La visione della poetessa statunitense Audre Lorde riguardante la poesia femminile nera nel suo saggio “La poesia non è un lusso”
Audre Lorde, poetessa, militante e pensatrice, nata nel 1934 ad Harlem e deceduta nel 1992 a Saint Croix, US. Virgin Islands, è “una figura che segna la sua epoca e i decenni successivi, impronta l’azione politica di molte donne, suscita risvegli di coscienza, lascia una traccia profonda nel pensiero femminista e precorre una serie di tematiche oggi più che mai attuali”. (Fonte: “Enciclopedia delle donne”). Qui di seguito Milena Rampoldi analizza il suo noto saggio sulla poesia intitolato “Poetry is not a luxury”.
Il punto di partenza delle riflessioni della Lorde sulla poesia che non è un lusso e sulla sua importanza per la lotta per la giustizia sociale e l’affermazione della forza primordiale femminile è la luce che mette in discussione la vita stessa. Il punto di partenza di qualsiasi poesia consiste nell’occuparsi della propria biografia, un’auto-riflessione che ha un’influenza diretta sulla nostra vita e sul suo potenziale di cambiamento.
“La qualità della luce con cui mettiamo in discussione la nostra vita influisce direttamente sul prodotto che viviamo e sui cambiamenti che vogliamo apportare attraverso quelle vite.”
La creazione poetica permette alla donna di mettere in pratica la sua magia. La poesia è quindi mistica e allo stesso tempo dinamica. La poesia viene dotata di nome e forma che costituiscono la sua forma estetica.
“È in questa luce che plasmiamo quelle idee con cui perseguiamo e realizziamo la nostra magia. Si tratta di poesia come illuminazione, perché attraverso la poesia diamo un nome a quelle idee che sono senza nome e senza forma fino alla creazione della poesia e stanno per nascere, sebbene vengano già sentite in anticipo”.
La poesia è il risultato dell’esperienza femminile che genera pensieri. I sogni femminili generano i concetti, mentre le idee sono il risultato dei sentimenti e la comprensione è il risultato della conoscenza.
La conoscenza femminile di sé porta al riconoscimento della forza primordiale femminile. L’autrice parla dell’”intimità della prova” che una donna forte deve “sostenere”. Una volta superata la prova, la donna ha un potere che deve sfruttare nella sua vita per bandire due nemici. Il primo nemico è la sua paura, il secondo il silenzio. La poesia ricollega la donna al cosiddetto “luogo oscuro” ove si trova la forza primordiale dell’anima femminile. La poesia diviene dunque nel pensiero della Lorde l’essenza del coraggio per tutte le donne nella loro biografia collettiva.
Le donne attivano le proprie forze originarie, i potenziali sopravvissuti grazie all’oscurità. All’inizio l’autrice affronta la tematica della luce esterna che interroga la nostra vita, mentre in un secondo momento ci presenta un’oscurità interna in cui si cela la nostra forza creativa. Ed è a questo punto che entra in gioco la donna nera, emarginata e in lotta, contrapposta alla donna bianca e superficiale. L’autoaffermazione della donna nera prospera in questa dialettica radicale, rifiutando la “modalità europea”. Non si tratta di un processo psicologico e cognitivo, ma di potere e conoscenza che generano azioni che cambiano la biografia collettiva femminile.
Lorde definisce la poesia femminile nera come “rivelazione o distillazione dell’esperienza”, contrapposta alla poesia bianca, che chiama “gioco di parole sterile”. Non si tratta però solo di tensione dialettica tra bianco e nero, ma anche tra uomo e donna.
La poesia è compito, vocazione e necessità esistenziale. Ma soprattutto non è un lusso perchè è vitale per l’esistenza delle donne. La luce è il prodotto della poesia. In questa luce noi donne ancoriamo le nostre speranze e i nostri sogni che generano poi azione e cambiamento. La poesia produce uno sconvolgimento radicale della nostra biografia, della nostra esistenza e del nostro mondo come donne che non si percepiscono più come vittime ma come combattenti forti. Esiste dunque un legame indissolubile tra pedagogia femminile della forza primordiale e terapia della poesia. Entrambe partono dalla luce dell’autoriflessione, sfociando poi nella conoscenza di sé e nell’affermazione della forza primordiale della donna, che si trasformano in azione e sconvolgimento dei rapporti sociali di emarginazione, oppressione e discriminazione.
