Il governo bolivariano del Venezuela, quale politica di riconciliazione, ha promosso e approvato, con il consenso delle opposizioni in Parlamento, l’ennesima legge di amnistia generale. Trattasi della 4/5 legge di amnistia, a partire dai governi Chavez, con le quali si cerca la riconciliazione e la pacificazione del paese da una opposizione violenta di destra.

La Presidente vicaria (1) venezuelana Delcy Rodríguez ha firmato giovedì 19 febbraio 2026 la Legge di Amnistia per la Coesistenza Democratica (Ley de Amnistía para la Convivencia Democrática), approvata all’unanimità – anche con il voto dell’opposizione di destra e dopo ampio dibattito parlamentare – lo stesso giorno dall’Assemblea Nazionale. La legge è il risultato di un disegno di legge da lei stessa presentato lo scorso gennaio, volto a promuovere la riconciliazione nazionale.

La Presidente ha espresso la speranza che la legge “serva a sanare le ferite lasciate dal confronto politico alimentato dalla violenza e dall’estremismo; che serva a ripristinare la giustizia […] e la coesistenza pacifica tra i venezuelani”.

Una delegazione di parlamentari, guidata da Jorge Arreaza e Nora Bracho, ha lasciato il Campidoglio Nazionale dopo l’approvazione del disegno di legge e si è recata al Palazzo di Miraflores per consegnarlo a Delcy Rodríguez.

“State portando speranza al Venezuela”, ha detto ai deputati che le hanno presentato il testo. Rodríguez ha ringraziato tutti i parlamentari per aver approvato la legge. “È stato un atto di grandezza, di altruismo… che ha eliminato un po’ di intolleranza”. “Dobbiamo sapere come chiedere perdono e come riceverlo”, ha affermato.

La legge appena approvata mira a “concedere un’amnistia generale e completa” agli individui “perseguiti o condannati per la presunta o comprovata commissione di reati politici o correlati, dal 1° gennaio 1999 al 30 gennaio 2026”. Gli eventi considerati in tale periodo sono:

  • Il colpo di stato dell’11 aprile 2002, compresi gli assalti e gli attacchi contro governatorati, uffici sindacali e strutture pubbliche e private.
  • Gli atti di violenza per motivi politici commessi nell’ambito dello sciopero e del sabotaggio commerciale e petrolifero da dicembre 2002 a febbraio 2003.
  • Gli atti di violenza di matrice politica avvenuti nel febbraio, marzo e agosto 2004; nel maggio 2007; dopo le elezioni presidenziali del 2013; nel febbraio e giugno 2014; nel marzo e agosto 2017; nel gennaio e aprile 2019 e nelle elezioni presidenziali del luglio 2024.

Una volta entrata in vigore la legge, la polizia, gli organi investigativi e l’esercito “concluderanno tutte le indagini e i procedimenti relativi ai suddetti eventi”. Allo stesso modo, tutti i fascicoli relativi ai casi aperti contro coloro che hanno ottenuto l’amnistia dovranno essere distrutti.

I detenuti che ne godranno – che solo i media occidentali presentano come politici – sono nella stragrande maggioranza rei di atti di violenza fisica, incendi, assalti, razzie, omicidi e femminicidi politici attuati durante le violenze paramilitari di destra durante i tentativi di colpi di stato (2014, 2017, 2019), come durante la illegale “presidenza pro-USA” del golpista Juan Guaidò (per la cronaca ore vive negli USA).

La legge, approvata con il voto dell’opposizione di destra (voto unanime parlamentare), non riconosce l’esistenza di prigionieri politici, di detenzioni arbitrarie, di violazioni dei diritti umani.

La legge è frutto di una politica volta alla riconciliazione nazionale democratica (l’ennesima proposta dai governi bolivariani) e non deve essere intesa come una forma di lassismo.

La legge, infatti, esclude chiaramente dall’amnistia i reati legati all’intelligence, reati legati alla violazione della sovranità dello Stato (es: azione militare contro il Venezuela) e la sovversione costituzionale.

