Mauna Kea Edizioni ha pubblicato l’edizione italiana di Red Mother: The Life Story of Pretty-Shield, a Medicine Woman of the Crows (1932) di Frank B. Linderman, un testo fondamentale della letteratura nordamericana e documento raro di testimonianza femminile indigena.
C’è un gesto che attraversa il tempo più di molte dichiarazioni ufficiali: un pollice premuto sull’inchiostro, un’impronta lasciata su un foglio. È con quell’impronta che Pretty Shield (Bello Scudo), donna Apsáalooke – Crow, affida la propria memoria alla scrittura e compie un atto di sovranità narrativa. Non è folclore: è politica. È il diritto di dire “io” in un secolo che ha spesso negato alle donne indigene la possibilità di essere soggetti della storia, riducendole a figure mute, simboliche, decorative.
Nelle pagine di Madre Rossa • Red Mother la storia non resta nei manuali: entra nelle tende, cammina nei villaggi, si posa sui dettagli che fanno un mondo.
Pretty Shield racconta l’infanzia, la vita quotidiana, i riti, la maternità, il lutto, il peso delle relazioni comunitarie; ma racconta anche l’onda lunga del conflitto e dello sradicamento, fino agli anni delle guerre delle Pianure e alla battaglia del Little Big Horn — non come leggenda da cartolina, ma come ferita vissuta, che continua a vibrare nella memoria collettiva. Il valore contemporaneo di questo libro è evidente: Pretty Shield mostra come la colonizzazione non sia stata solo occupazione militare o perdita territoriale, ma anche frattura culturale, pressione assimilazionista, riscrittura delle identità.
È una storia che parla al presente perché illumina i meccanismi con cui si producono silenzi: chi ha il diritto di raccontare? Chi viene ascoltato? Chi viene trasformato in “oggetto” di narrazione altrui?
La biografia di Pretty Shield dialoga con un altro titolo di Frank B. Linderman già in catalogo Mauna Kea, Plenty Coups, Capo dei Crow. La vita di un grande Indiano.
Se la figura di Plenty Coups consegna al lettore la voce pubblica e politica della nazione Apsáalooke — il capo chiamato a guidare il suo popolo nel passaggio traumatico verso la riserva e la modernità imposta — Madre Rossa•Red Mother, Pretty Shield, donna-medicina dei Crow ne rappresenta il controcampo necessario: la parte femminile della memoria, la prospettiva domestica e spirituale, la trama invisibile che regge una comunità quando la Storia travolge ogni cosa.
Due opere che, lette insieme, compongono un affresco più completo e meno stereotipato del mondo Crow.
Madre Rossa • Red Mother è curata da Raffaella Milandri (prefazione, traduzione e note), scrittrice, giornalista e antropologa di formazione impegnata da anni nella difesa dei diritti umani dei Popoli Indigeni e nella decolonizzazione dello sguardo europeo sulle culture native. Milandri è membro adottivo della Crow Nation (Montana) e della Four Winds Cherokee Tribe (Louisiana), un riconoscimento che nasce da un percorso di relazione e collaborazione diretta con le comunità. Il suo apparato critico accompagna il lettore distinguendo con chiarezza la voce di Pretty Shield dalla mediazione di Linderman, offrendo contesto storico, precisione terminologica e strumenti interpretativi utili anche a chi oggi interroga il tema della rappresentazione: non basta “parlare di” un popolo, bisogna interrogarsi su come si parla, con quali fonti, da quale posizione.
In un tempo in cui la parola “decolonizzazione” rischia spesso di diventare moda, Madre Rossa•Red Mother propone un gesto concreto: rimettere al centro una testimonianza indigena e femminile, sottraendo la storia delle Pianure alla monocromia dell’epica.
È un libro che parla di memoria come resistenza, di identità come continuità, di cultura come relazione. E, soprattutto, ricorda che la cancellazione non avviene solo quando si tolgono le terre, ma anche quando si sottraggono le parole.
Firmata con un’impronta del pollice, questa non è una leggenda. È una vita che chiede ascolto — e che, ascoltata, cambia il modo in cui guardiamo il presente.












