Analisi delle conversazioni tra sale operative di Guardia di Finanza e Capitanerie di Porto.
La Guardia di Finanza aveva consapevolezza dello scenario in mare e la Guardia Costiera ha fatto affidamento su quello che le veniva comunicato dalla Finanza. Sono questi i due “cluster” che caratterizzano quanto accaduto la notte tra il 25 ed il 26 febbraio 2023 nelle sale operative di chi doveva attivarsi per intercettare e soccorrere il caicco Summer Love, che quella notte naufragò a Cutro causando la morte di 94 persone.
Queste parole, “consapevolezza” e “affidamento”, hanno caratterizzato il 17 febbraio la lunga e particolareggiata testimonianza davanti al collegio penale del Tribunale di Crotone del maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, nel corso della terza udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi alla barca schiantatasi sulla spiaggia di Steccato di Cutro. Sul banco degli imputati figurano quattro militari della Guardia di Finanza e due delle Capitaneria di porto.
Processo naufragio Cutro, time line degli eventi
L’ufficiale dei carabinieri, che ha condotto le indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Crotone, ha proseguito nella ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio, iniziata nella precedente udienza. Una ricostruzione, quella contenuta nell’informativa dei carabinieri, dalla quale emerge la timeline degli avvenimenti: dalla ricezione dell’allarme – alle 23.36 del 25 febbraio – alla partenza delle motovedette della Guardia di Finanza dal porto di Crotone, avvenuta alle 2.30 del 26 febbraio per intercettare il caicco Summer Love. Operazione poi non riuscita per via delle condizioni meteo, a causa delle quali le unità delle Fiamme Gialle hanno dovuto fare rientro nel porto di Crotone.
La consapevolezza meteo e la presenza di migranti
Durante la sua deposizione al processo sul naufragio di Cutro – che ha riguardato principalmente per ora gli assetti della Guardia di Finanza – il maggiore dei carabinieri ha ribadito che dalle relazioni di servizio e dagli scambi di messaggi si evince la consapevolezza delle condizioni meteo – Mare 4, vento 6 – e il fatto che su quella barca naufragata a Cutro ci fossero dei migranti.
Sottolineando che la ricostruzione cronologica dei fatti visti dalla Guardia di Finanza è stata basata esclusivamente su relazioni di servizio perché “al ROAN (Reparto Operativo Aeronavale) di Vibo Valentia non c’era la registrazione delle telefonate”, il maggiore Roberto Nicola Cara ha riportato alcuni dei messaggi scambiati tra ufficiali della Guardia di Finanza, dai quali emergeva la consapevolezza delle condizioni meteo e della natura dell’imbarcazione. “Tra le 23.20 e le 23.32 – ha raccontato Cara – il tenente colonnello Lippolis (che è tra gli imputati) scriveva che si trattava di un natante con migranti a bordo avvistato da Eagle one di Frontex. Il tenente colonnello scrive ‘so migranti’. La replica del maggiore Caiazza (non indagato) è che in realtà non si è visto nessuno, ma è una barca tipica. Poi Lippolis evidenzia che ‘sotto il flier è nero’ riferito alle frequenze infrarosse: significa che c’è presenza termica”.
Le chiamate tra ROAN e Guardia Costiera
Dagli atti di indagine, inoltre, emerge che alle 23:45 del 25 febbraio il ROAN di Vibo Valentia aveva contattato la Guardia Costiera la quale, pur informata, non aveva ravvisato nell’immediato elementi di criticità tali da avviare un evento SAR, pur dando disponibilità all’impiego di unità in caso di necessità. In questo ambito il maggiore Cara ha riportato la registrazione telefonica acquisita presso la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria tra un operatore ROAN e un operatore della Guardia Costiera, nella quale il militare delle Fiamme Gialle dice: “Diciamo che per il momento è attività di polizia che gestiamo noi, eventualmente abbiano necessità vi contattiamo.”
L’avvistamento radar non comunicato
Nel corso dell’udienza del processo sul naufragio di Cutro, l’ufficiale dell’Arma ha anche segnalato che “alle 3.50 del 26 febbraio l’operatore radar del ROAN segnalava la presenza del target a due miglia da Capo Rizzuto, ma in effetti l’orario corretto è quello delle 3.34 secondo l’acquisizione tecnica fatta presso il radar: il dato è importante perché parliamo di un quarto d’ora, ma è anche vero che allo stesso orario c’è comunicazione con Capitaneria di porto nella quale si dice che non viene battuto nulla al radar”.
Sul punto il maggiore ha poi fatto riferimento a una conversazione delle 3.48 registrata presso il V MRSC di Reggio Calabria. Nella conversazione tra l’operatore del ROAN, Giuseppe Grillo (indagato), e quello della Capitaneria reggina “non viene comunicato che 14 minuti prima il radar di Campolongo ha localizzato il natante. L’operatore Roan ammette che l’ultima informazione era delle 21, ma in effetti alle 3.34 il caicco viene visto dal radar di Campolongo e i radaristi sono nella stessa sala accanto all’operatore. È chiaro che dalla lettura delle conversazioni emerge che l’operatore del ROAN, Grillo, che è insieme al radarista nella sala operativa, non comunica la posizione del target conosciuta dalle 3.34. Il ROAN comunica alla Guardia Costiera che le loro unità navali stanno tornando. Da tenere presente che la Guardia Costiera sapeva che in mare c’era solo la motovedetta V5600 e non il pattugliatore Barbarisi”. Inoltre, ha evidenziato il maggiore, solo in questo momento viene chiesto se la Guardia Costiera avesse qualche mezzo in caso di situazione critica.
Le comunicazioni della Capitaneria e il rinvio
Nella parte finale dell’udienza del processo, il maggiore Cara ha iniziato poi a ricostruire la timeline degli eventi che hanno portato al naufragio di Cutro vista dalla parte della Capitaneria di Porto, sottolineando l’affidamento da parte della Guardia Costiera alle informazioni che arrivavano dalla Guardia di Finanza su condizioni meteo e assetti navali in mare.
“In questo caso – ha detto l’ufficiale – oltre alle acquisizioni documentali abbiamo anche il supporto delle registrazioni delle telefonate avvenute sia tra i vari uffici della Capitaneria che di quelle tra Capitaneria e ROAN”. Dall’indagine viene fuori un primo momento di comunicazioni interne ed esterne tra le 23:36 del 25 febbraio (quando il ROAN chiama il comando marittimo di Reggio Calabria per dire che si trattava di un’operazione di polizia) e la mezzanotte del 26 febbraio (con una serie di telefonate tra vari comandi delle Capitanerie di porto per segnalare la situazione e tenersi pronti nel caso di necessità); poi le comunicazioni si interrompono fino alla chiamata delle 3.48 con il ROAN.
Udienza processo naufragio Cutro, il 24 superstiti in aula
L’udienza del processo sul naufragio di Cutro è stata rinviata al prossimo 24 febbraio, quando in aula dovrebbero essere presenti anche alcuni superstiti e parenti delle vittime. Due giorni dopo, infatti ci saranno le iniziative di commemorazione del terzo anniversario del naufragio.










