Tre generazioni in sintonia oggi pomeriggio al presidio di Palermo per la libertà d’insegnamento, che ha chiuso la settimana di controinformazione nelle scuole voluta dai Cobas e dall’Osservatorio contro la militarizzazione: studenti (USB, Antudo, Cambiare Rotta, Collettivo Scirocco), giovani docenti e docenti anziani (Assemblea No Guerra, No Muos, Laboratorio Ballarò e naturalmente Cobas Scuola).

In sintonia anche gli interventi: decisi contro il riarmo, il securitarismo, la criminalizzazione del pensiero critico; espliciti nella denuncia della fuga dalla democrazia del cosiddetto Occidente.

Una vecchia insegnante ha ricordato come nei suoi 40 anni di servizio pubblico avesse realizzato seminari interculturali, invitando in classe anche ragazzi rom e africani, gemellaggi con classi parallele del carcere Ucciardone, cineforum gestiti dalle ragazze sui movimenti di liberazione delle donne e come avesse progettato l’insegnamento del Novecento (tutto, questione mediorientale inclusa) e la lettura analitica della Costituzione (oggi vilipesa e smantellata), quando ancora questi percorsi non erano previsti nei programmi ministeriali. Oggi la pedagogia attiva e partecipata dal basso è ancora possibile? Forse sì, ma con un bel po’ di coraggio.

A rafforzare proprio questo coraggio invitano i giovani attivisti, che insistono sulla necessità di valorizzare gli organismi collegiali nelle scuole contro il dirigismo governativo, e il loro entusiasmo, il loro spirito di resistenza, sono una sferzata di energia per tutti.

Contro il militarismo si intona la canzone del disertore, rimodulata sull’aria di un canto alpino della Grande Guerra. Si improvvisa anche una lezione di storia contemporanea, visto che siamo in via Generale Magliocco, un aviere che bombardò la Libia con l’iprite e morì poi nel ’36 durante l’occupazione dell’Etiopia – e raccontiamo che l’Italia, con la Gran Bretagna, fu il primo Paese al mondo ad usare armi chimiche (già nel 1911) col suo “imperialismo da straccioni”, come lo definì Lenin.

Ma soprattutto si mette in luce il nesso fra riarmo, militarizzazione del territorio, inquinamento, anzi avvelenamento e dissesto idrogeologico. E il pensiero va subito a Niscemi, alla sua sughereta e alla devastazione della frana. C’è un giovane laureato che interviene sulla vicenda, affranto ma non rassegnato. Si parla, oltre che del Muos, anche degli F35 a Birgi e di come la Sicilia, ma non solo l’isola, l’Italia tutta sia terra a sovranità limitata e controllo NATO, con buona pace dei sedicenti sovranisti nostrani…

E la gente che passa si ferma e ascolta. Ci chiede ancora volantini quando non ce ne sono più…

Qualche stella in cielo mentre arrotoliamo striscioni e cartelli, un tempo clemente in un inverno buio…