La Ley de Glaciares, in vigore dal 2010, rischia di essere stravolta sebbene l’Argentina abbia visto la sua superficie dei ghiacciai ridursi di circa il 17% nell’ultimo decennio. La riforma su cui scommette Milei mette a forte rischio le riserve di acqua dolce dell’intero Paese.

di David Lifodi

La motosega del presidente argentino Javier Milei non si inceppa mai e, purtroppo, gli ingranaggi sono talmente ben oliati che il meccanismo difficilmente si blocca. E così, dopo il progetto della legge sul lavoro, presentata come una attività di modernizzazione necessaria, ma volta, tra le altre cose, a disarticolare i sindacati, consentire alle aziende di pagare gli stipendi anche in valuta estera, differenziare i salari in base alla produttività ed estendere l’orario di lavoro quotidiano dei dipendenti fino a 12 ore, ad essere a forte rischio di essere stravolta Ley de Glaciares.

Lo scopo del presidente è quello di concedere campo libero alle imprese estrattive e limitarsi esclusivamente a salvaguardare i ghiacciai ritenuti strategici. Le multinazionali di litio e rame si fregano le mani, mentre in tutto il paese, già da tempo, si susseguono le proteste, soprattutto a seguito del dibattito al Congresso delle scorse settimane.

Finora la Ley de Glaciares, il cui nome burocratico è Ley 26.639, aveva definito i ghiacciai come riserve strategiche imprescindibili per il consumo umano e classificato lo sviluppo dell’agricoltura e la tutela della biodiversità come “beni di carattere pubblico”. In questo contesto, lo stesso ambiente periglaciale risultava altrettanto necessario per la conservazione degli ecosistemi e il mantenimento delle risorse idriche, nonché della loro regolazione.

Al contrario, l’azzardo di Javier Milei consiste nel voler tutelare solo le riserve idriche per lui rilevanti e trasferire ai governatori delle singole province (e a lui vicini) il potere di decidere se avviare o meno nuovi progetti minerari in aree ricche proprio di rame e litio, nonostante ben 85 costituzionalisti abbiano bollato la cosiddetta “riforma dei ghiacciai” come incostituzionale. A questo proposito, l’Accordo di Escazú, sottoscritto in Costarica nel 2018, entrato ufficialmente in vigore nel 2021, ma soprattutto il primo trattato della regione latinoamericana e caraibica a promuovere la partecipazione pubblica in merito alle tematiche ambientali, sostiene che non si può compiere un passo indietro in merito agli accordi di protezione e tutela in ambito ambientale.

Di fronte alle proteste, soprattutto nelle aree dove l’eventuale modifica della legge avrebbe conseguenze peggiori per la presenza di governatori favorevoli a Milei (Mendoza, Catamarca, Jujuy, Salta e San Juan), il governo ha già scatenato una repressione che ha provocato diversi arresti di ambientalisti e tentato di vendere all’opinione pubblica la favola della maggiore libertà alle lobby minerarie come volano di maggior sviluppo, attrattività economica e creazione di nuovi posti di lavoro. Il governo invoca la modernizzazione della Ley de Glaciares, come già fatto per la normativa sul lavoro, e intanto reprime con estrema violenza le proteste di piazza.

Anche a El Calafate, città della Patagonia meridionale e porta d’ingresso per l’imponente ghiacciaio del Perito Moreno, la mobilitazione contro la riforma di Milei è stata massiccia. Gli slogan “El agua es de los pueblos” e La Ley de Glaciares no se toca” hanno caratterizzato le manifestazioni antigovernative. Nell’ultimo decennio l’Argentina, uno dei paesi con la maggiore estensione di ghiacciai al mondo, ha visto la sua superficie ridursi di circa il 17%. Eppure Milei può contare su molti alleati che non hanno alcuna intenzione di ascoltare gli allarmi lanciati a più riprese dall’Instituto Nacional de Glaciología y Glaciología su una riforma che mette a forte rischio le riserve di acqua dolce dell’intero paese.

Dall’acqua che sgorga dai ghiacciai dipende la vita di almeno sette milioni di persone che risiedono in circa 1.800 località dell’Argentina. Quello che Milei spaccia come “adeguamento della legge” si configura, in realtà, come un enorme passo indietro a livello di tutela dell’ambiente e di violazione di un diritto umano quale è l’accesso, per tutti, all’oro blu. Fu proprio l’Assemblea generale dell’Onu, sedici anni fa, a definire l’accesso all’acqua potabile come un diritto umano essenziale.

Il presidente intende applicare alla lettera lo slogan scelto per creare il partito che poi ha permesso all’estrema destra di conquistare la Casa Rosada, La Libertad Avanza, assegnando cioè la massima libertà ai governatori a favore dell’estrattivismo minerario delle singole province del paese e svendendo un bene comune come l’acqua. Nel 2010, sotto il governo di Néstor Kirchner, lo stato argentino ritenne che i ghiacciai e l’ambiente periglaciale del paese, che rappresentano il 70% delle risorse di acqua dolce nel mondo, necessitassero di una protezione legale particolare, sancita appunto dalla Ley de Glaciares, approvata e poi mantenuta, almeno fino all’arrivo di Javier Milei, da governi di diverso orientamento politico.

L’attacco di Milei alla Ley de Glaciares si inserisce nell’ambito della postura assunta da gran parte dei governi di estrema destra sia a livello latinoamericano sia a livello mondiale, fieramente negazionisti in relazione al cambiamento climatico e incuranti che la perdita della biodiversità, il fenomeno del riscaldamento globale e l’esasperato estrattivismo accrescano le disuguaglianze sociali.

Peraltro, già da tempo, assai prima della vittoria di Milei alle ultime presidenziali, l’Argentina aveva aperto agli investimenti stranieri tramite il Régimen de Incentivo a las Grandes Inversiones, volto ad offrire una serie di facilitazioni, dalle politiche fiscali a quelle doganali, favorevoli allo sfruttamento del territorio, ma con l’attuale presidente gli attacchi all’agricoltura familiare, indigena e contadina sono divenuti più violenti e le politiche pubbliche di tutela dei beni comuni, a partire dalla tutela dei boschi (in Patagonia, dallo scorso dicembre, gli incendi hanno già trasformato in cenere più di 30 mila ettari di foresta) sono state progressivamente definanziate, al pari della drastica riduzione dei fondi a prestigiosi istituti di ricerca come il Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas (Conicet) allo scopo di applicare il modello di sviluppo più aggressivo del capitalismo, quello che non riconosce alcuna legittimità allo sviluppo sostenibile.

Nel 2019 la mobilitazione della provincia di Mendoza condusse alla revoca della legge sullo sfruttamento minerario voluta dalle destre da una popolazione che si definì orgogliosamente “guardiana dell’acqua”. Oggi occorre una mobilitazione simile, a livello nazionale, per scongiurare l’assalto di Milei alle risorse idriche all’insegna di un estrattivismo sempre più pericoloso e invadente.

L’articolo originale può essere letto qui