Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge – non ancora emanato – che “introduce disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale”. Questo decreto era paventato da vari giorni ma la sua approvazione ha avuto un’accelerazione dopo i fatti di Torino della scorsa settimana. Si tratta dell’ennesimo intervento palesemente restrittivo della libertà di manifestazione e di riunione, costituzionalmente garantiti, che era stato annunciato ufficialmente dal Ministro Piantedosi alla Camera il 3 febbraio 2026.

Il Ministro aveva annunciato, durante un discorso francamente preoccupante per chi ha ancora a cuore la nostra bistrattata democrazia, tra l’altro “il fermo di Polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni ed attitudini” oltre ad uno “scudo penale” per le forze di polizia. Due punti che hanno sollecitato anche l’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella il quale, è bene ricordarlo, non ha un potere di veto nei confronti dei decreti legge che il Governo emana sotto propria responsabilità, ma che può intervenire per “consigliare” e mitigare, come in questo caso, le pulsioni più autoritarie del Governo. In un lungo colloquio con il sottosegretario Mantovano, colloquio definito cordiale e franco, quindi possiamo dedurre piuttosto teso, facendo una esegesi del felpato linguaggio del Quirinale, il Presidente ha espresso le sue preoccupazioni, che devono essere state molto forti dato che il Governo ha dovuto prendere atto, ridimensionando i due punti sopra ricordati e rimandando ad un successivo disegno di legge le questioni dell’immigrazione che, a quanto sembra, prevedono anche un “mini blocco navale”.

Per quel che riguarda il fermo di polizia, la versione ultima del decreto è molto attenuata rispetto alle bozze precedenti. Non vi è un arbitrio assoluto delle forze dell’ordine che avrebbero potuto “arrestare” preventivamente soggetti ritenuti pericolosi in occasione di manifestazioni pubbliche, con un ritorno al passato addirittura monarchico, quando i “sovversivi” venivano chiusi in caserma senza particolari formalità in occasione, ad esempio, di visite del re. Ora si prevede che, nel corso di specifiche operazioni di polizia svolte nell’ambito dei servizi di ordine е sicurezza pubblica disposti in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, in presenza di un pericolo attuale per l’ordine е la sicurezza pubblica, gli ufficiali е gli agenti di polizia possano accompagnare nei propri uffici persone rispetto alle quali, in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto o per precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza sulle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni. Il decreto è costretto a limitare il tempo di trattenimento ad un massimo di 12 ore e a far comunicare al pubblico ministero l’accompagnamento e le condizioni di quello che viene detto “accompagnamento”. Il PM può ordinare il rilascio immediato della persona e deve comunque essere informato del rilascio della stessa.

Può sembrare, ed è, comunque esorbitante questo potere delle forze di polizia, e il fatto che sia dovuto intervenire il Presidente della Repubblica fa capire la deriva autoritaria del Governo, testimoniata anche dall’idea di scudo penale per le forze dell’ordine che ora viene esteso a tutti i soggetti che usino legittimamente un’arma per legittima difesa, adempimento di un dovere, stato di necessità. Nella prima versione questa “immunità” era riconosciuta solo alle forze dell’ordine, mentre adesso siamo ad una estensione della legittima difesa, che sarà sempre valutata da un giudice e non automatica.

Nonostante queste modifiche il decreto resta un brutale strumento di ridimensionamento del diritto dei cittadini alla libera espressione pubblica del pensiero, inserendosi nel filone securitario ed autoritario che questo Governo sta portando avanti dal suo insediamento (si ricordi il c.d. “decreto rave” primo provvedimento approvato dal Governo entrato in carica!).

Come detto, il fatto che sia dovuto intervenire il Presidente Mattarella per limitare la volontà punitiva che traspare da ogni provvedimento e dichiarazione di questo Governo, con un ridimensionamento ma non una cancellazione delle peggiori misure immaginate dal Governo stesso, fa capire il rischio democratico che si sta sempre più correndo in questi anni e che non sembra essere destinato a finire in tempi brevi e che va contrastata in tutti i modi, pacifici, legittimi, democratici, possibili.