“Gli orizzonti estremi delle nostre speranze e delle nostre paure sono lastricati dalle nostre poesie, scolpite dalle esperienze rupestri della nostra vita quotidiana”.

Le speranze e le paure femminili sono dure come rocce. Perché le esperienze femminili sono esperienze scolpite nella roccia. E la poesia femminile è capace di intagliare le rocce.
A questo punto l’autrice aggiunge un altro termine, quello del presupposto, unito alla conoscenza. Ogni donna è parte di una storia di femminilità e allo stesso tempo di oppressione ed emarginazione della forza primordiale del femminile. Le idee più radicali seguono lo sconvolgimento e il cambiamento attraverso un’azione significativa. Questa dimensione del significato però non è un dono, ma il risultato di un processo di dotazione semantica. Mediante la mia poesia attribuisco un significato a delle cose che prima non sembravano averne, perché spaventavano ed erano incomprensibili.
“Al momento potrei citare almeno dieci idee che una volta avrei considerato insopportabili o incomprensibili e spaventose se non avessero seguito i sogni e le poesie”.
La poesia non rimane intrappolata nel mondo della fantasia. La poesia è azione e come suggerisce la Lorde è “l’architettura dello scheletro della nostra vita”. Poesia significa potenziale credibile e dunque vita. Ci opponiamo alla morte delle donne come unità collettiva. Le donne vengono costantemente accusate, ma soprattutto vengono considerate inferiori e deboli, infantili, sensuali e troppo poco universali. Ed è l’azione a generare la trasformazione femminile. L’azione non è secondo la Lorde né “temporanea” né “reattiva”. Non reagisco, ma agisco. La mia azione è radicale e costante e provoca il mio cambiamento autentico.
La donna nera grazie alla sua azione supera il dettame cartesiano “Cogito, ergo sum”, sostituendolo con il motto delle madri-poetesse nere “Sento, quindi posso essere libera”. Questa libertà, frutto del movimento rivoluzionario delle donne, non si esprime solo nel linguaggio poetico, ma viene anche ancorata in esso. Il riferimento alle madri nere ci porta dunque all’utopia futura dell’autrice. Se vivo come madre, mio figlio vive. Se sogno come madre, mio figlio sogna perché viene nutrito in modo autentico. La dimensione onirica simboleggia l’alimento della nuova generazione.
La salvezza non viene mai dalla ragione, ma dall’autoriconoscimento e dal coraggio di agire in modo creativo e di osare. L’azione “eretica” e coraggiosa e la realizzazione dei sogni sono ciò di cui la nostra generazione femminile ha bisogno. E questo cambiamento avviene attraverso la poesia, che colma le paure e traduce in realtà le speranze.
In questo contesto si colloca anche la messa in discussione radicale del capitalismo come “disumanizzazione istituzionale”. Tuttavia, la forza primordiale della donna le ha permesso di sopravvivere perché è poetessa. Lorde sottolinea nuovamente come i sogni e la libertà siano collegati in modo indissolubile. E questi sogni e questa libertà si ritrovano nelle poesie, “che ci danno la forza e il coraggio di vedere, di sentire, di parlare e di osare”.
Il cerchio si chiude con la riflessione finale dell’autrice sull’impossibilità di una visione della poesia come lusso.
“Se ciò che dobbiamo sognare per muovere la nostra mente nel modo più profondo e diretto verso e attraverso la promessa è un lusso, allora abbiamo abbandonato il nucleo – il pozzo – della nostra forza, della nostra femminilità, sì, il futuro dei nostri mondi”.
Infine, la Lorde ci mostra che le donne sono forti, resistono alle loro paure e sperimentano nelle loro nuove potenzialità la loro forza creativa che trova espressione nel coraggio poetico.











