In Italia, al 1° gennaio 2024, risultano attivi 12.987 presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, che dispongono complessivamente di 425.780 posti letto (7,2 ogni 1.000 residenti). Vi operano 15.772 “unità di servizio” e gli ospiti totali risultano 385.871, un numero superiore del 6% rispetto a quello del 1° gennaio 2023. Il 75% degli ospiti è ultra-sessantacinquenne, il 19% ha un’età tra i 18 e i 64 anni e il restante 6% è composto da minori.
Sono alcuni dei dati di un recente Report dell’ISTAT. Su circa 16mila unità di servizio attive, 9.407 erogano assistenza socio-sanitaria: si tratta di quasi 334mila posti letto, pari al 78% del totale. Le restanti 6.365 unità offrono servizi di tipo socio-assistenziale, con 91.960 posti letto (il 22% dei posti letto complessivi).
Le unità di servizio socio-sanitarie accolgono soprattutto anziani non autosufficienti, cui è destinato il 77% dei posti letto disponibili; un ulteriore 15% è destinato agli anziani autosufficienti e alle persone con disabilità (in entrambi i casi poco più del 7% dei posti); il restante 8% è per gli adulti con patologie psichiatriche (5%), per le persone con dipendenze patologiche (2%) e per minori (1%).
Le unità di tipo socio-assistenziale sono orientate principalmente all’accoglienza e alla tutela di persone con varie forme di disagio: il 41% dei posti letto è dedicato all’accoglienza abitativa e un ulteriore 41% alla funzione socio-educativa, che riguarda soprattutto i minori di 18 anni. Le unità che svolgono prevalentemente una funzione tutelare – volta a sostenere l’autonomia di anziani, adulti con disagio sociale e minori all’interno di contesti protetti – coprono il 12% dei posti letto e il restante 6% è dedicato all’accoglienza in emergenza. Per quanto riguarda i minori, più di uno su tre viene accolto per problemi legati al nucleo familiare di origine.
“Sono molteplici, si legge nel Report, le motivazioni che possono condurre un minore all’interno di una struttura residenziale. Il 36%, quasi 8mila, è accolto per problemi economici, incapacità educativa o problemi psico-fisici dei genitori; un ulteriore 22% (quasi 5mila unità) è accolto insieme a un genitore, il 21% è rappresentato da stranieri privi di assistenza o rappresentanza da parte di un adulto. Visto che la permanenza degli ospiti minori dovrebbe essere il più breve possibile, preferendo una sistemazione in famiglia piuttosto che in struttura, oltre i tre quarti degli ospiti restano in struttura meno di due anni: il 46,5% vi resta meno di un anno, il 30,9% da uno a due anni; inoltre, il 14,4% da due a quattro anni e solo il 7,7% resta nella struttura più di quattro anni, il residuale 0,5% non ha indicato la durata della permanenza”.
L’offerta residenziale sul territorio si differenzia però fortemente rispetto alle categorie di utenti assistiti: nelle regioni del Nord prevalgono i servizi rivolti agli anziani non autosufficienti (72,0% nel Nord-Ovest e 75,0% nel Nord-Est), circa il doppio rispetto al Mezzogiorno. Al Sud, invece, si trova una percentuale più alta, rispetto alle altre ripartizioni, di posti letto dedicati agli anziani autosufficienti, alle persone con disabilità e agli immigrati.
Le strutture residenziali sono gestite prevalentemente da enti non profit, nel 45% dei casi, da enti privati nel 25%, da enti pubblici nel 18% e da enti religiosi nel 12%. Nella grande maggioranza dei casi (89%) i titolari gestiscono direttamente il presidio, nel 9% affidano la gestione ad altri enti, nei restanti casi (2%) la gestione è mista.
La gestione dei presidi residenziali è affidata prevalentemente a organismi di natura privata (76% dei casi), di cui oltre la metà (51%) appartiene al settore non profit; il 13% delle strutture è gestita dal settore pubblico e l’11% da enti di natura religiosa. Le modalità di gestione si diversificano sul territorio, soprattutto nelle strutture pubbliche: al Nord, 7 strutture su 10 sono gestite – direttamente o indirettamente – da enti pubblici, mentre nel 24% dei casi la gestione è affidata a enti non profit; al Centro e nel Mezzogiorno la quota di strutture pubbliche gestite da enti non profit aumenta considerevolmente, rispettivamente al 37 e al 34%. Per quanto riguarda le strutture a titolarità privata (for profit, non profit o religiosa) non si riscontrano differenze territoriali e la gestione è prevalentemente diretta o affidata a enti con la stessa natura giuridica del titolare.
Più del 13% del personale retribuito è composto da cittadini stranieri. Al 1° gennaio 2024 nei presidi residenziali operano complessivamente 394.668 unità di personale, di cui 35.952 volontari e 3.687 operatori di servizio civile. Il personale retribuito, pari a circa 355mila unità, nel 13,5% dei casi è costituito da cittadini stranieri, che in due casi su tre hanno cittadinanza extraeuropea. Nel Nord la quota del personale straniero è più elevata, raggiungendo il 18% nel Nord-Ovest e il 16% nel Nord-Est, mentre nel Mezzogiorno si sfiora appena il 2%. In Emilia-Romagna si riscontra la più elevata presenza di personale straniero (quasi il 27,5%). Le principali figure professionali che caratterizzano il personale retribuito sono in ambito sanitario: più di 203mila addetti sono operatori socio-sanitari (36% del personale retribuito), infermieri (11%) o addetti all’assistenza alla persona (10%); nell’ambito socio-sanitario lavorano anche la maggior parte degli operatori del servizio civile e dei volontari, rispettivamente il 79% e il 73%, con quote che superano il 90% nel Nord-Est del Paese.
Qui il Report: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/01/Report-Presidi-2023.pdf.










