive dell’industria militare israeliana.
Secondo i sistemi di tracciamento marittimo, i container sarebbero partiti dal porto di Nhava Sheva (India) il 12 gennaio a bordo della nave MSC Marie Leslie, sarebbero stati successivamente sbarcati nel porto di Gioia Tauro e caricati sulla nave MSC Lucy, diretta verso i porti israeliani di Ashdod e Haifa; il porto di Gioia Tauro è uno dei principali hub mediterranei di transhipment, attività che rappresenta circa il 95% del traffico portuale, e il terminal container è gestito da Medcenter Container Terminal (MCT), società controllata da Terminal Investment Limited (TIL), a sua volta partecipata dal gruppo MSC – Mediterranean Shipping Company.
La normativa italiana, in particolare la legge n. 185 del 1990, disciplina il controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento e stabilisce specifici divieti e controlli, anche alla luce degli obblighi internazionali dell’Italia; l’Italia è inoltre firmataria delle Convenzioni di Ginevra, del Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty) e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, strumenti che impongono agli Stati l’obbligo di prevenire il trasferimento di materiali che possano contribuire alla commissione di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.
Alla luce del conflitto in corso nella Striscia di Gaza e delle ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia che richiamano gli Stati all’obbligo di prevenire atti di genocidio, numerose organizzazioni della società civile hanno chiesto alle autorità competenti di procedere con ispezioni e verifiche sui container presenti nel porto di Gioia Tauro; risulterebbe inoltre che Dogane, Capitaneria di porto e Guardia di Finanza siano state allertate da attivisti e organizzazioni per verificare la natura del carico e valutare eventuali profili di violazione della normativa vigente; tutto ciò premesso, si chiede di sapere:
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- se i Ministri interessati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se risulti effettivamente il transito o la presenza nel porto di Gioia Tauro di container contenenti materiali riconducibili alla filiera bellica diretti verso Israele;
- se siano a conoscenza che le autorità doganali, la Capitaneria di porto e la Guardia di Finanza abbiano effettuato o intendano effettuare ispezioni e verifiche sul contenuto dei container e sulla relativa documentazione di trasporto;
- se ritengano che il transito di materiali potenzialmente destinati all’industria militare israeliana sia compatibile con la legge n. 185 del 1990 e con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia;
- quali misure di controllo e tracciamento siano previste nei porti italiani per impedire che infrastrutture nazionali vengano utilizzate come snodi logistici per il trasferimento di materiali destinati a teatri di guerra;
- se intendano attivarsi con urgenza per verificare la natura del carico e, ove ne ricorrano i presupposti, disporre il blocco o il sequestro dei container, al fine di garantire il pieno rispetto della normativa nazionale e degli obblighi internazionali in materia di commercio di armamenti”.
Occorre dunque mobilitarci per segnalare ed eventualmente bloccare, con l’azione sul posto, traffici che il nostro governo avalla evidentemente sperando nella disattenzione dei più: ora che l’escalation bellica sta impennando la propria curva ascendente, il livello di attenzione della cittadinanza deve proporzionalmente aumentare.