Questi in sintesi i reati che non prevedano l’amnistia:
– Gravi violazioni dei diritti umani e crimini di lesa umanità.
– Crimini di guerra.
– Omicidio intenzionale.
– Traffico di droga e sostanze psicotrope.
– Corruzione e reati contro il patrimonio pubblico.
– Azioni armate contro il popolo o la sovranità nazionale finanziate o facilitate da Stati o entità straniere.
– Ribellione militare

I reati di sovversione contro l’ordinamento costituzionale sono dunque esclusi dall’amnistia. Per intenderci, personaggi come Maria Corina Machado, se rientrano in Venezuela, vanno a processo. Maria Corina Machado, che incitava all’invasione militare e alle sanzioni contro il Venezuela, e chi ha commesso gli stessi reati, se rientra/no in patria va/vanno a processo perché i reati da lei/loro commessi (azioni militari contro il Paese) sono esclusi dall’amnistia (2). Solo le ONG pro-Washington chiedono anche l’amnistia per questi reati.

La legge stabilisce inoltre che l’Esecutivo Nazionale sarà responsabile dello sviluppo e dell’attuazione di meccanismi per garantire il rispetto delle norme di legge. 
Come primo passo è stata nominata una commissione speciale, composta da 23 parlamentari di tutte le correnti politiche, che avrà il compito di monitorare l’attuazione dell’amnistia.

La legge è frutto della politica chavista, intrapresa in primis dall’ex presidente Chavez, e non il frutto dell’aggressione USA con il rapimento di Maduro. La liberazione dei detenuti era già iniziata nel dicembre 2025 presidenza Maduro e negli anni precedenti.

E’ giusto ricordare che non è la prima volta che i governi bolivariani approvano amnistie importanti. Il 31 agosto 2020 il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha annunciato un decreto d’indulto per 110 detenuti con procedimenti in corso o che stavano scontando condanne. Tra di loro vi furono anche guarimberos e terroristi di gruppi paramilitari di estrema destra.

La destra, che ha votato a favore in Parlamento, saprà rispettare il fine della legge “convivenza pacifica e democratica”? Le esperienze sulle leggi di amnistia precedenti dimostrano il contrario. Per ora si attendono risvolti.

 

(1) Molti siti latinoamericani e occidentali si riferiscono a Delcy Rodriguez come “Presidente ad interim”, coem se fosse le la Presidente del Venezuela a tutti gli effetti. Questa è una definizione errata e confusionaria che rientra perfettamente nel caos informativo sul Venezuela, come ha denunciato Mariela Castro Espìn. Definirla Presidente ad interim ha il fine mediatico di assimilarla a tutti/e quelli/e che hanno fatto di tutto in questi anni per destabilizzare, non solo il Venezuela Bolivariano, ma anche altri Paesi dell’America Latina guidati da governi progressisti, cercando di impossessarsi del potere politico (alcune volte riuscendoci).  Vedasi: Jeanine Anez, golpista di estrema destra che prese il potere dopo la detronizzazione di Evo Morales in Bolivia, si autoproclamò Presidente ad interim; Dina Boluarte, la golpista peruviana di destra che voltò le spalle al Presidente socialista Pedro Castillo, si definì Presidente ad interim; e anche Juan Guaidò, il golpista d’estrema destra che nel 2019 non riconobbe la sconfitta elettorale in Venezuela, si autoproclamò fallacemente Presidente ad interim. In Venezuela il Presidente costituzionale rimane Nicolas Maduro Moros, nonostante il sequestro illegale in violazione del diritto internazionale da parte degli USA; mentre Delcy Rodriguez è la Presidente vicaria, ovvero la Presidente incaricata di fare funzioni del potere esecutivo dalla Corte Suprema. Questa è una differenza che gli stessi chavisti tengono a sottolineare per ribadire che la presidenza di Delcy Rodriguez è legittima e sostenuta dallo stesso Maduro.

(2) In Italia questi reati prevedono reati tra i 15/20 anni di reclusione fino all’ergastolo per chi attua o collabora alla sovversione dell’ordine costituzionale e collabora all’invasione militare della stato, il caso del rapimento di Maduro.

https://www.eluniversal.com/politica/226938/presidenta-e-delcy-rodriguez-sanciona-emblematica-ley-de-amnistia

Venezuela, via libera unanime dal Parlamento alla legge di amnistia