Il maggiore del carabinieri Cara inizia la testimonianza con l’analisi degli eventi minuto per minuto.
Passarono almeno tre ore prima che dal porto di Crotone le navi della Guardia di Finanza mollassero gli ormeggi per intercettare – senza peraltro riuscirci – il caicco Summer Love, il cui naufragio all’alba del 26 febbraio ha causato la morte di 94 persone. La vicenda era nota, ma lo scorso 10 febbraio è diventata elemento processuale con la testimonianza, nel corso della seconda udienza, del maggiore dei Carabinieri Roberto Nicola Cara, che ha svolto l’indagine sui ritardi nei soccorsi al barcone con almeno 200 persone a bordo.
Ricostruzione minuto per minuto
L’ufficiale dell’Arma, interrogato dal pm Matteo Staccini, ha ricostruito le modalità dell’indagine partendo dallo studio delle procedure di intervento in mare, distinguendo tra quelle di law enforcement (di polizia), delegate alla Guardia di Finanza, e quelle di Search and Rescue (ricerca e soccorso). Il testimone ha citato leggi e convenzioni internazionali, illustrando le differenze di intervento tra acque internazionali e acque nazionali.
La prima parte della testimonianza, durata quasi tre ore, si è incentrata sulla ricostruzione cronologica del drammatico evento. Il maggiore non ha mai, per il momento, parlato di barca di migranti, ma si è limitato a ricostruire l’indagine documentale. “Abbiamo ricostruito quanto accaduto nelle 24 ore”, ha detto Cara al collegio penale del Tribunale di Crotone presieduto dal giudice Alfonso Scibona. “C’è una fittissima catena di eventi – ha proseguito – che ci ha permesso di ricostruire le varie fasi minuto per minuto”. L’ufficiale ha precisato inoltre che “ci sono stati dei documenti, da parte di attori istituzionali, arrivati successivamente all’informativa depositata”, lasciando intendere la difficoltà riscontrata nell’accedere a notizie utili per l’indagine.
La notizia dell’avvistamento del caicco
Il maggiore Cara ha spiegato che, dalle carte agli atti, risulta che l’ufficio Frontex di Varsavia (l’agenzia europea di controllo delle frontiere) alle ore 23:39 del 25 febbraio trasmetteva via mail all’ICC di Frontex di Pratica di Mare – e per conoscenza a una serie di altri indirizzi istituzionali – il rapporto di fine missione del velivolo Eagle 1. Decollato da Lamezia Terme, l’aereo segnalava, tra le altre cose, l’avvistamento dell’imbarcazione. La notizia dell’avvistamento viene inviata attraverso i canali ufficiali alle 23:03 del 25 febbraio: è l’ufficio Frontex di Varsavia a scrivere all’International Coordination Center di Pratica di Mare, informando per conoscenza altri indirizzi, tra cui NCC e IMRCC e così via. Una lunga serie di comunicazioni – come il Crotonese aveva ricostruito in un articolo del 6 giugno 2023 – che in pratica permettevano a tutti di sapere cosa stava accadendo quella notte nel Mar Ionio.
La segnalazione dell’aereo di Frontex
L’ufficiale ha ribadito il contenuto della segnalazione del velivolo Eagle 1: la rotta del natante, la velocità, la presenza di una persona sul ponte superiore e di possibili persone sottocoperta, giubbotti di salvataggio non visibili, una buona galleggiabilità, nessuna persona in acqua, stato del mare 4, il rilevamento di una telefonata satellitare partita dall’imbarcazione e la significativa risposta termica dei boccaporti. “Alle 23:08 del 25 febbraio, la centrale di coordinamento operativo della Guardia di Finanza di Pratica di Mare (COAN) – ha riferito Cara – riceveva dalla centrale operativa del comando generale (CENOP) la segnalazione pervenuta dalla sede Frontex di Varsavia. La stessa comunicazione veniva inoltrata anche alla sala operativa del ROAN di Vibo Valentia, di Palermo e di Bari”.
Alla centrale della Gdf nessuna registrazione telefonica
Queste informazioni iniziano a circolare dalle 23:08, ma nessuno si muove. La prima parte della testimonianza del maggiore Cara ha riguardato proprio l’attività svolta dalla Guardia di Finanza nelle sue varie articolazioni. La ricostruzione dell’accaduto, ha spiegato Cara, è stata effettuata attraverso le segnalazioni di servizio e il diario degli avvenimenti del Gruppo Aeronavale (GAN) di Taranto, poiché “presso la centrale di coordinamento della Finanza di Pratica di Mare non erano presenti registrazioni di conversazioni telefoniche”.
Il diario degli avvenimenti del Gan di Taranto
Dal diario degli avvenimenti del GAN risulta, alle 23:26, l’annotazione della segnalazione di Frontex arrivata dalla Centrale Operativa di Pratica di Mare (COAN). “In base alle notizie comunicate, relative alla velocità e alla rotta del target – ha specificato Cara – veniva ipotizzato che il natante avrebbe potuto raggiungere le acque territoriali verso le ore 3:00 del 26 febbraio. Una stima effettuata utilizzando Google Maps”.
Dalla lettura del diario acquisito si apprende che “il colonnello Vardaro, informato dell’evento, si era riservato di dare direttive. Era stata data notizia al comandante interinale del pattugliatore veloce PV6 Barbarisi (in quella circostanza ormeggiato presso il porto di Crotone) e si erano interfacciati gli operatori della centrale del GAN con quelli della sala operativa del ROAN della GdF di Vibo Valentia. Questi ultimi avevano riferito che, a circa due miglia da Le Castella di Isola Capo Rizzuto, era in navigazione la vedetta V5006, ma che la stessa non poteva procedere oltre a causa delle condizioni meteo avverse (mare forza 4). Proseguendo con la lettura del diario, alle ore 23:45 del 25 febbraio gli operatori del ROAN di Vibo Valentia avevano contattato la Guardia Costiera; questa, pur a conoscenza della segnalazione di Frontex, per il momento non avrebbe intrapreso alcuna azione non ravvisando elementi di criticità dando disponibilità a fare uscire una unità in caso di bisogno”.
Le unità della Gdf escono alle 2:30
Insomma, tutti fermi. Dal diario degli avvenimenti del GAN di Taranto emerge che solo alle ore 2:05 del 26 febbraio il colonnello Vardaro disponeva l’impiego del PV6 Barbarisi, che iniziava la navigazione dal porto di Crotone alle 2:30 insieme alla vedetta V5006, nel frattempo rientrata a Crotone per operazioni di bunkeraggio. Alle 3:30, a causa delle condizioni meteo-marine (vento forza 6 e mare forza 4), le due unità della Finanza invertivano la rotta rientrando a Crotone, dove giungevano alle 4:30. Alle ore 6:00, dalla sala di controllo del GAN di Taranto, si apprendeva del naufragio.
L’udienza, che proseguirà con la testimonianza del maggiore Cara, è stata rinviata al 17 febbraio alle ore 14:30.










