I dati definitivi del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, confermano un quadro ancora fortemente critico per la qualità dell’aria nelle aree urbane del Paese.

Il progetto ha analizzato in modo sistematico i dati ufficiali delle reti regionali di monitoraggio delle ARPA/APPA, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con i limiti normativi attuali, anche con quelli fissati dalla Direttiva europea n. 2881/2024, che entreranno in vigore dal gennaio 2030 e con i valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con l’obiettivo di fornire uno strumento di conoscenza e di pressione civica a tutela della salute collettiva. Sono stati rilevati mensilmente nei siti delle ARPA/APPA competenti per territorio e, quando i dati non erano presenti online, richiedendoli alle medesime Agenzia, che hanno assicurato fattivamente la loro collaborazione, i dati relativi a 57 stazioni di monitoraggio (di traffico e di fondo) in 27 città italiane (Torino, Genova, Milano, Bergamo, Brescia, Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Trento, Trieste, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Prato, Terni, Ancona, Roma, Pescara, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania, Messina, Palermo, Cagliari).

L’analisi complessiva dei dati mostra che neppure la normativa attuale è rispettata in tutte le città: 1 città supera i valori massimi per la media annua di PM10, 7 per il numero dei giorni di superamento del limite giornaliero; 4 città superano il limite annuale per il biossido di azoto. Considerando i limiti previsti dalla nuova Direttiva UE, per quanto riguarda la media annuale, 21 li superano per il PM10, 25 per il PM2,5 e 24 per il biossido di azoto. Per quanto riguarda i limiti giornalieri, tra le 27 città monitorate 16 li superano per il PM10, 19 per il PM2,5, 11 per il biossido di azoto e 17 per l’ozono. Solo tre città (Trieste, Bari e Reggio Calabria) non registrano più di 18 superamenti dei limiti giornalieri stabiliti dalla Direttiva UE per uno di questi quattro inquinanti.

L’Istituto Superiore di Sanità definisce il PM10 come frazione toracica in quanto, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea (localizzate nel primo tratto dell’apparato respiratorio), mentre il PM2,5 è chiamato anche frazione respirabile, in quanto queste particelle più piccole possono invece arrivare in profondità nei polmoni e passare nel circolo sanguigno. Le particelle fini (PM2,5) sono particolarmente dannose perché possono penetrare la barriera emato-encefalica. L’esposizione a sostanze inquinanti, come il PM2,5, può alterare le connessioni tra i neuroni, influenzando l’attenzione e altre funzioni cognitive. L’inquinamento può rallentare lo sviluppo cerebrale e portare a ritardi cognitivi a lungo termine.

Il particolato è originato da varie fonti di inquinamento (impianti di riscaldamento, attività industriali, attività agricole, traffico, ecc.. Nel 2025 il PM10 continua a rappresentare un problema strutturale: Palermo, Napoli e Milano superano i limiti attuali, il capoluogo etneo per la media annua e i primi tre anche per il numero di superamenti del limite giornaliero; 21 città (41 stazioni) superano i limiti previsti dalla nuova Direttiva europea per la media annua, e 16 (32 stazioni) i limiti giornalieri; 54 stazioni di monitoraggio su 58 rilevate superano i valori raccomandati dalle Linee guida 2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in 26 città.

Per quanto riguarda il PM2,5,  l’inquinante più pericoloso per la salute, nessuna città supera il limite annuale massimo previsto dalla vigente normativa, che non prevede un limite giornaliero massimo. In 25 città (33 stazioni su 41) le medie annue superano i limiti fissati dalla Direttiva europea 2881/2024; 19 città (28 stazioni) superano il numero massimo di giorni consentiti dalla normativa europea per i limiti giornalieri, situazioni particolarmente critiche si registrano a Milano, Torino e Padova con più di 100 giorni di superamento; tutte le città monitorate presentano medie annuali superiori ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; nessuna stazione rispetta i valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per i limiti giornalieri.

Anche nel 2025 il biossido di azoto, inquinante fortemente correlato al traffico veicolare, continua a incidere in modo rilevante sulla qualità dell’aria: le medie annuali previste dalla normativa vigente sono superate in 4 città (Napoli, Palermo, Genova e Catania);  24 città superano il limite previsto dalla normativa europea per la media annuale e 11 città superano il numero massimo di giorni per i limiti giornalieri. In alcune realtà urbane i giorni di superamento risultano estremamente elevati: Napoli (197), Palermo (173), Genova (100), Messina (82), Torino (78), Milano (60), contro i 18 giorni massimi previsti dalla normativa europea i valori giornalieri raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità risultano superati in pressoché tutte le stazioni monitorate. Per quanto riguarda questo inquinante valori elevati sono stati rilevati anche in molte città del Sud, dove evidentemente pesano i problemi relativi alla mobilità. Un contributo significativo, nelle città portuali è dato anche dal trasporto navale.

I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale, dichiara Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia. Non siamo di fronte a episodi occasionali, ma a un’esposizione cronica che incide ogni giorno sulla salute dei cittadini, in particolare di bambini, anziani e persone fragili. Rimandare ancora l’adozione di politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature”.

Qui il dossier completo: https://www.isdenews.it/wp-content/uploads/2026/01/CAMBIAMO-ARIA-dossier-rev3-15gen.pdf.