Sono 684 gli sportivi uccisi in Palestina dall’ottobre 2023 e tra loro 178 erano ragazzi tra i 6 e i 20 anni. E sono stati distrutti circa 290 impianti sportivi tra Gaza e Cisgiordania, tra stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club impedendo qualsiasi pratica sportiva. È il quadro tracciato dal Comitato Olimpico Palestinese nel report presentato nei giorni scorsi alla Camera dei deputati, nel corso di una conferenza stampa promossa dal deputato e responsabile nazionale Sport del PD Mauro Berruto. Alla conferenza stampa hanno partecipato: Jibril Rayoub, Presidente del Comitato Olimpico Palestinese e della Federcalcio palestinese, Dima Said, ex calciatrice e portavoce della federcalcio palestinese, Ehab Abu Jazar, CT della nazionale maschile palestinese di calcio, Charlotte Phillips, atleta della nazionale femminile palestinese di calcio, Valerie Tarazi, nuotatrice olimpica palestinese e membro dell’Olympic Council of Asia, Renzo Ulivieri, presidente della AIAC (Associazione italiana allenatori calcio) e Mona Abuamara, ambasciatrice di Palestina in Italia. Renzo Ulivieri ha premiato con la “Panchina speciale AIAC 2025” il CT della nazionale palestinese Ehab Abu Jazar. 

I dati – che viene sottolineato nel Report “sono stati meticolosamente raccolti e verificati” – parlano di 684 vittime distribuite in 34 federazioni e istituzioni sportive. La federazione più colpita è la Federcalcio palestinese, che conta 367 morti tra arbitri, allenatori, giocatori, presidenti di club e dirigenti. L’Associazione Scout Palestinese ha avuto invece 54 vittime e la Federazione Karate 31. Stiamo parlando di una strage di giovani e giovanissimi:: 178 vittime avevano tra i 6 e i 20 anni, 143 tra i 20 e i 30 anni (ed erano, quindi, nel pieno dell’attività agonistica), 111 avevano più di 50 anni, tra dirigenti storici e figure chiave della governance sportiva. Si tratta di una perdita che compromette non solo il presente ma la continuità futura dello sport palestinese. Anche la componente femminile dello sport, secondo i dati del Comitato Olimpico Palestinese, è stata duramente colpita: le vittime donne sono il 5% del totale e molte erano bambine, giovani atlete o impegnate nell’amministrazione sportiva. Una ferita che, sottolinea il report, rappresenta un grave arretramento nel percorso di crescita della partecipazione femminile nello sport palestinese, già fragile e frutto di anni di lavoro per affermare uguaglianza e inclusione.

Anche le infrastrutture sportive sono state duramente colpite, attraverso una distruzione che viene definita “sistematica”. Secondo la Federcalcio palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati demoliti 23 grandi stadi e campi sportivi, 12 campi da calcio omologati FIFA, 35 palestre indoor polivalenti e 60 sedi amministrative di club. Si tratta di danni per centinaia di milioni di euro e per ricostruirli si stima che ci vorranno decenni. Uno dei simboli di questa devastazione è lo stadio Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952 e tra i più antichi impianti della Palestina, è stato il luogo di partite internazionali e raduni olimpici, ma durante il conflitto sarebbe stato trasformato dagli israeliani in campo di detenzione per prigionieri di guerra e successivamente  è stato raso al suolo completamente. Da simbolo di orgoglio nazionale a luogo di umiliazione, fino alla distruzione totale. Il report presentato alla Camera dei deputati parla di un impatto “senza precedenti” sull’intero settore sportivo e richiama esplicitamente i principi della Carta Olimpica: non discriminazione, uguaglianza di genere, rispetto dei diritti umani e diritto allo sport. “Dobbiamo riportare al centro la Carta Olimpica, ha dichiarato Mauro Berruto aprendo la conferenza di presentazione del rapporto. Quello che sta avvenendo in Palestina è un vero e proprio genocidio, in aperta violazione dei diritti umani internazionali. Viene colpito un popolo anche nel suo aspetto più condivisibile: lo sport”. E Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, presente alla conferenza stampa ha aggiunto: “Territori devastati dalla guerra, ospedali, infrastrutture civili, scuole e impianti sportivi in gran parte distrutti, comunità spezzate dal dolore e dall’insicurezza quotidiana, segnate da condizioni di emergenza prolungata. Senza il rispetto pieno del diritto internazionale umanitario, non può esserci ricostruzione né prospettiva. Non sorprende che l’accesso allo sport, in particolare per ragazze e ragazzi, sia così gravemente compromesso: campi inagibili, pratiche interrotte, trasferimenti impossibili. Ma in questo tremendo scenario lo sport non è un dettaglio: è diritto, è dignità, è educazione, è spazio di relazione e di crescita per i giovani. Quando un impianto sportivo viene distrutto o reso inaccessibile, non si perde solo un’installazione materiale: si perde un presidio di comunità e di futuro. Abbiamo ascoltato dalla viva voce di dirigenti ed atleti palestinesi testimonianze di straordinaria volontà di vita e di dignità. La conferenza di oggi alla Camera deve rappresentare un richiamo forte alla responsabilità della comunità sportiva internazionale, a partire dal Comitato Olimpico Internazionale, affinché non resti inerte di fronte alla negazione dei diritti fondamentali. Per noi dell’Uisp, ancora una volta, è l’occasione per affermare con nettezza che lo sport deve stare, sempre, dalla parte dei diritti umani, del dialogo, della tutela dei civili e della pace“.

Il Comitato olimpico palestinese chiede alla comunità internazionale e alle federazioni sportive mondiali che “venga garantita la libera partecipazione degli atleti palestinesi alle competizioni internazionali, senza ostacoli, e la loro protezione da qualsiasi minaccia o molestia. È il momento di stare al fianco degli atleti palestinesi, di proteggere lo sport e di piantare i semi della pace e della giustizia. Lo sport deve essere un ponte per la pace e una speranza per tutti”. Si tratta di un appello che in concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 punta a riportare la questione palestinese anche dentro le istituzioni sportive globali, trasformando il diritto allo sport — per uomini e donne — in una questione di responsabilità internazionale.

Qui il video della conferenza stampa: https://webtv.camera.it/evento/30375