Una notizia che dà il senso di un cambiamento in atto. Ieri sera alle 21:00, in 122 sale italiane, è partita contemporaneamente la proiezione di Disunited Nations. Si tratta di un film documentario che segue i passi di Francesca Albanese, relatrice ONU, nella denuncia del genocidio dei palestinesi e, facendolo, pone la questione della crisi del diritto internazionale: come, giorno dopo giorno, l’inaccettabile sembri diventare accettabile.
Lo ha detto chiaro e tondo Cecilia Strada durante il dibattito: “Il pericolo più grande che stiamo correndo non è solo la guerra, ma l’assuefazione. Non possiamo permetterci di alzare le spalle davanti ai numeri, di scorrere le foto dei bambini uccisi come se fossero rumore di fondo. Abbiamo il dovere di restare umani e di non abituarci all’orrore”.
Il momento più intenso è stato l’intervento di una ragazza palestinese collegata da una delle sale. Ha raccontato quanto sia difficile vivere in Italia guardando lo scorrere della vita normale mentre la propria famiglia è sotto le bombe. Ha chiesto: “Come possiamo parlare di ‘regole’ quando la vita dei miei fratelli sembra non avere valore per chi quelle regole le ha scritte?”. La sua non è stata una lamentela, ma una richiesta politica. Francesca Albanese, visibilmente commossa, ha risposto ricordando che il suo lavoro di giurista serve proprio a dare fondamenta legali al dolore, affinché non resti solo un grido ma diventi prova giudiziaria.
La buona notizia è però quella delle 120 sale collegate: un segnale di solidarietà che è l’unica forza capace di cambiare il corso degli eventi. In un racconto di Stefano Benni si narra di un cinema di provincia che proiettava di tutto, dallo strappalacrime all’erotico. Cosa c’entra con ieri sera? C’entra perché il cinema ha ripreso la funzione sociale che aveva lo Splendor di Sompazzo. Ci dice che per far durare la mobilitazione bisogna avere cura delle relazioni.
In questa esperienza, la provincia batte la città: la maggioranza delle sale era in piccoli centri. E noi che eravamo in 200 a guardarlo insieme a Hydro, il circolo ARCI di Biella, possiamo ben testimoniarlo.










