Si è conclusa ieri sera la tre giorni di eventi del Carnevale in Polveriera, storico sito autogestito fiorentino attualmente sotto sgombero richiesto dalla Regione Toscana, che ne è la proprietaria.
Partita nel pomeriggio di sabato con un gioioso corteo che ha attraverso strade e piazze della città, la giornata costantemente piovosa è proseguita all’interno degli spazi della Polveriera, ovvero nel chiostro del Complesso di Santa Apollonia nel cuore di Firenze, una volta anche centro politico-sociale della vita universitaria.
Sulle pareti del chiostro campeggiano ancora le scritte in greco degli studenti greci che nei primi anni Settanta protestavano contro il regime fascista dei Colonnelli e che insieme al Movimento Studentesco avevano fatto degli spazi di Santa Apollonia un centro operativo e assembleare.
Una memoria questa tramandata nel tempo alle generazioni successive, che in fasi alterne anche dopo il trasferimento di molte facoltà dal centro storico verso la periferia ha comunque mantenuto vivo uno spazio di aggregazione studentesca sociale e popolare nel centro storico della città.
Attualmente attorno a La Polveriera si sta coagulando l’insieme di insorgenze e di lotte che animano la città: la costante subordinazione al processo di mercificazione e valorizzazione dei beni edilizi pubblici, che ha trovato le amministrazioni fiorentine sempre più prone alla speculazione finanziaria e alla monocultura economica del turismo, ha espulso i residenti dal centro storico, ha fatto lievitare i servizi al cittadino e ha ristretto gli spazi sociali. Nuovi e preoccupanti scandali si manifestano sulle concessioni edilizie e i beni alienati che hanno fatto di Firenze il paradiso del superlusso e dell’esclusività.
Fra i momenti che hanno animato la tre giorni con workshop creativi, autoproduzioni ed eventi musicali, si è tenuta anche un’assemblea cittadina.
Un momento di politica generativa, che ha cercato di analizzare nella prospettiva del concetto di ” improprietà” lanciato dal centro sociale Leoncavallo milanese, quali forme di lotte, di resistenza dal basso e di autogestione possono essere assunte per contrastare le scelte amministrative della città, che non sembrano accorgersi della distruzione del tessuto sociale fiorentino.
Foto di Cesare Dagliana










