In aula i Carabinieri che ricevettero l’SOS. Il racconto della notte della strage

Le testimonianze di due brigadieri dei Carabinieri hanno aperto l’udienza del 10 febbraio presso il Tribunale di Crotone. Si tratta della seconda tappa del processo Cutro, incentrato sui presunti mancati soccorsi al caicco Summer Love, il cui tragico naufragio provocò la morte di 94 persone e numerosi dispersi. A rispondere dei reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo compaiono quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due alla Guardia Costiera.

Sul banco degli imputati figurano Giuseppe Grillo, 57 anni, capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (ROAN) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 51 anni, comandante del ROAN di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 52 anni, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 53 anni, comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 41 anni, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma e infine Nicola Nania, 52 anni, in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria.

Naufragio Cutro, le voci dei testimoni in aula

In aula è risuonata la voce dei primi soccorritori, chiamati come testimoni dell’accusa. Sia il collegio penale che le difese avrebbero preferito acquisire le testimonianze già agli atti per accelerare i tempi, ma sono stati gli avvocati di parte civile a opporsi. L’avvocato Verri ha sottolineato l’importanza del dibattimento affermando: “In un processo come questo è importante svolgere l’audizione dei testimoni, nel rispetto della verità e del contraddittorio. È importante che il Tribunale li ascolti e possa porgere domande. Una cosa è la fretta, altra è velocità”.

La testimonianza del brigadiere Nicoletta

“Ho capito subito che erano dei migranti”, ha dichiarato durante la sua deposizione il brigadiere Lorenzo Nicoletta, in servizio tra il 25 e il 26 febbraio alla centrale operativa dei Carabinieri. Fu lui a ricevere, quasi contemporaneamente, la richiesta di supporto del ROAN e la chiamata di aiuto proveniente dal caicco. Il brigadiere ha raccontato nel dettaglio quei momenti: “Alle 4.08 chiama alla centrale operativa dei carabinieri il Roan della finanza di Vibo Valentia per dirmi che non riuscivano a trovare un target segnalato loro da Frontex alle 23.55 del 25 febbraio e che la loro motovedetta era dovuta rientrare per condizioni meteo avverse. In contemporanea arriva chiamata da un numero internazionale turco. Telefonata durata pochissimi secondi durante i quali una persona diceva di essere in Italia e pronunciava parole al momento incomprensibili. Per esperienza, visto che era già capitato, ho fatto due più due e ho pensato subito che fossero migranti”.

Nicoletta ha poi riferito di aver contattato la Capitaneria di Porto di Crotone: “Ho dato per scontato che se la finanza non era arrivata poteva arrivare la Guardia Costiera. La capitaneria mi dice che via terra non poteva mandare nessuno e che in mare c’era la Guardia di finanza che invece mi aveva appena detto che non aveva alcun mezzo”. Il brigadiere, trovandosi al telefono con entrambi gli enti, fece da tramite comunicando i dati meteo forniti dal ROAN alla Guardia Costiera: “Mare 4, vento 5, mi ha detto il Roan”. Nel frattempo, grazie a un applicativo in uso all’Arma, aveva localizzato il numero turco: “Era a Steccato di Cutro”.

“Ho avvisato tutti in sei minuti”

Il militare ha quindi allertato tutte le unità disponibili, dalla sua pattuglia a Rocca di Neto, giunta sul posto verso le 5:00, a quelle di Petilia Policastro, Cirò Marina e Sellia, chiamando anche i Vigili del Fuoco. “Al 118 già erano stati allertati, non ho chiesto chi li ha chiamati” ha precisato. “In sei minuti ho avvisato tutti”, ha ribadito Nicoletta, aggiungendo un dettaglio drammatico: “Alle 4.31 richiama lo stesso numero turco con urla in sottofondo. Chiedo se era in un’imbarcazione in mare e lui dice yes. Poi cade la linea. Informo la Capitaneria, ma avevo percepito il pericolo già quando mi ha chiamato il Roan”. All’arrivo della Radiomobile di Crotone a Steccato, il capopattuglia comunicò la tragedia alla centrale: “Qui è una strage, ci sono bambini morti, donne morte”. Rispondendo alle parti civili, Nicoletta ha concluso: “Il Roan non chiede di inviare mezzi nautici. Ho anticipato io mandando mezzi via terra. Loro non stavano andando sul luogo”.

L’arrivo dei soccorsi e il dramma in spiaggia

Dopo Nicoletta ha testimoniato il brigadiere Gianrocco Tievoli, il primo a giungere sulla spiaggia, il quale ha descritto la scena con parole dure: “C’erano persone incastrate sotto la barca. Con il collega ci siamo immersi in acqua per liberarle. Alcune erano in vita. Ad altre abbiamo fatto il massaggio cardiaco”. Il brigadiere ha poi riflettuto sull’intervento: “Se fossimo arrivati prima? Non so quando c’è stato lo schianto, al nostro arrivo c’erano persone che annaspavano. Posso dire che le persone rimaste in vita lo devono anche a noi”. L’udienza del processo Cutro è poi proseguita con la testimonianza del maggiore dei Carabinieri Nicola Roberto Cara.

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