Alle dieci del mattino di sabato 7 febbraio, la cornice consueta di Piazza della Repubblica a Sartirana, abitualmente animata dal sommesso chiacchiericcio del piccolo mercato settimanale, ha cambiato volto. In modo improvviso ma composto, lo spazio si è popolato di un cromatismo che parla di speranza: le bandiere della Pace hanno iniziato a sventolare accanto agli striscioni del Coordinamento Pace di Vigevano e Lomellina.

Non era solo una manifestazione di colori, ma un gruppo di cartelli scritti a mano, messaggi che invocavano con forza la fine delle ostilità per quelle decine e decine di luoghi nel mondo dove oggi si combatte senza tregua. ​In un’epoca in cui la sofferenza globale appare sempre più insistente e il futuro sembra declinarsi solo attraverso un linguaggio armato tra nazioni, rendendo l’esistenza quotidiana sempre più precaria e pericolosa, la presenza di questo gruppo ha assunto un valore simbolico altissimo.

Erano una dozzina, cittadini comuni, uomini, donne, giovani. Si ritrovano ogni sabato mattina con una costanza incredibile. Sono lì, piantati come radici nel cemento della piazza, con i loro cartelli e le loro bandiere, per offrire una testimonianza che è prima di tutto un desiderio profondo di umanità. ​La voce della testimonianza è un valore.

​L’iniziativa non è passata inosservata ai media locali. Giancarla e Luisa, pilastri di questa mobilitazione costante, sono state intervistate dalle telecamere di Tele Milano Pavia. Il servizio, curato dal giornalista Andrea è andato in onda la sera stessa, portando nelle case dei telespettatori il cuore della loro missione: certificare, attraverso la semplice presenza fisica, il bisogno assoluto di mettere fine alle guerre.

​Dalle loro parole è emersa la denuncia contro la distruzione di ingenti risorse ambientali e finanziarie, oggi sacrificate sull’altare del potere e della geopolitica, mentre dovrebbero essere destinate al bene comune. Il messaggio è stato cristallino: il diritto deve tornare a essere superiore alla forza. Non è una richiesta ingenua, ma una necessità politica e morale per la sopravvivenza stessa della civiltà.

​All’inizio della manifestazione piovigginava, un cielo plumbeo che sembrava riflettere la pesantezza dei conflitti mondiali. Tuttavia, quasi come un segnale di speranza, è poi apparso un piccolo sole a riscaldare la piazza. È stato in quel momento che è iniziata la “mezz’ora di silenzio”, il rito laico che caratterizza ogni loro sabato.

​Questo silenzio non è assenza di parole, ma un urlo muto che vuole parlare ai potenti della Terra. È una pausa sacra nel rumore della propaganda bellica per chiedere la possibilità di un nuovo mondo, un mondo dove la guerra non sia più un’opzione sul tavolo, ma esca definitivamente e per sempre dalla storia dell’uomo.

Prima di venire via mi sono detto . Questa è la Lomellina migliore. Non ho dubbi.​ Sono stato felice di esserci stato anch’io.  Mi piacerebbe realizzare un incontro simile anche a Mortara in aprile. Chi ci sta?