Il Governo ha annunciato un nuovo pacchetto sicurezza composto da un decreto legge e un disegno di legge che, nel loro insieme, se sommati al precedente decreto sicurezza approvato definitivamente nel giugno scorso, configurano uno dei più gravi attacchi alla libertà di protesta e alle garanzie costituzionali della storia repubblicana recente.

L’Esecutivo torna a intervenire con misure che rafforzano un approccio repressivo e securitario, riducendo in modo sistematico il ruolo del controllo giurisdizionale e comprimendo diritti fondamentali. Le due proposte, pur diverse per natura e funzione, si muovono nella stessa direzione: trasformare il diritto penale e amministrativo in uno strumento di gestione del consenso e dell’ordine pubblico, mettendo insieme categorie eterogenee – persone migranti, minorenni, attivisti, autori di reati comuni – come se fossero un unico problema di sicurezza.

Nel disegno di legge emerge un marcato inasprimento delle pene, con un evidente stravolgimento del principio di proporzionalità. Per alcuni reati contro il patrimonio, come il furto in abitazione, si arriva a prevedere pene fino a dieci anni di reclusione, equiparabili a quelle previste per delitti di ben altra gravità. Una scelta che segna un arretramento culturale e giuridico profondo. Sempre nel DDL trovano spazio disposizioni rivolte alle persone migranti, tra cui l’ipotesi di blocco navale temporaneo deciso dall’Esecutivo, senza un adeguato controllo giurisdizionale. Una misura che solleva gravi profili di illegittimità costituzionale e di contrasto con il diritto internazionale del mare.

Il decreto legge interviene su più fronti, colpendo in particolare le persone straniere private della libertà nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Viene prevista una delega al Governo per la regolamentazione della vita nei centri, ma resta il rischio concreto che si consolidino regimi di trattenimento deteriori rispetto a quelli carcerari, in aperta violazione dei principi affermati dalla Corte costituzionale. Particolarmente preoccupante è l’impostazione riservata ai minorenni, trattati esclusivamente come un problema di ordine pubblico. Le norme sulla cosiddetta prevenzione della violenza giovanile si fondano quasi unicamente su strumenti di polizia, estendibili fino a ragazzi di dodici anni, cancellando qualsiasi approccio educativo, sociale e preventivo.

Un capitolo centrale del pacchetto riguarda la limitazione della libertà di protesta. Sono previste perquisizioni straordinarie e fermi di polizia fino a dodici ore, senza controllo dell’autorità giudiziaria, solo per il fatto di essere una persona sospettata di costituire pericolo. Misure che superano per gravità anche le normative emergenziali adottate negli anni Settanta e che colpiscono direttamente il diritto costituzionale di manifestare.

Infine, le nuove norme contribuiscono a delineare una figura di agente di polizia sostanzialmente sottratto al controllo della magistratura. In particolare, si prevede una limitazione dell’azione del pubblico ministero nei casi di uso delle armi in servizio o di presunta legittima difesa. Una scelta che mette in discussione l’obbligatorietà dell’azione penale e altera l’equilibrio tra poteri dello Stato.

«Questo pacchetto sicurezza non aumenta la sicurezza dei cittadini – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – ma riduce le garanzie, indebolisce i controlli e colpisce diritti fondamentali. È una visione della sicurezza fondata sulla repressione, non sulla legalità costituzionale». «Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo con forza, la sicurezza non si crea rispondendo con il diritto penale a fenomeni sociali complessi, occorre invece che la politica affronti la complessità dei fenomeni offrendo risposte alle domande che emergono. Negli ultimi 18 anni – prosegue Gonnella – abbiamo visto approvati almeno sei pacchetti sicurezza eppure sembra che questa continui ad essere un problema. Evidentemente c’è qualcosa che, in questo approccio, non funziona».

Antigone chiede al Parlamento di fermare questo percorso e di aprire un confronto pubblico serio, fondato sul rispetto della Costituzione, dei diritti umani e dello Stato di diritto.

 

Ufficio stampa Associazione Antigone